Mia cara amica

Mia cara amica,
ti ricordi quando a forza
volevamo entrare nella casa della chiocciola
per vedere se c’erano quadri alle pareti?

E quando, nelle pause di vento,
mettevamo i piedini
nelle orme lasciate nella sabbia
da uomini grandi
per assaporarne la storia?

Ti ricordi quando inseguivamo formiche
in equilibrio sui fili dei panni
per chiedere dove stessero andando?

E quando correvamo dietro le nuvole
cercando un passaggio
per vedere se oltre il mare
i prati erano sempre verdi?

Certo, la vita ci ha travolto di quotidianità,
ma i ricordi sanno d’argento
quando s’impastano con gli occhi
di chi doveva scoprire il mondo.

Lorenzo Poggi

Published in: on ottobre 2, 2017 at 07:36  Comments (10)  

Saturno

Giungi

di notte

gatto randagio

dal collo sbieco

e furtivo

ti sazi di croccantini

che lascio.

Guardo

la tua sagoma

a distanza

in tenue luce

di lampada

mentre

guardingo

leccandoti i baffi

ti mostri

in palla nera.

Schivo

ai miei richiami

in balzi felpati

svanisci nel buio

ma …

l’occhio tuo cieco

s’accende

in brividi d’Amore.

 

Graziella Cappelli

Published in: on ottobre 2, 2017 at 07:25  Comments (13)  

Accadde di giorno

Accadde di giorno
in pieno sole
dentro il rauco fiume
fra fruscii di canne
e ronzii di libellule.
Ero fuggito dall’anima.
Vidi il mio viso
ondeggiare deforme
nella luce riflessa
dell’acqua fluente.
Nuotando leggero
nel murmure fresco
compresi finalmente
d’essere vivo.
Piangevo e ridevo
ai rovi spinosi
ai pioppi pensosi.

Nino Silenzi

Published in: on ottobre 2, 2017 at 07:04  Comments (5)  

Il pianista

LE PIANISTE

I

Ce clavier, il y revenait chaque matin,
C’était ainsi depuis qu’il avait cru
Entendre un son qui eût changé la vie
Il écoutait, martelant le néant.

Et ainsi allait-il un sol détrempé.
La musique, plus rien qu’une lueur
À l’horizon d’un ciel qui restait sombre,
Il croyait que l’éclair s’y amassait.

Il vieillit. Et l’orage l’enferma
Dans sa maison aux vitres embrasées.
Ses mains sur le clavier égarèrent son rêve.

Est-il mort? Qu’il se lève, dans le noir,
Et entrouvre sa porte, et sorte! Ne sachant
Si c’est le jour qui point ou la nuit qui tombe.

II

Une main qui se risque, désirante,
Dans les remous d’une eau soit claire soit sombre,
Son image se brise, on pourrait croire
Qu’elle n’a plus la force de retenir.

Et cette autre, dans un miroir? Elle s’approche
De la tienne, qui vient à elle, leurs doigts se touchent
Presque, mais dans le rien de cet écart
S’ouvre l’abîme entre être et apparence.

Ces doigts, au moins, qui émeuvent des cordes.
Une autre main va-t-elle, du fond des sons,
Monter les prendre dans les siens, pour les guider?

Mais vers quoi? Je ne sais si c’est amour
Ou mirage, et rien que du rêve, les paroles
Qui n’ont qu’eau ou miroir, ou son, pour tenter d’être.

§

I

Quella tastiera, lui vi tornava ogni mattina,
Era così da quando aveva creduto
Di udire un suono che avrebbe cambiato la vita,
Ascoltava, martellando il nulla.

E così percorreva un suolo fradicio.
La musica, nient’altro che un bagliore
All’orizzonte di un cielo che restava cupo,
Credeva che vi si addensasse il lampo.

Invecchiò. E il temporale lo rinchiuse
Nella sua casa dai vetri illuminati.
Le sue mani sulla tastiera smarrirono il sogno.

È morto? Che si alzi, nel buio,
E socchiuda la porta, ed esca! Senza sapere
Se sia il giorno che spunti o la notte che cali.

II

Una mano che s’arrischia, anelante,
Nei vortici di un’acqua sia chiara sia cupa,
La sua immagine si sbriciola, si potrebbe credere
Che non abbia più la forza di trattenere.

E quest’altra, nello specchio? Si avvicina
Alla tua, che le va incontro, le loro dita si toccano
Quasi, ma nel nulla di questa distanza
S’apre l’abisso tra essere e apparenza.

Queste dita, almeno, che scuotono corde.
Un’altra mano salirà, dal fondo dei suoni,
A prenderli nei suoi, per guidarli?

Ma verso cosa? Io non so se è amore
O miraggio, e nient’altro che sogno, le parole
Che non hanno che acqua o specchio, o suono, per tentare d’essere.

YVES BONNEFOY

Published in: on ottobre 2, 2017 at 06:56  Comments (1)