E preme intanto la notte maligna

Il cerchio troppo chiaro della luna

disordine mi arreca questa sera.

Vorrei proprio non essere distratto.

Raccolgo in un logoro canestro

avanzi di sogni per me troppo grandi.

Sarei placato se ci riuscissi.

Scompongo azzurri da disintegrare,

colori surclassati dal tempo ferrigno.

Darei la vita per nascere di nuovo.

Si stava bene nella vecchia barca,

sull’altalena dell’incredulità.

Avrei dovuto crederci di più.

E preme intanto la notte maligna.

Si vanta, la folle, d’avermi recluso.

Ma guardo su, per mia fortuna,

e rivaluto cocciuti bagliori.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 12, 2017 at 07:16  Comments (2)  

E tu

e tu
credi all’amore
nato in un giorno di pioggia
quando un raggio di sole
spunta per sbaglio
in un momento di pausa
su una pozza di ombre
e tu
senti che il silenzio
è il grido più forte
quando le parole
senza più lettere
spariscono nel silenzio
di una storia nuda
nelle mani del tempo fugace
e tu
speri nel suo ritorno
quando nella solitudine
il fantasma del desiderio
ti fa scoppiare la testa
ma
non odi passi
solo il respiro della stanza
e il rumore del tempo che passa
e tu
cerchi di squarciare
il labile confine
del sempre uguale
dell’oggi e del domani
quando il vuoto ti stringe
fra le sue braccia di sabbia
e tu
credi che lo spazio deserto
ha le sue incarnazioni
e che l’amore
è un’invenzione dello spirito
quando il ricordo
è tutto ciò che rimane

Giovanni De Simone

Published in: on ottobre 12, 2017 at 07:12  Comments (11)  

Alla sua donna

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti omai
Nulla speme m’avanza;
S’allor non fosse, allor che ignudo e solo
Per novo calle a peregrina stanza
Verrà lo spirto mio. Già sul novello
Aprir di mia giornata incerta e bruna,
Te viatrice in questo arido suolo
Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
Che ti somigli; e s’anco pari alcuna
Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore
Quanto all’umana età propose il fato,
Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora
Questo viver beato:
E ben chiaro vegg’io siccome ancora
Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni
L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
E teco la mortal vita saria
Simile a quella che nel cielo india.

Per le valli, ove suona
Del faticoso agricoltore il canto,
Ed io seggo e mi lagno
Del giovanile error che m’abbandona;
E per li poggi, ov’io rimembro e piagno
I perduti desiri, e la perduta
Speme de’ giorni miei; di te pensando,
A palpitar mi sveglio. E potess’io,
Nel secol tetro e in questo aer nefando,
L’alta specie serbar; che dell’imago,
Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.

Se dell’eterne idee
L’una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l’eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s’altra terra ne’ superni giri
Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T’irraggia, e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d’ignoto amante inno ricevi.

GIACOMO LEOPARDI

Published in: on ottobre 12, 2017 at 07:06  Comments (3)  

Prigioniero delle ombre

Si anima di dolce il desiderio

sulle rive del calice assetato,

basterebbe una goccia del tuo cuore

per ubriacarmi, resto muto

davanti al tuo silenzio, imprigionato

dentro un lume cadente di pensieri

nelle ombre che assalgono le vele

senza bava di vento in alto mare

nell’attesa di un sogno per volare

con le ali di un qualche gabbiano.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on ottobre 12, 2017 at 06:53  Comments (6)