Sorpasso d’anima

Fluisce fluido
il sorpasso del cuore
alla ragione.
Echeggia l’eco
di corrente
sgorgare dal volo.
Passeggia il passo
del piede
che calpesta
l’aria del tempo
schiacciante.
Tu, io, noi, tutti
focolai, strumenti
di numeri tra tanti.
Finisce finito
l’istante del flusso
che si voleva immortalare.
Ma poi?
Ci si ferma
nello stesso modo
di quel preciso momento?

Glò

Published in: on ottobre 22, 2017 at 10:39  Comments (3)  

Funambolo

Passo dopo passo

cammino sulla fune

tesa tra la nebbia e l’infinito.

Fisso l’orizzonte buio

procedo convinto di arrivare

niente sembra contrastarmi

ma so che la vita è in agguato

da un momento all’altro

mi assalirà

facendomi vacillare

e il baratro sotto di me

m’ inghiottirà.

 

Sandro Orlandi

Published in: on ottobre 22, 2017 at 07:25  Comments (13)  

Acqua

C’era una volta un fiume
Adesso è soltanto un torrente:
Cascate e cascatelle sui massi
Spruzzano ai lati millegemme
Iridescenti su piante, su fiori,
Che quasi di nascosto
suggono le dolci acque
sempre più rare
che ignare corrono ancora,
ma sempre più piano
ma sempre cantando di meno
ancora per conche più ampie
di pascoli verdi, per fresche
pinete, abetaie fino a valle
croscianti in muggiti
d’armenti, tra greggi belanti
fra presepi viventi
di baite, margàri
di villiche case, di genti lontane,
assenti.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 22, 2017 at 07:24  Comments (4)  

Elogio dell’ombra

ELOGIO DE LA SOMBRA

La vejez (tal es el nombre que los otros le dan)
puede ser el tiempo de nuestra dicha.
El animal ha muerto o casi ha muerto.
Vivo entre formas luminosas y vagas
que no son aún la tiniebla.
Buenos Aires,
que antes se desgarraba en arrabales
hacia la llanura incesante,
ha vuelto a ser la Recoleta, el Retiro,
las borrosas calles del Once
y las precarias casas viejas
que aún llamamos el Sur.
Siempre en mi vida fueron demasiadas las cosas;
Demócrito de Abdera se arrancó los ojos para pensar;
el tiempo ha sido mi Demócrito.
Esta penumbra es lenta y no duele;
fluye por un manso declive
y se parece a la eternidad.
Mis amigos no tienen cara,
las mujeres son lo que fueron hace ya tantos años,
las esquinas pueden ser otras,
no hay letras en las páginas de los libros.
Todo esto debería atemorizarme,
pero es una dulzura, un regreso.
De las generaciones de los textos que hay en la tierra
sólo habré leído unos pocos,
los que sigo leyendo en la memoria,
leyendo y transformando.
Del Sur, del Este, del Oeste, del Norte,
convergen los caminos que me han traído
a mi secreto centro.
Esos caminos fueron ecos y pasos,
mujeres, hombres, agonías, resurrecciones,
días y noches,
entresueños y sueños,
cada ínfimo instante del ayer
y de los ayeres del mundo,
la firme espada del danés y la luna del persa,
los actos de los muertos,
el compartido amor, las palabras,
Emerson y la nieve y tantas cosas.
Ahora puedo olvidarlas. Llego a mi centro,
a mi álgebra y mi clave,
a mi espejo.
Pronto sabré quién soy.

§

La vecchiaia (è questo il nome che gli altri gli danno)
può essere per noi il tempo piú felice.
È morto l’animale o quasi è morto.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che ancora non son tenebra.
Buenos Aires,
che un tempo si lacerava in sobborghi
verso la pianura incessante,
è di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le confuse strade dell’Undici
e le precarie case vecchie
che seguitiamo a chiamare il Sud.
Nella mia vita son sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e somiglia all’eterno.
Gli amici miei non hanno volto,
le donne son quello che furono in anni lontani,
i cantoni sono gli stessi e altri,
non hanno lettere i fogli dei libri.
Dovrebbe impaurirmi tutto questo
e invece è una dolcezza, un ritornare.
Delle generazioni di testi che ha la terra
non ne avrò letti che alcuni,
quelli che leggo ancora nel ricordo,
che rileggo e trasformo.
Dal Sud, dall’Est, dal Nord e dall’Ovest
convergono le vie che mi han condotto
al mio centro segreto.
Vie che furono già echi e passi,
donne, uomini, agonie e risorgere,
giorni con notti,
sogni e immagini del dormiveglia,
ogni minimo istante dello ieri
e degli ieri del mondo,
la salda spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti,
l’amore condiviso, le parole,
ed Emerson, la neve, e quanto ancora.
Posso infine scordare. Giungo al centro,
alla mia chiave, all’algebra,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.

JORGE LUIS BORGES

Published in: on ottobre 22, 2017 at 07:11  Comments (2)