Serate a casa

Ora che è estate
La mia casa è
Un via vai di amici.
Stiamo
Sulla terrazza grande
Seduti al tavolo
A bere vino o birra,
A smangiucchiare
Cibi freschi col basilico e
Gli aromi, meglio
Che al ristorante.
Si chiacchiera, si ride,
Si ricorda, si sogna,
Ci si passa amore,
Tra il verde del canale,
La luna, le stelle,
Il buio della notte,
Le candele… le voci
Che si raccontano,
Si abbassano, si spengono
Per un attimo nel silenzio.
Che meraviglia
La mia terrazza,
I miei amici,
Amo la mia casa e
Così piena di loro,
Ancora di più.

Piera Grosso

Published in: on ottobre 23, 2017 at 07:35  Comments (9)  

Oh, Babilonia!

Dum ses jaroj mi laboris

Perfekigante kaj provante la lingvon

Kaj mi havis sufice da laboro

Kvankam en la jaro 1878 al mi sajnis

Ke la lingvo jam estas tute preta.

(Ludwik Leitzer Zamenhof a Borovko)

Oh, Babilonia!

E’ una Torre dove la gente

Più non si comprende

E non solo a ragion della lingua diversa

Di gente nel mondo dispersa

Oh, Babilonia!

S’insegnano a scuola inglese e francese

Spagnolo russo arabo e cinese

Rimane però difficile comunicare

Se non si accetta di imparare

Una lingua universale, che accomuni

Ogni popolo ogni Nazione ogni etnia

Che ci permetta nel linguaggio autonomia

Oh, Babilonia!

Quella torre è stata una follia!

Zamenhof ha avuto la giusta ispirazione

E quella Torre babilonese sarebbe evitata

Se la sua nuova lingua fosse stata accettata

Da ogni popolazione, ma ancora quanto

È sconosciuto ai più il Dottor Esperanto!

 

Danila Oppio

Published in: on ottobre 23, 2017 at 07:19  Comments (5)  

L’amore che tace

EL AMOR QUE CALLA

Si yo te odiara, mi odio te daría
en las palabras, rotundo y seguro;
pero te amo y mi amor no se confía
a este hablar de los hombres, tan oscuro.

Tú lo quisieras vuelto en alarido,
y viene de tan hondo que ha deshecho
su quemante raudal, desfallecido,
antes de la garganta, antes del pecho.

Estoy lo mismo que estanque colmado
y te parezco un surtidor inerte.
¡Todo por mi callar atribulado
que es más atroz que el entrar en la muerte!

§

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!

Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.

Io sono come uno stagno ricolmo
ed a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che entrare nella morte!

GABRIELA MISTRAL
Published in: on ottobre 23, 2017 at 07:11  Comments (2)  

L’azzurro bardo

A metà strada tra Marziale e Orazio,
scrive per noi il grande Chionne Carlo
e quei su’ motti son peggior d’un tarlo
e giunge a chi governa il giusto strazio.

Non pago d’impartir dure sentenze,
il suo poetare pare insegnamento.
Se divenisse nostro addestramento
versi faremmo e non le lor parvenze.

Per nostra buona sorte in Poetare
altri ci sono a rispettar poesia.
Pur da costoro è opportuno imparare

per fare di quest’arte una magia;
una magia che eleva e cuore e spirto,
rendendo amabil quel sentier ch’è irto.

Piero Colonna Romano

Omaggio ad un amico del sito “Poetare”

Published in: on ottobre 23, 2017 at 07:10  Comments (6)