I ricordi non più emergenti

Di notte, quando il sonno non mi vince,
mi immergo nel tempo agognato,
mi ritrovo su strade che conosco.

Cammino verso angoli di mare
su sassi però molto deformati.
Ai bordi i cespugli sono macchie,
le vecchie case ruderi sgraziati
e gli alberi imperfetti, imprecisi.

Arrivo nella baia preferita
ed ingannevole m’appar la vista.
Non azzurra è l’acqua, insensata.
M’inerpico su per la scogliera
e scivolo negli abissi dei silenzi.

Trenini rotti, rami denudati,
malinconiche giostre senza luci,
risacche dissonanti, lune spente
sono i ricordi non più emergenti.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 24, 2017 at 07:34  Comments (2)  

Il colore del grano acerbo

Prima che tu vada via
che crolli il mio palazzo di miele
prima ancora, che non ricordi più
dove mettere le mani;
fammi dormire un’ora sul corpo d’acqua pura
nel tuo rifugio senza una foglia, una formica.
Regalami quel bacio impudente che commuove
la piazza delle tre a ferragosto
il tuo negozio, di fiori comperati e volati.
Fatti bella
se puoi di più di quando sei uscita, quella volta
dal nostro albergo pieno di autisti.
Prima ancora.
di quando dentro un treno fingevo di guardare
a tutta la campagna di riso, per cercare
il punto del ginocchio riflesso
e dopo il seno.
La tua somma d’età è un censimento, un segnalibro
un calendario pieno di eroi;
è bianca, e verde
come la calce del sentimento
è spiga acerba.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 24, 2017 at 07:29  Comments (2)  

A volte penso che sia troppo

A volte penso che sia troppo, scrivere,
quasi scriversi addosso, quasi vivere.
È un quasar questo foglio che s’impenna
tra morte e vita. Tu, mio Dio, perdonami.

Troppi gli avvenimenti che non furono,
e i pensieri, i pensati e gli impensati,
tradiscono qualcosa, il non pensiero.
Merito forse io di dire agli altri

che il dolore confina con la gioia,
se la noia del passero travalica
l’incredula felicità? Io passo,
forse son io che lascio i fuochi spenti

nei bivacchi che incontro, io che ai torrenti
d’altri fuochi stellari mi guardai
cercandovi l’opaco per vedermi.
Tu lasciami Signore, la mia mano

non è degna di te: devo seguire
quanto non ti somiglia, rialzare
le erbe che calpesto, amare quanto
non è degno d’amore. E lo sapevo…

Gli spazi dell’orrore e del sorriso
si possono, chi è desto, sovrammettere.
Quanto di sé non vede, un viso dice,
ma quanto dice, fu visto per sempre.

PIERO BIGONGIARI

Published in: on ottobre 24, 2017 at 07:26  Comments (2)  

Pontile di Lido, 4/10/17

Una panchina sul pontile.
Due cani ci sfiatano sotto,
la padrona aggeggia gli sgomenti
nel suo mondo virtuale.
Filmo con la penna,
il celeste mi bea.
Miro l’orizzonte che vela la Liguria,
poi ripasso la costa, la spiaggia e i palazzi;
appena sopra, un filoncino di nembo
impensierisce le Apuane.
Passa alto sul mare un gabbiano muto
mentre mi chiedo se cesserà mai
lo strillo della mia paura.

Simone Magli

Published in: on ottobre 24, 2017 at 07:26  Comments (6)