Certi giorni

Certi giorni

il cielo sembra solo di passaggio

il vento resta senza fiato

a spiare inutili voli di foglie

 

Là, dove cadranno mute,

le orme hanno già colore.

La neve ancora tace

eppure già trema l’aria

 

astrofelia franca donà

Published in: on novembre 30, 2017 at 07:49  Comments (5)  

Io sono un uomo sincero

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YO SOY UN HOMBRE SINCERO

Yo soy un hombre sincero
De donde crece la palma,
Y antes de morirme quiero
Echar mis versos del alma.

Yo vengo de todas partes,
Y hacia todas partes voy:
Arte soy entre las artes,
En los montes, monte soy.

Yo sé los nombres extraños
De las yerbas y las flores,
Y de mortales engaños,
Y de sublimes dolores.

Yo he visto en la noche oscura
Llover sobre mi cabeza
Los rayos de lumbre pura
De la divina belleza.

Alas nacer vi en los hombros
De las mujeres hermosas:
Y salir de los escombros,
Volando las mariposas.

He visto vivir a un hombre
Con el puñal al costado,
Sin decir jamás el nombre
De aquella que lo ha matado.

Rápida, como un reflejo,
Dos veces vi el alma, dos:
Cuando murió el pobre viejo
Cuando ella me dijo adiós

Temblé una vez —en la reja,
A la entrada de la viña,—
Cuando la bárbara abeja
Picó en la frente a mi niña.

Gocé una vez, de tal suerte
Que gocé cual nunca:—cuando
La sentencia de mi muerte
Leyó el alcalde llorando.

Oigo un suspiro, a través
De las tierras y la mar,
Y no es un suspiro,—es
Que mi hijo va a despertar.

Si dicen que del joyero
Tome la joya mejor,
Tomo a un amigo sincero
Y pongo a un lado el amor.

Yo he visto al águila herida
Volar al azul sereno,
Y morir en su guarida
La vibora del veneno.

Yo sé bien que cuando el mundo
Cede, lívido, al descanso,
Sobre el silencio profundo
Murmura el arroyo manso.

Yo he puesto la mano osada,
De horror y júbilo yerta,
Sobre la estrella apagada
Que cayó frente a mi puerta.

Oculto en mi pecho bravo
La pena que me lo hiere:
El hijo de un pueblo esclavo
Vive por él, calla y muere.

Todo es hermoso y constante,
Todo es música y razón,
Y todo, como el diamante,
Antes que luz es carbón.

Yo sé que el necio se entierra
Con gran lujo y con gran llanto.
Y que no hay fruta en la tierra
Como la del camposanto.

Callo, y entiendo, y me quito
La pompa del rimador:
Cuelgo de un árbol marchito
Mi muceta de doctor.

§

Io sono un uomo sincero
di dove cresce la palma
e prima di morire vorrei
trarre i miei versi dall’anima.

Io vengo da ogni parte
e in ogni luogo vado,
sono arte tra le arti
e monte tra le montagne.

Io conosco i nomi strani
delle erbe e dei fiori
e gli inganni dei mortali
e i sublimi dolori.

Ho visto nella notte scura
piovere sopra il mio capo
raggi di luce pura
di divina bellezza

Le ali ho visto nascere
sulle spalle di donne belle
e salire dalle macerie
volando le farfalle.

Ho visto vivere un uomo
con un pugnale al costato
che non ha mai detto il nome
di colei che lo ha ammazzato.

Rapida come un riflesso
due volte ho visto l’anima, due:
quando è morto mio padre
e quando lei mi ha detto addio.

Ho tremato una volta al cancello
all’entrata della vigna
quando una perfida ape
punse la fronte di mia figlia

Ho gioito una volta della sorte
che mi fece felice, vedendo
che la sentenza della mia morte
il sindaco la leggeva piangendo.

Odo un sospiro che attraversa
la terra il mare, ma
non è un sospiro, è che
mio figlio si sta per svegliare.

Se mi dicono “Dal gioielliere
scegli il miglior gioiello”
io scelgo un amico sincero
e metto a lato l’amore.

Ho visto un’aquila ferita
volare nell’azzurro sereno
e morire nella sua tana
la vipera col suo veleno

So bene che quando il mondo
cede livido al riposo
sopra il silenzio profondo
mormora il ruscello sinuoso.

Ho messo la mano audace,
dall’orrore e dal giubilo vinta,
su quella stella già spenta
che cadde davanti alla porta.

Nel mio petto coraggioso occulto
la pena che mi ferisce,
figlio di un popolo schiavo
vive per lui e zitto perisce.

Tutto è bello e costante,
tutto è musica e ragione
e tutto è come il diamante:
prima che luce è carbone.

Io so che lo sciocco si interra
con gran lusso e gran pianto.
che non c’è frutta sulla terra
come quella del camposanto.

Taccio e capisco e mi tolgo
la pompa del rimatore
e appendo all’albero marcio
il mio camice da dottore.

JOSÉ MARTÍ
Published in: on novembre 30, 2017 at 07:35  Comments (2)  

Bologna ti amo

Bologna ti amo sei la mia città
Che senso di intimità mi dà
La pioggia nelle tue stradine
Ne sento lo scrosciare
In un vicolo laterale dove
Si va solo a piedi e non c’è
Il rumore aggressivo di auto
Qualche correre di qualcuno
Ombrelli aperti o vuoto e scroscio
Qualche ciaf nelle pozzanghere
Una coppia si prende per mano
E scivola via piano
Che importa la pioggia
Che li bagna fra i baci

azzurrabianca

Published in: on novembre 30, 2017 at 07:05  Comments (2)  

Nell’azzurro mare

Come sbarre indurite dal gelo,
gli occhi fissano lontano
un punto impreciso in mezzo
all’azzurro mare,
mentre l’eco del tuo odio
scava senza pietà alcuna
e un’ombra imperterrita
mi resta accanto silenziosa
ripetendo una nenia ossessiva
di parole che tagliano come vetro.

E mentre brucio sul rogo
di una fiaba fragile
e palpibile come cenere,
me ne vado stanca
in questa assurda solitudine
con addosso il marchio che
mi hai impresso a fuoco sulla pelle

Un solo pensiero si affaccia
alla mente, oh si, si…
sarebbe molto dolce ora
perdersi nell’immenso
azzurro di questo mare
osservando il lento
gravitare di un gabbiano
tra le correnti d’aria

e lentamente con passi lievi
entrare tra le onde gelide
che sferzate dal vento
s’infrangono a riva
e…
… non smettere più di camminare

Patrizia Mezzogori

Published in: on novembre 30, 2017 at 07:01  Comments (3)  

Ancora un premio per Sandro

L’amica Maristella Angeli ci invia questo comunicato che vi giro con grande piacere. Riguarda un nuovo esaltante successo del nostro Sandro Orlandi!

Lo scrittore, cantautore e poeta Sandro Orlandi ha ricevuto il “Premio Speciale” per il suo testo per la canzone “Due lenzuola bianche”, al VI Trofeo Gatticese delle Arti, organizzato dall’associazione culturale musicale “Pietro Generali”, con il patrocinio di Avis Gattico, Comune di Gattico, Provincia di Novara. La premiazione si è svolta a Gattico (NO) il 26 novembre, alla presenza di una qualificata giuria, con la seguente motivazione: “Per le qualità del testo, che nella sua funzionalità melodica non perde la ricerca del concetto e dell’immagine.” A consegnare il premio il Prof.re Attilio Piovano, docente universitario, giornalista, critico musicale. Complimenti e apprezzamenti sono stati espressi dalla giuria, in particolare dal Prof.re Stefano Vicelli (compositore).

Ecco il testo premiato:

Due lenzuola bianche

Due lenzuola bianche stese al chiaro di luna

come due fantasmi silenziosi nella notte,

due lenzuola bianche con il bordo consumato

stese lì in terrazza come sudari del passato,

nella chiara notte sotto le stelle del cielo

in un gran silenzio mentre tutto dorme

e niente… sembra vero.

E la luce della luna si riflette su quel lino,

acceca col suo biancore gli occhi scuri della notte,

poi dall’orizzonte che schiarisce poco a poco

arriva la promessa di una vita ancora in gioco,

la brace di una sigaretta si consuma su un balcone,

un uomo sta affacciato e nel buio si consuma…

anche il cuore.

Due lenzuola bianche stese al vento di primavera,

il sole è appena sorto e la sua luce è sincera,

ormai sono quasi asciutte e riflettono la vita,

la vita che ricomincia la notte ormai è finita,

sbuca silenzioso un gattino bianco e nero,

la sua coda punta in alto

è protesa verso il sole… e verso il cielo.

 

Sandro Orlandi

 

Published in: on novembre 29, 2017 at 19:09  Comments (14)  

Il grido

Passeggiava sul ponte
insieme ad amici.
I suoi passi sicuri e rumorosi;
calpestava
scricchiolando le foglie.
Seguiva silenziosamente
l’istante di sguardo
al di sopra della paura da lui sconfitta.
Il grido l’afferrava,
la sua anima bruciava
tra le sue mani…
Il suo essere non tratteneva
il controllo della scena
perennizzata dai colori.

Glò

Published in: on novembre 29, 2017 at 07:45  Comments (1)  

Onorevole

Il suono della parola
che marcia ammanettata
su lessico bagnato
di congerie ed altro
sospinge
nomignolo largito
alla rinfusa
a candidati adepti
alle trame
eletti dal suffragio.
Medievali nobili incalliti
sono quasi spariti,
sostano incagliati
in mezzo ai denti
come pezzetti putridi
di carne,
ma il nomignolo attivo,
in questa patria
che nasconde il fango
dietro lo scudo
di sepolti allori
e si scioglie
sotto i baffi e il sorriso
non tracolla,
redige gli odori
che invadono il campo
con l’inchiostro indelebile
e la firma.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on novembre 29, 2017 at 07:42  Comments (6)  

Dalla croce all’ulivo

Se ti mettessi un dito nell’occhio mi vedresti meglio?
Però t’accorgeresti di me e del vento che mi porto dietro
Dovresti pur dire qualche parola senza per forza
Darmi la tua croce che se vuoi la reggo
Ma al primo fosso ti pianto
Un albero d’ulivo che crescerà forte ed onesto
Come un bambino
E non sarà né tuo né mio ma della terra che lo accoglierà
Del sole che lo scalderà

Del vento che lo farà giocare

Del frutto che lo farà sperare.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 29, 2017 at 07:39  Comments (5)  

Ti sento, Verbo

Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall’assordante
silenzio della grande pineta
– cattedrale che più ami – appena
velata di nebbia come
da diffusa nube d’incenso il tempio.

Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:
segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e insieme
un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo…

Non so come, non so dove, ma tutto
perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita
come onde sulle balze
di un fiume senza fine.

Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio
tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.

DAVID MARIA TUROLDO

Published in: on novembre 29, 2017 at 07:33  Comments (2)  

Dalle parti della quercia spezzata

Non passare dalle parti della quercia spezzata,
potresti incorrere in qualche disavventura!

Se devi spingerti fino alla radura della quiete,
se proprio è quello il luogo che tu hai prescelto,
vedi di trovare altre strade che siano più agevoli.

Non esistono?
Allora passa dalle parti della quercia spezzata.
E’ sempre così…
 

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:28  Comments (2)