Speranza

La luce della luna 

corona la cima degli alberi 

d’un sottile riverbero argenteo 

Tutt’intorno è immobile e vuoto, 

solo un lieve mormorìo di fronde 

accompagna il pensiero,

che ora come novello Ulisse 

naviga nella solitudine 

di mari in tempesta,

dove onde furiose 

sommergono ogni speranza 

Annaspa cercando 

di riprendere fiato 

per non soccombere,

ma quando tutto sembra perduto 

appare una dolce sirena 

di bianca spuma avvolta 

Vera ipnosi per l’anima e la mente 

cattura col melodioso suo canto 

conducendo l’errante pensare

lungo le vie dell’estasi 

e del piacere profondo 

 

Patrizia Mezzogori

Published in: on novembre 3, 2017 at 07:49  Comments (4)  

Mattutina

Essere baciati all’orizzonte

dall’onda del pacifico

un piccolo schiocco

sulle labbra dell’aurora

così

all’improvviso

in affondo con il pesce.

Essere abbracciati dall’albore riflettente

ascoltarne il canto

sorvolare l’ ammasso nuvoloso

lo strato incosciente

e da uno squarcio

inspirare

l’isola cuore-mente

espirando

l’anima…

 

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 3, 2017 at 07:24  Comments (4)  

Autunno veneziano

L’alito freddo e umido m’assale
di Venezia autunnale.
Adesso che l’estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d’incanto se n’è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d’acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d’Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d’altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v’ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d’erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l’autunno veneziano.

Così a Venezia le stagioni delirano.

Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.

VINCENZO CARDARELLI

Published in: on novembre 3, 2017 at 07:05  Comments (2)  

Io e Sua Maestà il mio Gatto

Sei morbido, setoso, vellutato,
voglioso di carezze, sognatore,
tiranno anarchico ed azzimato
delle tue leggi ardito difensore;

leggi che a volte emani in un istante
invero giuste solo per te stesso
e che difendi con fare arrogante
in un altero brontolio sommesso.

Sei filosofo sommo dell’oziare
e del negare al tempo il suo fluire,
la notte e il giorno solo un adeguare
degli occhi tuoi il diverso percepire.

Quando nel ciel compagna ti è la luna
a celarti fra l’ombre sei maestro,
poi all’istante e senza paura alcuna
uccidi o rubi o segui folle l’estro.

Non è più mia la casa, è la tua reggia,
dove nessuno spazio t’è vietato,

ed il tuo sguardo spesso mi dileggia
mentre passeggi con passo felpato.

Que’ begli occhi sognanti guardo spesso
e lieto e sorridente mi ci specchio,
vita da Rè che auguro anche a me stesso
mentre in poltrona insieme a te sonnecchio.

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Alberto Baroni

Published in: on novembre 3, 2017 at 06:59  Comments (7)