Di là dal mare

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Di là dal mare,

nell’oltre martoriato dalle fantasie,

nella regione dell’ultima ragione che rimane,

di là dal mare il cielo si abbassa.

Si china, prostrato e consenziente,

a dare in prestito un po’ di blu che abbonda

per riversarlo appena sotto l’orizzonte.

 

Noi poeti siamo piccoli,

noi che in un verso reclamiamo verità,

siamo una goccia della nostra riva.

Le prime luci che accendono la baia

spengono di già il nostro ardire

e rimaniamo qua, a raccontarci i fatti della terra.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 8, 2017 at 07:47  Comments (3)  

Toglietevi il cappello

Toglietevi il cappello, diceva.
Se entrate in una chiesa o in casa del defunto.
Toglietevi il cappello davanti all’erezione
del giglio o del gran fiore di sé:
se è primavera, e cadono le foglie, la neve
i caseggiati, sostituiti interi da marmi più pregiati
da scritte del liquore fasullo o d’alta moda.
Toglietevi il cappello quando la donna arriva
e a filo d’acqua mette le ascelle
il nudo enorme, la tavolata dei sentimenti
bianca in mezzo, come una corsa aggiunta dei tram
la mano amica, sull’inguine invasato di grazia.
Via il cappello, il broncio
e le scommesse perdute di salute;
quando ti conta su qualche cosa dell’infanzia
dei primi appuntamenti e dei tacchi innaturali
del petto esuberante mostrato ad un dottore.
Toglietevi il cappello quando comincia il giorno
e fa il caffè per due da una vita, si rilassa
guarda di fuori un’isola impropria
e pare pianga, le sette fiasche della sfortuna.
Voi l’amate.

Massimo Botturi

Published in: on novembre 8, 2017 at 07:10  Comments (2)  

Il manoscritto

Ho finito il libro ed ho detto basta

non posso più rileggere il manoscritto.

Il mio destino si è bruciato tra le righe

mentre l’anima cambiava rivestimento.

Così il figliol prodigo si strappa la camicia dalle spalle

così il sale dei mari e la polvere delle strade terrestri

benedice e maledice il profeta,

che da solo camminava sugli angeli.

Io sono quello che ha vissuto al suo tempo

ma non ero io. Io il più  giovane della famiglia

degli uomini e degli uccelli, io ho amato insieme a tutti

e non abbandonerò il banchetto dei viventi –

diretto sigillo del loro onore familiare,

diretto vocabolario dei legami di radice.

 

ARSENIJ ALEKSANDROVIČ TARKOVSKIJ

Published in: on novembre 8, 2017 at 07:07  Comments (2)  

Mieloma multiplo

il fischio del treno
nella notte
riempie il cuore d’angoscia

copiose lacrime
rigano il volto stanco
il respiro è grave:
il desiderio del paese natio
è una pausa
che non allevia il dolore

fuori dal finestrino
la paura
corre lungo la strada
coperta di mendaci parole
e battuta dal vento crudele della morte
che
con gelida voce
sussurra: “è l’ultimo viaggio”

anche se palese
e il giorno non segnato
è sgomento
ancora sgomento

luci e ombre
si frantumano nella cuccetta
in un prologo amaro:
“il male è annidato dentro
un palliativo la terapia”

un NO
soffocato
apre il cuore a sangue e
immobile
quale statua di ghiaccio
si scioglie
in una cascata d’acqua salata

accettazione sopportazione rassegnazione:
occhi che non bucano il futuro
ma che bevono
ogni goccia di luce
in questo presente
perso

Giovanni De Simone

Published in: on novembre 8, 2017 at 06:51  Comments (12)