Nati nel ventitrè, fucilati nel quarantadue

Questa sera amiamo per loro.
Erano 28.
Erano cinquemila e 28.
Ce n’erano più di quanto amore ci sia mai stato in una poesia.
Ora sarebbero stati padri.
Ora non ci sono più.
Noi, che sui binari di un secolo abbiamo condiviso
le solitudini di tutti i Robinson del mondo,
noi, che siamo sopravvissuti ai carri armati e non abbiamo ucciso nessuno,
mia piccola grande,
questa sera amiamo per loro.
E non domandare se sarebbero potuti tornare.
E non domandare se sarebbe stato possibile tornare indietro mentre per l’ultima volta,
rosso come il comunismo, bruciava l’orizzonte dei loro desideri.

Sui loro anni che non hanno conosciuto l’amore, coperto di ferite e dritto,
è passato il futuro dell’amore.
Nessun segreto di erba appiattita.
Nessun segreto di camicette sbottonate.
Nessun segreto di mano stremata e giglio caduto.
Ci sono le notti,
c’è il filo di ferro,
c’è il cielo che si guarda
per l’ultima volta,
ci sono i treni che tornavano vuoti e tetri,
ci sono i treni e i papaveri,
e con essi, con i tristi papaveri
in un’estate da soldati,
con una mirabile voglia d’imitarli,
gareggia il loro sangue.
E intanto sui Kalemegdan e sulle Prospettive Nevskij,
sui Boulevards del Sud e i Quais degli Addii,
sui Campi dei Fiori e sui Ponti Mirabeau,
meravigliose anche quando non baciano,
aspettano le Anne, le Zoje, le Jeanettes.
Aspettano il ritorno dei soldati.
Se non tornano,
daranno ad altri le loro spalle bianche mai abbracciate.

Non sono tornati.
Sui loro occhi fucilati sono passati i carri armati.
Sui loro occhi fucilati,
sulle loro Marsigliesi mai cantate fino in fondo.
Sulle loro illusioni crivellate.

Ora sarebbero padri.
Ora non ci sono più.
All’adunata dell’amore aspettano ormai tombe.
Mia piccola grande,
questa sera amiamo per loro.

IZET SARAJLIĆ

Published in: on novembre 12, 2017 at 07:27  Comments (1)  

Medicina

delicata cittadina

Medicina, herba vitis!

terra a gradoni delle mondine

dove s’innalza la torre dell’orologio faentino

dal picco libertas… privilegiato monte

 

albe nel cielo i campanili

vedette di pianure che mirano il mare

vivi e armonici i voli a sfera delle tortore

sui girotondi di bambini in verdi aiuole

tra smisurate mani tese le panchine di paese. 

 

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 12, 2017 at 07:27  Comments (2)  

Di ricordi

Che importa se
lasciarmi sola
è storia e basta.

| Un respiro in fondo
fermentato troppo |

e come perla rara
in bella vista,
nella teca dei preziosi
a dare lustro a fanatismi.

Esposta in abbandono
due monete la tua offerta
per lavarti la coscienza.

Velluto rosso
a non scalfire le ginocchia,
semmai pregassi
e quattro smorfie di manichini
già addomesticati.

Calcherai i tuoi giorni zoppi
e stanchi
in cerca di nuovi ripari
….ingannerai te stesso

                                 un’altra volta.

Beatrice Zanini

Published in: on novembre 12, 2017 at 06:58  Comments (2)  

Sensualità…

Sensualità  è un gioco d’azzardo dove non ci sono luoghi proibiti e dove tutti i divieti diventano passioni.

A volte ci scivola addosso con un’intensità languida, dolce, deliziosa e torpida, appena percepibile, come se tutto il mondo fosse diventato improvvisamente morbido.

Altre volte ci assale in striature screziate con una veemenza dannata, dannosa, amata, verde variopinta, rossa scarlatta, azzurra fuoco, che non concede spensieratezze, un’impeto affascinante, travolgente, intoccabile, che non lascia respiro ma che tutto travolge  e che sempre, con un inchino rovescio, prima o poi se ne va via.

Sensualità può essere un rapimento annegante di immaginazione, giochi fluttuanti, sapienze ricamate nel tempo, ma che importa, il piacere è divino.

Sensualità nelle cose più distorte, nelle forme sinuose, nell’odore di violetta, nel timbro del sassofono, nell’assaporare gesti accattivanti, nel perdersi in sguardi ambigui, nel percepire sillabe profumate che trasportano il pensiero, come flauti magici che recapitano desideri spinosi.

Succede così, senza movimenti estremi, la sensualità sgorga da un serpente a sonagli sopito che inietta un veleno sinuoso, compiacente e azzanna, senza volerlo, la preda.  

 

Patrizia Mezzogori

Published in: on novembre 12, 2017 at 06:55  Comments (2)