Sorrisi notturni

È il sorriso notturno
del mio volto stanco,
privo,
di una sola ruga di dolore
Il coraggio
mi è attimo di follia,
quando il nulla m’apparve
più grande di me.
Eppure…
lo sento il vento
sussurrarmi nell’orecchio
i caldi messaggi
della natura fragile

Ma dov’è,
quel lampo di pace
che custodivo nella tua pietà?!

Penso:
“Vorrei esserci – torno a casa!”
Ed è ancora li,
l’immagine bianca della neve
che potevo soltanto sognare a Kavaja
ad aspettarmi
insieme alle preghiere
di mio padre

Anileda Xeka

Published in: on novembre 15, 2017 at 07:35  Comments (2)  

Oh, eran belli certo gli ieri

quando Dante Belli e Alfieri
ci piantavano in poesia
una oh e andavan via

su nell’albero a sognare
o nel macero a cercare
qualche rima bistrattata
per contorno alla frittata

della oh! lor poesia

Sandro Sermenghi

Published in: on novembre 15, 2017 at 07:31  Comments (2)  

…e la storia continua

Se il buongiorno si vede dal mattino

un triste destino ancora ci attende.

Proprio non intende levar le tende:

rimane come se fosse uno e trino.

 

Dice di voler aprire, infino

a destra e a manca: le mani tende,

però il suo orgoglio non s’arrende:

se non stai con me sei al confino.

 

Al confino è la gente di sinistra,

orfana ormai d’un referente certo,

tradita da chi impune l’amministra.

 

Se chi detiene del potere il serto

il disagio diffuso non registra

a nulla gli vale fingersi aperto.

 

Umberto Marinello

Published in: on novembre 15, 2017 at 07:24  Comments (3)  

Ode titubante

Mi preparo da tanto per dirti
il misterioso sistema stellare del mio amore;
in una sola immagine forse o solo l’essenziale.
Ma sei brulicante e trabocchi in me come il mio essere,
e a volte così sicura, così eterna,
come nella pietra la chiocciola pietrificata.
Sopra la mia testa scorre la notte striata dalla luna
e frusciando caccia i piccoli sogni fugaci.
E non so ancora dirti
cosa significa per me, quando lavoro,
sentire il tuo sguardo protettivo sulla mia mano.
Non c’è paragone che valga. Mi viene in mente, ma lo butto via.
L’indomani comincio tutto da capo,
perché io valgo quanto la parola
nei miei versi, e questo mi agita
finché non restano di me che le ossa e qualche ciuffo di capelli.
Sei stanca, e anch’io sento che il giorno è stato lungo,
cos’altro posso dire? Gli oggetti sul tavolo
ti guardano incantati, ti ammira mezza zolletta
di zucchero, e una goccia di miele cade e brilla
sulla tovaglia come una pallina d’oro,
il bicchiere dell’acqua vuoto suona da solo.
È felice perché vive con te. E forse avrò ancora tempo
per dirti com’è l’attesa di te.
Il buio cadente del sonno ogni tanto ti sfiora,
vola via, poi torna sulla tua fronte,
gli occhi assonnati mi mandano ancora un cenno di saluto,
i tuoi capelli si sciolgono, si spandono in fiamme
e ti addormenti. L’ombra delle lunghe ciglia batte.
La tua mano cade sul mio cuscino, ramo di betulla che addormenta,

ma anch’io dormo in te, non sei un altro mondo.
E sento fin qui mutare le tante
linee sottili e misteriose
nel tuo fresco palmo.

MIKLÓS RADNÓTI

Published in: on novembre 15, 2017 at 06:59  Comments (2)