Dalle parti della quercia spezzata

Non passare dalle parti della quercia spezzata,
potresti incorrere in qualche disavventura!

Se devi spingerti fino alla radura della quiete,
se proprio è quello il luogo che tu hai prescelto,
vedi di trovare altre strade che siano più agevoli.

Non esistono?
Allora passa dalle parti della quercia spezzata.
E’ sempre così…
 

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:28  Comments (2)  

Foglie, addio!

Foglie,
voi che vi fate così belle
prima di morire,
ditemi,
indossate l’abito vostro
più lussuoso e variopinto
per andare incontro
alla signora Morte?
Forse siete stanche di vivere,
forse vi piace morire,
forse sperate di rinascere.
Anch’io, non so quando,
incontrerò quella signora.
Forse mi metteranno un vestito nero,
forse reciteranno per me una preghiera;
mi adageranno tra quattro assi, è certo,
mi seppelliranno sotto l’erba fresca, è certo.
Addio, foglie care!
Chissà se un giorno
potremo stringerci in un abbraccio,
polvere nella polvere,
vicino ai cumuli di terra
delle laboriose formiche,
mentre il cielo sorriderà di luce.

Nino Silenzi

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:26  Comments (3)  

Posare un mattone su un altro

TO PUT ONE BRICK UPON ANOTHER

To put one brick upon another,
Add a third and then a forth,
Leaves no time to wonder whether
What you do has any worth.

But to sit with bricks around you
While the winds of heaven bawl
Weighing what you should or can do
Leaves no doubt of it at all.

§

Posare un mattone su un altro,
aggiungerne un terzo ed un quarto,
non lascia il tempo di chiedersi
se ha un senso quello che fai.

Ma star seduto con mattoni intorno
coi venti che imperversano dal cielo
meditando su quello che dovesti
fare o sul quel che puoi – toglie ogni dubbio.

PHILIP LARKIN

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:12  Comments (2)  

Oranitalia

Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!  (Dante -Purgatorio VI- Sordello-)

 

Da fetide fogne, da umide forre

rivedon la luce quei musi appuntiti.

Parea s’evolvesse quel nostro destino,

a cieli radiosi volgemmo lo sguardo,

il turpe passato gettato alle spalle.

 

Squittiscono ancora, non li han sterminati,

nel nostro giardino diffondon bubboni.

Si riempion le strade di gente malata,

la peste già segna quell’anime ignave

e liberi voli vorrebbe in catene.

 

Rieux non abbiamo che possa salvarci,

d’un piffer non s’ode quel magico suono.

Nel ciel s’allontana, s’offusca una stella,

e ha nome Speranza quell’astro sognato,

che torme di ratti hanno già cancellato.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:10  Comments (6)