Per loro gli insetti, cioè…

Costellazione degli universi,
universo
vuoto.

Il sempre infinito
finito, giace
nell’essenza
Essere immenso!
Vita
fantastica
per noi!
Ai Terrestri: gloria
del verme senza
futuro
si profila,
il niente.
O forse per Loro,
L’Essere, qualcosa:
il tanto.

Domani secoli
di milioni,
secoli d’ intelligenza
ininterrotta,
forse,
paleseranno
in macro
o microscopico
del micro
o macrocosmo
n
o
d
o
senza spazio
e tempo, somme
le glorie.

La sferagrànulo
del nostro
reale
è fine
a se stessa.
Altre
la seguiranno
da implosione
reagente
dell’Essere:
Colonia,
fin che è in vita,
invitta
senza tempo
senza luogo
senza spazio,
libera
pascola schiava
del vivere in materia
circa un minuto
cosmico: etereo
un sussurro.

Con la fisica
morte
là torniamo,
donde arrivammo
(senza volerlo)
attimo prima
di venire al nostro
Mondo.
E puranco
a seconda le “alte”
evoluzioni
delle Scienze
(se prima non pervenga
la reiterata consueta
autodistruzione
che ci prespenga)
si subisce
il destino del nostro
corpo alieno,
che lasciamo.
Come fonte miliardi
di miliardi
di germi
terreni vivi
per poco
o per l’eternità
finita: segno
che non ci è dato
di sapere perché,
e da Chi.

Oltre
ai compagni
di viaggio bestianimali,
e piante e tutto ciò
fisicamente vivo,
l’uomo si getta
in riflessioni sul solito
normale-occulto
imposto:
guerre, sofferenza,
agonismo, festa,
tentar la conoscenza
senza riuscire mai
a alzar la testa
della natura sua
mèta di quiete
indotto a riprodursi …
Per Chi?
E fino a quando
e dove altro
esseri come noi
e non …?

Incoscienza
al futuro
tranne il certo
trapasso della macchina
acqua-carbonio
che cristallizza
in puro. Silicio:
siam fermi
all’ anno Mille.

Non sappiamo/vogliamo
– come gli struzzi –
la ricerca
del vero, pauroso
domani di fisico
termine di essere;
reduci
di anchilosi-cervello
privo del meglio
per carenza d’ uso.

Perciò
paesi . . . rischio:
sulla pallagrànulo
che chiamiamo Terra
dove si ammazza,
si ruba,
si gode e . . . si crepa
ineluttabilmente.

Le menti, poche,
nell’ umanità:
se n’ infischiano
tutte, o quasi,
terminando tranquille
il viaggio, isolate
o dai sentimenti,
o dall’ ego,
dall’incomprensione
nel breve tempo umano.

Bisognerebbe
poter unir le menti
dell’ Uomo, Flora e Fauna
in un’ unica Forza,
per sperare
ad antichi splendori.

O arrenderci a ciò
definito superiore
allo scibile umano:
ridotti a niente e nessuno.

Noi possiamo
esser buoni
per innato
giudizio
o pieni d’odio
scellerato
egoismo
ci scanniamo
tra noi,
in atavica legge
di società,
non scritta,
che ci governa.
Son migliori le belve,
le efemeridi,
cetònie, le formiche
animali organizzati
GLI INSETTI
CIOE’.

Energie d’entità
che noi non conosciamo
ancora bene:
noi siamo un mezzo
per ottenere un fine,
IL FINE
non voluto,
non cercato,
sconosciuto da noi.

PER LORO
Experimenta
summa.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 1, 2017 at 07:33  Comments (3)  

Fattura con ritratto

 

WITCHCRAFT BY A PICTURE

I fix mine eye on thine, and there
Pity my picture burning in thine eye;
My picture drowned in a transparent tear,
When I look lower I espy.
Hadst thou the wicked skill
By pictures made and mard, to kill,
How many ways mightst thou perform thy will?

But now I have drunk thy sweet salt tears,
And though thou pour more I’ll depart;
My picture vanished, vanish fears
That I can be endamaged by that art;
Though thou retain of me
One picture more, yet that will be,
Being in thine own heart, from all malice free.

§

I miei occhi affisso nei tuoi e piango
il mio ritratto ardente nei tuoi occhi.
Il mio ritratto immerso in una lacrima
diafana vedo se gli occhi abbasso.
Se tu avessi l’arte malefica
di uccidere con ritratti fatti e trafitti,
non lo potresti forse in più di mille modi?

Ma ora che ho bevuto le tue dolci
lacrime e salse, vado via,
anche se tu altre ne piangi;
dissolto il ritratto, il timore si dissolve
di essere trafitto dalla tua arte.
Di me ti resta è vero un altro ritratto,
ma immune, poiché ti è nel cuore, da ogni malefatto.

JOHN DONNE

Published in: on dicembre 1, 2017 at 07:27  Comments (2)  

Aiutami amore

prima

silenzio

poi brusio

solo brusio

adesso

risento la melodia della tua voce

si illumina il cuore al tuo sorriso

e nella nebbia tagliata

vedo il sentiero

salire alla foce del ruscello

che scorre tra le rocce

ma

non riesco a dissetarmi

sento l’amore ruggirmi nel cuore

trasognato

sono foglia librata dal vento

che si posa in un campo di grano

vorrei sgranare una spiga matura

ma ho lacrime tra le dita

aiutami amore

 

Giovanni De Simone

Published in: on dicembre 1, 2017 at 07:20  Comments (8)  

L’amore

iniziato travaglio

ora gentile convergenza

ultima entità

come ci fa guarire

insieme, siamo cucchiai

c’imbocchiamo all’alba

che si fa presente

in ogni sfumatura luminosa

le mie carezze stabili

cintura branchiale

le braccia a mani tese

propagano sorprese

ritornano ogni giorno

ai nostri sguardi

sulle folte sopracciglia

c’è la grande meraviglia.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 1, 2017 at 07:04  Comments (3)