Tata

Ricordi di bimba

canarini gialli

cagnolini randagi

piccola casa

in cui c’era amore

sapori di tempi innocenti

ridevo felice

il mondo attendeva

fiabe regnavano

incantesimi stupivano

cuore di mamma

pur senza esserlo

ascoltavo

 

Maristella Angeli

Published in: on dicembre 7, 2017 at 07:45  Comments (8)  

Mille e una donna

sono passate tutte
le bambine del mondo
e dentro me
stanno imparando l’arte d’invecchiare

Cristina Bove

Published in: on dicembre 7, 2017 at 07:42  Comments (3)  

L’incontro

THE MEETING

We started speaking,
Looked at each other, then turned away.
The tears kept rising to my eyes.
But I could not weep.
I wanted to take your hand
But my hand trembled.
You kept counting the days
Before we should meet again.
But both of us felt in our hearts
That we parted for ever and ever.
The ticking of the little clock filled the quiet room.
“Listen,” I said. “It is so loud,
Like a horse galloping on a lonely road,
As loud as a horse galloping past in the night.”
You shut me up in your arms.
But the sound of the clock stifled our hearts’ beating.
You said, “I cannot go: all that is living of me
Is here for ever and ever.”
Then you went.
The world changed. The sound of the clock grew fainter,
Dwindled away, became a minute thing.
I whispered in the darkness. “If it stops, I shall die.”

§

E iniziammo a parlare,
guardandoci un attimo, schivi, con imbarazzo.
La tristezza chiamava lacrime,
ma non piangevo; desideravo
prenderti la mano, ma un tremito diffuso
me lo impediva.
Contavi i giorni che mancavano
a un altro appuntamento,
ma entrambi sentivamo nel cuore,
che soli ce ne andavamo per sempre.
Il suono acuto di una campana riempì la stanza.
“Ascolta” dissi ” batte forte come un cavallo
che galoppa su una strada deserta
e che si perde nella notte scura.”
Tacqui stretta tra le tue braccia
finché il rintocco vinse anche il battito dei nostri cuori.
“Non posso andarmene” dicesti,
“la mia vita è qui, in eterno.”
Ma te ne andasti.
Tutto era cambiato. Il rintocco giunse sopito,
debole, sempre più fioco.
Dissi alla notte: “Se smette devo morire”.

KATHERINE MANSFIELD

Published in: on dicembre 7, 2017 at 07:27  Comments (1)  

Prigioniero delle mie paure

Nuvole nere tenute in sospeso
nel cielo scavato di questo mattino,
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.

Che triste realtà è anche questa
proprio quando di nuovo desidero il sole,
un angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand’ero piccolo.
 

Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.

Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! É il suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.

Il naso schiacciato sull’umido vetro,
ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta m’invento sorrisi.

Prigioniero delle mie paure,
mi affido ai lampi felici di un istante,
al ricordo fugace di un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.

Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami di un tronco intirizzito.

Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando queste mie mani,
trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido di essere forte,
di essere vero per essere grande.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 7, 2017 at 07:20  Comments (1)