Mare nostro

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Mare nostro che non sei nei cieli
tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire

ERRI DE LUCA

Published in: on dicembre 8, 2017 at 07:36  Comments (4)  

Riciclaggio

Madre terra avvolta nel mistero

dell’infinito senno

affida le incombenze più importanti

a specie come spore, muffa, mosche,

vermi ed altro.

Sorprendono le imbelli creature

sbrogliare nodi stretti di un mistero

con lo zelo più forte di giganti.

Si corrugano  i sensi quando leggo

negli occhi delle ombre

ammanettate presso il mio cuscino

 il processo che rende raccapricci

devoluto alle specie meno elette.

Dalle metamorfosi traspare

grottesco andirivieni:

la dolcezza dell’anima il profumo

del sentimento amore che traspare

si tuffa dentro il baratro del sesso

per invogliare appiccicoso sperma

a diventare dolce di un bambino,

la bellezza degli occhi, ed il sorriso

la carne che rivive con i vermi

equivalgono a petali di rosa

nello spazio di un palpito di tempo.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 8, 2017 at 07:06  Comments (6)  

Un’amica ginecologa

Quando a Kyoto avevo il koto in mano
ero un giovin gagliardo e focoso
e il mio viso non era peloso
mentre erravo gaudente in città!

Gironzavo con ferma intenzione
di allettare drammatica Enrica
e convincer l’Elvira, o un’amica
ginecologa nota in beltà!

Ma Senhal flava, arpista di Ienne,
avea conquisa l’alma mia aprica
quantunque fosse solo una mica:
e or sento ancor balzare il mio cor!

Sandro Sermenghi

Published in: on dicembre 8, 2017 at 06:57  Comments (1)  

LSD e Arlecchino in lavatrice

Il marciapiede gridava miseria,
dalla parte della pioggia verdeazzurri tremori d’acqua
sul vetro raschiato dal fondo…

con unghia profonda cerco la tua terra,
la tua grotta di cosmetici abbordabili,
tu conosci il destino delle bambole tra le mie mani…
questa coda di lupo si è agghindata per il tuo basso sorriso,
per il tuo nido di rose spogliate…

per dirti della luna ti ho regalato un fondo di bicchiere,
ed ora sai che io, Massimo Pastore morirò il 9 febbraio 2012
con una parola di sughero tra le braccia
ed un ultimo errore di ortografia…

ma adesso lasciami sfasciare le reni alle stelle…
c’è un lampione a cui ancora non ho fatto visita
c’è un bacio latitante, c’è uno sguardo clandestino,
c’è un trio di pagliacci metropolitani
che mi chiamano ancora -arlecchino, arlecchino in lavatrice-

il marciapiede gridava miseria,
la notte concertista batte quattro tempi
sulla mia luna chimica…
contraddizioni poeti e puttane si azzuffavano
sotto la mia margherita sfogliata all’indietro
e scherzo, scherzo, scherzo con i cani di plastica
sotto una pioggia di pioggia sintetica…

lasciate dormire i dormienti…lasciate dormire le zitelle i cannoni gli idioti
e lasciatemi in una stazione ad osservare i treni in partenza ed i treni in arrivo…
niente di meno, molto di più.

Massimo Pastore

Published in: on dicembre 8, 2017 at 06:51  Comments (1)