Taci…pensiero insolente

Taci… pensiero insolente
che solitario volteggi nella gelida
trasparenza dell’aria
con la brutale capacità
d’indurre a far rivivere stralci
di vita nella sua magnifica
intensità, anche se spesso
profondamente dolorosa.

Taci… e non inoltrarti in cunicoli bui
dove trasudano gocce di sangue
a formare stalattiti di silenzio
strappate da un demone
geloso di un lieve verso di poesia,
tangibile essenza di eterno che langue
non formando forme d’immaginosa
ed eterea lontananza.

Taci… quando in assenza di suoni,
in un deserto bruciato dal sole
arrivano le tanto sospirate
gocce d’acqua che troppo presto
si trasformano in devastante
scroscio di nostalgia che diverrà
rantolo profondo e inestricabile
visione di cupi orrori.

Taci… lascia vivere quel piccolo
cono di luce, unico spiraglio
di disegni affamati d’esistenza,
come occhi di neonato
che s’aprono per la prima volta
su ombre tutte da scoprire ma,
ancora all’oscuro che da sudore
e sangue nasce la vera vita.

Patrizia Mezzogori

Published in: on dicembre 14, 2017 at 07:47  Comments (3)  

Il cordone d’oro

Vieni

fra i vecchi rami di glicine.

Poserò carezza

sui fili biondi

intrisi di cielo e sogni.

Tra le mani il tuo viso

e come fiori

-uno ad uno-

poserò baci leggeri.

In questo ventre stanco

ancora palpita il tuo cuore

e torna, dolce,

il tuo sentire

in ogni istante e sorriso

di alba celeste

e tramonto colorato di fiabe

legato per sempre

a un cordone d’oro

 

astrofelia franca donà

Published in: on dicembre 14, 2017 at 07:40  Comments (1)  

Preludio

Noi siamo i figli dei padri ammalati:
aquile al tempo di mutar le piume,
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull’agonia di un nume.

Nebbia remota è lo splendor dell’arca,
e già all’idolo d’or torna l’umano,
e dal vertice sacro il patriarca
s’attende invano;

s’attende invano dalla musa bianca
che abitò venti secoli il Calvario,
e invan l’esausta vergine s’abbranca
ai lembi del Sudario…

Casto poeta che l ‘Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!… Degli anticristi è l’ora!
Cristo è rimorto !

O nemico lettor, canto la Noia,
l’eredità del dubbio e dell’ignoto,
il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boia, il tuo cielo,
e il tuo loto.

Canto litane di martire e d’empio;
canto gli amori dei sette peccati
che mi stanno nel cor, come in un tempio,
inginocchiati.

Canto le ebbrezze dei bagni d’azzurro,
e l’Ideale che annega nel fango…
Non irrider, fratello, al mio sussurro,
se qualche volta piango,

giacché più del mio pallido demone,
odio il minio e la maschera al pensiero,
giacché canto una misera canzone,
ma canto il vero!

EMILIO PRAGA

Published in: on dicembre 14, 2017 at 06:55  Comments (1)  

Paesaggio fiorentino

Indugia l’alba al divenir del giorno
in questo pigro e insonnolito borgo,
niente sembra correre il suo tempo,
è lento il fiume che si snoda a valle.

Seduto sopra un sasso a contemplare
vigneti, ulivi e tondeggianti colli,
casali antichi al limitar dei poggi,
giovenche grasse a ruminar covoni.

Sollevo il volto tra le verdi fronde
la luce splende miriadi di gemme,
filtra tra i rami gocce di rugiada,
e l’aurora il caldo Sole accende.

La primavera sfoggia i suoi colori
accende le ginestre, muta i rovi,
si veste con il manto di farfalla,
primizia di stagione, rose doni.

Irti cipressi seguono il viale
per nulla stanchi di dover salire,
come guardiani volgono le fronde,
a spazi gialli di ginestre d’oro.

Come corona cingono le mura
merlati sassi e torri di fortuna,
troneggia sopra i tetti il campanile,
scruta l’Arno e fiorentini colli.

L’arco pietroso il viandante passa
florida è l’edera che scende,
finestre chiuse come gli occhi stanchi,
balconi colmi di gerani rosa.

Arranca sul selciato il fiero carro
và cigolando sulle strette vie,
sospinto dal sudor di forti braccia,
sino la mola a macinar le spighe.

Si desta il borgo col cantar del gallo
profumo antico di filone caldo,
la vita fugge l’ora e ogni frammento,
tra nude nostalgie perse nel tempo.

Raffaele Saba

Published in: on dicembre 14, 2017 at 06:51  Comments (3)