Sugli scalini della metro

sugli scalini della metro,

avvolta dagli stracci contro il freddo,

la ragazza del sottopassaggio

con i capelli dolci sotto il velo

e gli occhi  tristi

ancora vive dentro il mio pensiero.

Era Natale folto di passanti

offriva la sua voce orientale

che si scioglieva dolce di lamento.

Una mattina triste la ragazza

fu rinvenuta morta

straziata, stuprata, denudata…

Ogni volta che passo gli scalini

la voce imprigionata

si sveglia in ogni angolo del cuore,

ed io la sento. 

Ora dormono il nome orientale

e la sua foto

sullo stesso scalino del suo sito,

veglia accanto,

una fiamma pietosa di candela

che fa tremare il cuore.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 17, 2017 at 07:10  Comments (5)  

Effimero

Il vento
prepotente ha staccato
ogni foglia
e il ramo è nudo
che strette le teneva
per un tutt’un che a lor sembrava eterno…

Or, solo l’arma attende
che anch’esso stacchi
e il fuoco l’arda,
pe’ effondere all’aria richiami olenti
e alle foglie,
e insieme a quelle, poi, pel ciel svanire…

Armando Bettozzi

Published in: on dicembre 17, 2017 at 07:02  Comments (1)  

Ma

ABER

Zuerst habe ich mich verliebt
in den Glanz deiner Augen
in dein Lachen
in deine Lebensfreude

Jetzt liebe ich auch dein Weinen
und deine Lebensangst
und die Hilflosigkeit
in deinen Augen

Aber gegen die Angst
will ich dir helfen
denn meine Lebensfreude
ist noch immer der Glanz deiner Augen

§

La prima volta mi sono innamorato
dello splendore dei tuoi occhi,
del tuo riso, della tua gioia di vivere.
Adesso amo anche il tuo pianto
e la tua paura di vivere
e il timore di non farcela
nei tuoi occhi.
Ma contro la paura ti aiuterò,
perché la mia gioia di vivere
è ancora lo splendore dei tuoi occhi.
.
ERICH FRIED
Published in: on dicembre 17, 2017 at 07:00  Comments (2)  

Come una cosa viva

Talvolta
chino all’ombra di un posto in fondo al treno
ricordo che son stato ragazzo.
E allora rido, da solo come certi balordi
qui, al paese, che vengono additati da matti.
Dolce affiora
in me il ritratto d’ogni poeta, innamorato
del semplice profilo che incendia una vicina
di posto mentre sfoglia il suo libro.
Od accarezza, sul vetro la misura degli alberi.
Riposo, ripenso le piastrelle coi fiori a prima casa
la tua verginità persa in piccoli dolori.
E il mio tremore. Per quella nudità
già più grande del destino,
del dono che non merita l’uomo, a volte inetto
non buono di competere in grazia.
Ed ecco, accetto
lascio al futuro un fragile ramo
un verde incontro, di terra e mani caritatevoli.
Una voce, e cento meraviglie animali
la passione, la storia che sta dentro le pietre;
questa mia.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 17, 2017 at 06:56  Comments (4)