Balconata

un panorama

sul giardino

il glicine appeso

è sospeso in virtù

d’erbe aromatiche

Salvia a mezz’ombra

rosmarino accecato dal sole

mi sporgo ad ascoltare

la canzone del vento

sui gerani che s’allungano

in corsa purpurea

Il balcone predispone

a tralci d’estate…

e pure tu gelsomino

che da tempo fai capolino

in balaustra

tra i pilastrini

attendi ansioso

la vita in gestazione

nel ricordo

della stagione profumata

quella stagione terrazzata

dal tuo biancore…

 

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 30, 2017 at 07:12  Comments (6)  

Vestita sei monastica e bella

La compostezza virile che hai seduta
mi porta a immaginarti priva d’ogni barriera
latrato sulla falsa morale, o pregiudizio.
Coperta fino ai piedi sei erotica, importante
la deliziosa attesa che attiene ad ogni uomo
sotto il balcone sfitto della sua innamorata.
Vestita sei monastica e bella
sei un ulivo, un grimaldello verso il mediocre
un’orazione, nel Tibet millenario e segreto.
Sotto hai cedri, e sesso che ti odora di salvia ed oleandro;
nell’aria sembri il falco che oscura il sole freddo
nel letto una falena ostinata, un ché di estivo
un nudo matriarcale, incontaminato, grande.
La percezione pura che entrarti dentro è vita.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 30, 2017 at 06:56  Comments (3)  

Ogni stella…un momento d’amore

Le stelle…!
Tante…e tante…!
Quanti gli attimi d’amore
dal primo ignoto, fantasioso affacciarsi
alla meraviglia del meraviglioso esserci
che da qui passa
e che ad accendersi va, puntino
tremolante, nella spaziosa, sognante notte eterna.

Ci sono, e ci saranno,
nel mai finito accendersi,
tutte le mie, un giorno,
e doppie saranno: la tua e la mia
sempre insieme accese
che un cielo sol non basterà a tenere.

Pur se neanche tutte insieme
mai faranno quella luce
che il sol da solo dà,
pe’ accendere ogni vita
che ogn’altra luce accende,
lui padre, e madre,
d’un mondo, che…non ci sarebbe…
se non di ghiacciato, eterno buio di cristallo.

Qual immenso bene, invece!…
– Guarda! – che ogni attimo d’amore ha acceso
nei mai sazi spazi,
per le lattee, luccicanti, ispirate galassie!…
Come lucciole per sempre incastonate!
Dovrebbero rendercene, un po’…
Chè va a iniziarne, qui, scarseggio pernicioso…
Finché, almeno, possano esser ricopiate,
ricostituite…
e ancor lassù inviate, a dar vividi segni
che amore – qui non è finito, e non andrà a finire.

Armando Bettozzi

Published in: on dicembre 30, 2017 at 06:52  Comments (1)  

Poi

AFTERWARDS

When the Present has latched its postern behind my tremulous stay,
And the May month flaps its glad green leaves
like wings,
Delicate-filmed as new-spun silk, will the
neighbours say,
“He was a man who used to notice such things”?

If it be in the dusk when, like an eyelid’s
soundless blink,
The dewfall-hawk comes crossing the shades
to alight
Upon the wind-warped upland thorn, a gazer
may think,
“To him this must have been a familiar sight.”

If I pass during some nocturnal blackness, mothy and warm,
When the hedgehog travels furtively over the lawn,
One may say, “He strove that such innocent creatures should come to no harm,
But he could do little for them; and now he is gone.”

If, when hearing that I have been stilled at last, they stand at the door,
Watching the full-starred heavens that
winter sees,
Will this thought rise on those who will meet my face no more,
“He was one who had an eye for such mysteries”?

And will any say when my bell of quittance is heard in the gloom,
And a crossing breeze cuts a pause in its outrollings,
Till they rise again, as they were a new
bell’s boom,
“He hears it not now, but used to notice
such things”?

§

Quando l’oggi avrà chiuso il suo cancello dietro il mio trepido soggiorno,
il mese di maggio agiterà come ali le sue liete foglie verdi,
Coperte di lieve pelurie come seta appena filata, diranno i vicini:
« Era un uomo che sapeva notare queste cose » ?

Se sarà al tramonto, quando, come il battito silenzioso d’una palpebra,
Il falco della rugiada viene a posarsi attraverso le ombre
Sul pruno dell’altura distorto dal vento, un passante potrà forse pensare:
« Questa scena dev’essergli stata familiare ».
Se passerò nella tenebra notturna, piena di falene e calda,
Quando il porcospino corre furtivo sul prato,
Qualcuno forse dirà: « Fece quanto era in lui perché queste creature innocenti scampassero a ogni male,
« Ma non potè far molto, e ora non c’è più ».

Se, quando udranno che sono placato, alla fine, sosteranno davanti la porta,
Fissando il cielo invernale gremito di stelle,
Sorgerà questo pensiero in coloro che non incontreranno il mio viso mai più
« Era uno che aveva un occhio per questi misteri » ?

E dirà nessuno, quando la campana del mio trapasso sarà udita nella tenebra,
E una brezza interposta segnerà una pausa nel suo rombo,
Fincbé emergerà di nuovo, quasi fosse la voce d’un’altra campana
« Ora egli non ode, ma soleva notare queste cose » ?

THOMAS HARDY

Published in: on dicembre 30, 2017 at 06:50  Comments (1)