Amore

Immagine leggera
confuso dallo specchio
voglio scriverti una parola nuova
inesistente
le memory card mi cancellano il passato
gli strappi che colpiscono la mente
e i tasti che schivano i miei colpi
… e sono stato tanto tempo in analisi
dal tempo …
sfogliano le pagine staccate ad una ad una
poi coi miei stessi occhi ripassate
lucide di patine e pensieri senza immagini
airlock
respiro
sfido
lo specchio dove tu sei ancora impressa
con un tuo sorriso che mi lascia dentro
led lumi e bui oscuri
monitor di pixel intasati
e mi scontro dove l’universo riversa tutti i suoi spazi
free d’ogni passato inserisco input ed on line
devo trovare una parola nuova…insistente…
amore

Enrico Tartagni

Published in: on gennaio 4, 2018 at 07:21  Comments (1)  

Pensami…

Pensami nel silenzio della notte
dove il tempo non ha padroni
e nei sogni senza illusioni
prendi il mio viso fra le mani.

Non perderti nel delicato
suono di un flauto,
nella malinconica melodia
di un violino,
nel vuoto immenso
della solitudine.

Dimentica l’urlo osceno
della rabbia,
di una verità sorda
dove il vento trasporta
ricordi di eventi dolorosi.

Brucia le fotografie
ingiallite dal tempo
che come lame minano
l’equilibrio instabile
di un destino fatto di strisce
dove sussurrano voci malefiche.

Libero vola tra carezze sensuali
che seguono il tuo corpo,
in un mare di sale
dove un’onda trasporta
il calore dei corpi
avvinghiati nell’atto dell’amore.

Patrizia Mezzogori

Published in: on gennaio 4, 2018 at 07:20  Comments (4)  

Evanescenze

Sereno,
andare là
dove il dolore
è sconosciuto.
Sperdermi
per gli spazi infiniti
là dove le tristezze
del mondo
sono una dimensione
non misurabile.
Poter navigare
in solitudine
e non temere
il mare in tempesta
o le onde ghermirmi.
Essere solo anima,
solo essenza,
e non dovere più soffrire
per l’indifferenza
che circonda
questa dimora
d’insaziabili prede.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 4, 2018 at 07:02  Comments (1)  

Il re di Thule

DER KÖNIG IN THULE

Es war ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen goldnen Becher gab.

Es ging ihm nichts darüber,
Er leert’ ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft er trank daraus.

Und als er kam zu sterben,
Zählt’ er seine Städt’ im Reich,
Gönnt’ alles seinen Erben,
Den Becher nicht zugleich.

Er saß beim Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
Auf hohem Vätersaale,
Dort auf dem Schloß am Meer.

Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensglut,
Und warf den heiligen Becher
Hinunter in die Flut.

Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief ins Meer,
die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.

§

Fedel sino a l’avello
Egli era in Tule un re:
Mori l’amor suo bello,
E un nappo d’òr gli diè.
Nulla ebbe caro ei tanto,
E sempre quel vuotò:
Ma gli sgorgava il pianto
Ognor ch’ei vi trincò.
Venuto a l’ultim’ore
Contò le sue città:
Diè tutto al successore
Ma il nappo d’or non già.
Ne l’aula de gli alteri
Suoi padri a banchettar
Sedè tra i cavalieri
Nel suo castello al mar.
Bevè de la gioconda
Vita l’estremo ardor
E gittò il nappo a l’onda
Il vecchio bevitor.
Piombar lo vide, lento
Empiersi e sparir giù;
E giù gli cadde spento
L’occhio e non bevve più.

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Published in: on gennaio 4, 2018 at 06:51  Comments (2)