Lo Stecco Spennacchio de Piazza Venezia

Ce sta e come!…un granne inquinamento!
Ar Comune ciavéveno raggione!
Artro che stop ar traffico puzzone!
Qui tòcca chiude…no pe ‘n giorno: cento!

Stàmo rischiànno l’avvelenamento,
e ce ne sò li segni a sprofusione:
uno de questi sta in…esposizzione
proprio llì in Piazza…e pare er monumento

a ‘la grossa sconfusione mentale
che fa vienì l’inquinamento, appunto,
e ‘n fa sentì vergogna, in modo tale

che l’arbero gigante de Natale
messo a Piazza Venezia – secco e smunto –
stann’a spacciàllo pe arbero…ideale!

E ssì, che c’è costato puro ‘n bòtto!…
Ma è tanto spelacchiato, poverello,
che pare messo llì come modello
de povertà pe noantri…come un motto!

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 12, 2018 at 07:22  Comments (5)  

Alba antica

Sul mare del passato di un poeta
tuttor si pavoneggia l’alba antica
che lui non vede eppur morta non crede.

Il bel ricordo avanza verso l’oggi
e la sostanza appena ne scalfisce
com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio

residui d’erba bruca al suo passaggio
lasciando eretta la falesia, esposta
al sole, al vento e del cielo all’acqua.

Mirabil vista viene offerta agli occhi
nel mentre monta ingenua onnipotenza
per quel serbar, del catenaccio in atto,

la chiave ch’apra la sala dei miraggi
rivolta a Sud con la finestra al sole
e giù, al mar, salsedine impazzita.

L’ancor dormiente e provocante specchio
al Nostro va, protetto dalla sorte
nella porzion di tempo ad intervallo

tra il cobalto e la nascente aurora
e calmo il miracolo s’avvera
al primo raggio sopra l’orizzonte.

E nastri e nastri incidono la luce
sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
azzurro pria che il cielo se n’avveda.

Schiarito appar metà dell’universo
a mo’ di quando dopo il lungo inverno
i primi verdi muovono la zolla

prendendo posto ov’era solo brina
con il silenzio a fare da interregno
nel freddo assolo regalato al vento.

Fantasma destinato negli abissi,
solitudo, che scoglio or abbandona,
sfibrata defluisce verso il largo

e lascia spazio a piedi di fanciullo
dacché le orme su quel ner lui vuole
calcare ancora come pria ha fatto.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 12, 2018 at 07:19  Comments (3)  

Sonetti appesi

Carezzati dai raggi di sole,

intrecci e sequenze di parole.  

Sonetti appesi a fili d’argento

mossi da lieve soffio di vento.

Niente che turbi l’anima quieta

solo pensieri che il cuore allieta.

Il sole sorge e tardi tramonta

intanto calma la notte affonda.

Ciò che in passato mi fece paura

Ora apprendo che dolore non dura

per lungo tempo: svanisce e sfuma

tale l’onda sul mare che schiuma.

E se posso trovare la rima

senza scordare la metrica prima

in quartine poetar mi conviene

sì che al poeta il verso appartiene.

Son ora in auge liberi versi

vari poeti ne sono avversi

nessuno più brama legami e catene

ormai mutate in essenze aliene.

Tuffata in pieno romanticismo

forse in poco d’anacronismo

temo che’l Manzoni a tal riguardo

non degnerebbe lor d’uno sguardo.

 

Danila Oppio

Published in: on gennaio 12, 2018 at 07:12  Comments (5)  

Non voglio altra luce che il tuo corpo avanti al mio

YO NO QUIERO MÁS LUZ QUE TU CUERPO ANTE EL MÍO

Yo no quiero más luz que tu cuerpo ante el mío:
claridad absoluta, transparencia redonda.
Limpidez cuya extraña, como el fondo del río,
con el tiempo se afirma, con la sangre se ahonda..

¿Qué lucientes materias duraderas te han hecho,
corazón de alborada, carnación matutina?
Yo no quiero más día que el que exhala tu pecho.
Tu sangre es la mañana que jamás se termina.

No hay más luz que tu cuerpo, no hay más sol: todo ocaso.
Yo no veo las cosas a otra luz que tu frente.
La otra luz es fantasma, nada más, de tu paso.
Tu insondable mirada nunca gira al poniente.

Claridad sin posible declinar. Suma esencia
del fulgor que ni cede ni abandona la cumbre.
Juventud. Limpidez. Claridad. Transparencia
acercando los astros más lejanos de lumbre.

Claro cuerpo moreno de calor fecundante.
Hierba negra el origen; hierba negra las sienes.
Trago negro los ojos, la mirada distante.
Día azul. Noche clara. Sombra clara que vienes.

Yo no quiero más luz que tu sombra dorada
donde brotan anillos de una hierba sombría.
En mi sangre, fielmente por tu cuerpo abrasada,
para siempre es de noche: para siempre es de día.

§

Non voglio altra luce che il tuo corpo avanti al mio:
assoluto chiarore, trasparenza completa.
Limpidezza il cui ventre, come il fondo del fiume,
con il tempo s’afferma, con il sangue s’affonda.

Che materie durevoli e lucenti t’hanno fatto,
cuore dell’aurora, carnagione mattutina?
Non voglio altro giorno di quello che esala il tuo seno.
Il tuo sangue è il domani che non ha mai termine.

Non c’è altra luce o sole che il tuo corpo: tutto è tramonto.
Le cose non vedo che ad altra luce che alla tua fronte.
L’altra luce è un fantasma, nulla piú, del tuo passo.
Il tuo insondabile sguardo mai volge a ponente.

Chiarezza senza via di declino: essenza somma
del fulgore che non cede né lascia la cima.
Gioventú. Limpidezza. Chiarore. Trasparenza
che avvicina gli astri piú lontani nella luce.

Chiaro corpo, bruno di calore fecondante.
Erba nera l’origine; erba nera le tempie.
Nera sorsata gli occhi, lo sguardo distaccato.
Giorno azzurro. Notte chiara. Ombra chiara che vieni.

Non voglio altra luce che la tua ombra dorata,
da cui scaturiscono anelli d’un’ erba oscura.
Nel mio sangue, fedelmente dal tuo corpo acceso,
per sempre c’è la notte: per sempre c’è il giorno.

MIGUEL HERNÁNDEZ

Published in: on gennaio 12, 2018 at 07:04  Comments (2)