Seduto su uno scoglio

Seduto su uno scoglio,
laggiù un giorno di dicembre soleggiato,
spruzzi salmastri uniti al vento
la pelle m’hanno accarezzato.
Soffiava il vento,
onde spumose sollevava
coprivano i pensieri,
laggiù a Punta Ristola
la scogliera imbiancava,
laggiù l’onda con me forse scherzava.

La Grotta del Diavolo copriva,
l’urlo del demone imprecava,
forte al cielo una bestemmia alzava
contro quel dio del mondo ingannatore,
urlava contro il proprio creatore.

E schiaffeggiava, il mare, la scogliera
l’onda davanti a me erta s’alzava
oh, dio, dio mio come impetuosa era,
di salso ricopriva la mia pelle
in bocca insaporiva i miei papilli
gli occhi bruciava,
mi riempiva i pori,
forte la tentazione di ricambiar l’abbraccio,
d’un sonno tra quei flutti ingannatori.

E l’onda mi sfiorò le braccia,
alta oltre la testa disegnò nel cielo
fantastici disegni,
e mi coprì la mente un bianco vel
mentre la vita accarezzava il sole
che s’affacciò alla grotta sorridente
la morte ne uscì di nuovo vinta,
per una volta ancora fu perdente.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 16, 2018 at 07:32  Comments (4)  

Indecifrabile destino

Indecifrabile destino che ci vede naufraghi
in un mondo dove rassegnazione
e malinconia sono i soli sovrani
di giornate sempre uguali per poveri viandanti
senza più sogni e speranze.

Sgrana e stralcia attimi di vita
come fossero semi di un rosario,
tritando i nervi di una mente stanca
che muta volge lo sguardo
verso tremule luci che appaiono all’orizzonte.

Attanaglia sorrisi persi nel nulla
dove invisibili ombre, formando un’orchestra,
eseguono stridule note che rimbalzano
in stretti vicoli dove vorticano
nuvole di polvere tra i rifiuti delle illusioni.

E nel buio della notte, come falce della morte,
appare, imbrigliata nel cielo,
la bianca luna che disperde lacrime amare
su rimpianti marciti come frutti caduti al suolo
dai rami d’un albero da tempo senza linfa vitale

Patrizia Mezzogori

Published in: on gennaio 16, 2018 at 07:22  Comments (6)  

Brulica di dolcezza

Questo tramonto intenso

magico che colora

il mio cammino

lascia dagli spiragli della notte

trasparire brividi di luce

che allacciano carole

a sorrisi di sole all’orizzonte

quando l’alba accendeva

le note degli incontri

in riva al mare.

Ti ricordi i nostri appuntamenti,

quando il fruscio dell’onda

carezzava progetti seminati

di mille coriandoli d’amore…

Ora il mare ha sommerso

tutti i sogni

È rimasto nell’acqua

il tuo profumo

e la malinconia impressa al sole

che lentamente cala

all’orizzonte

come un ultimo bacio

prima di scomparire

in fondo al mare.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on gennaio 16, 2018 at 07:15  Comments (7)  

Solo morire di giorno

SÓLO MORIR DE DÍA

El mundo glorifica sus alas.

Bosque inmenso, selva o león o nube;
pupila lentísima que casi no se mueve;
dolorosa lágrima donde brilla un lucero,
un dolor como un pájaro, iris fugaz en lluvia.

Tu corazón gemelo del mío,
aquel alto cantil desde el cual una figura diminuta
mueve sus brazos que yo casi no veo, pero que sí que escucho;
aquel punto invisible adonde una tos o un pecho que aún respira,
llega como la sombra de los brazos ausentes.

Tu corazón gemelo como un pájaro en tierra,
como esa bola huida que ha plegado las alas,
como dos labios solos que ayer se sonreían…

Una mágica luna del color del basalto
sale tras la montaña como un hombro desnudo.
El aire era de pluma, y a la piel se la oía
como una superficie que un solo esquife hiere.

¡Oh corazón o luna, oh tierra seca a todo,
oh esa arena sedienta que se empapa de un aire
cuando sólo las ondas amarillas son agua!

Agua o luna es lo mismo: lo impalpable a las manos,
linfa que goteando sobre la frente fría
finge pronto unos labios o una muerte escuchada.

Quiero morir de día, cuando la luna blanca,
blanca como ese velo que oculta sólo un aire,
boga sin apoyarse, sin rayos, como lámina,
como una dulce rueda que no puede quejarse,
aniñada y castísima ante un sol clamoroso.

Quiero morir de día, cuando aman los leones,
cuando las mariposas vuelan sobre los lagos,
cuando el nenúfar surte de un agua verde o fría,
soñoliento y extraño bajo la luz rosada.

Quiero morir al límite de los bosques tendidos,
de los bosques que alzan los brazos.
Cuando canta la selva en alto y el sol quema
las melenas, las pieles o un amor que destruye.

§

Esalta il giorno le sue ali.

Bosco immenso, selva, leone o nube;
lentissima pupilla che quasi non si muove;
lagrima dolorosa dove brilla una stella,
dolore quasi uccello, iride tra la pioggia.

Il tuo cuore gemello del mio,
alta roccia da cui una breve figura
muove le braccia che quasi non vedo, ma che odo;
invisibile punto dove una tosse o un petto ancora anelo
giunge quasi sia l’ombra delle braccia perdute.

Il tuo cuore gemello come un uccello in terra,
come la palla in fuga che ha piegato le ali,
come due labbra sole che ieri sorridevano…

Una magica luna colore di basalto
esce di dietro il monte come una spalla nuda.
Era di piuma l’aria, la pelle la si udiva
come una superficie che un battello ferisce.

Oh cuore, cuore o luna, oh terra secca a tutto,
oh arena assetata che s’imbeve di un’aria
quando soltanto le onde gialle son acqua!

Acqua o luna è lo stesso: ciò che sfugge alla mano,
linfa che mentre goccia sopra la fronte fredda
imita a un tratto labbra o una morte ascoltata.

Voglio morir di giorno, quando la luna bianca,
bianca come quel velo che cela solo aria,
voga senza sostegno, senza raggi, una lamina,
come una dolce ruota che non può dare gemiti,
infantile e castissima nel sole clamoroso.

Voglio morir di giorno, quando amano i leoni,
allorché le farfalle volano sopra i laghi,
quando la ninfea emerge da un’acqua verde o fredda,
fiore assonnato e strano nella luce rosata.

Voglio morire al limite degli ampi boschi estesi,
dei boschi che levano le braccia.
Quando canta la selva in alto e il sole brucia
capigliature, pelli o un amore che annienta.

VICENTE ALEIXANDRE

Published in: on gennaio 16, 2018 at 07:14  Comments (4)