L’orologio

Non mi va più

di portare

orologi placcati oro

che mi frantumano

il polso

in spire mortificanti.       

Voglio

un orologio modesto

col cinturino nero

a scandire

il mio tempo

senza sufficienza.

 

Graziella Cappelli

Published in: on gennaio 19, 2018 at 07:47  Comments (10)  

Non…

non amarti per sempre

soltanto fin dopo la luce

non amore abbagliante

ma tenue

senza un’ombra

non amarti in silenzio

solo fin dopo il suono

non amore assordante

ma dolce

senza intensità di tono

non esserti vicino

unicamente fin oltre l’unito

non amore  soffocante

ma il tuo respiro

il mio

non amore nella mente

solamente fin dopo la ragione

non amore idea

ma parola del pensiero

non amarti per restare

soltanto fin dopo il tempo

non amore/vita

ma attimo dopo attimo.

 

Giovanni De Simone

Published in: on gennaio 19, 2018 at 07:30  Comments (13)  

Il cielo

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.

WISŁAWA SZYMBORSKA

Published in: on gennaio 19, 2018 at 07:22  Comments (1)  

Il cacciatore

Al baglior di sole insidia
il cacciatore spara ancora,
con i suoi tuoni e la perfidia,
di tordi il cantico divora.

Cade tra rami d’agrifogli
le ali si chiudono di getto,
cinto da piccoli germogli,
piombo sul devastato petto.

Delirio consumato e amaro  
diviene volo di chimera,
il sangue e polvere da sparo,
negli occhi un canto di preghiera.

L’uomo uccide per onore
a volte solo per giocare,
un nido attende nel grigiore,
la madre che non può tornare.

Raffaele Saba

Published in: on gennaio 19, 2018 at 07:17  Comments (8)