Fanciulle

Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.

Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.

Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. È mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.

Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

UMBERTO SABA

Published in: on gennaio 21, 2018 at 07:36  Comments (4)  

Esondazione

quando dubbi e inquietudini
sembravano senza via d’uscita
e un repentino volgere di spalle
di maggiordomi e primedonne
divenne un fiume che allagò il giardino
sprangò porte e finestre della casa

fuori pioveva il buio
passavano giullari e cantastorie
in cerca di ribalte e di platee
più compiacenti
immemori del tempo che cancella
programmi e cartelloni

mentre il fiume cresceva e dilagava
in una sarabanda d’acqua
il giardiniere
restò in attesa che fiorisse l’alba

Cristina Bove

Published in: on gennaio 21, 2018 at 07:35  Comments (4)  

Le montagne

Ho provato a scavarle,
a risalirne le ruvide chine,
a carpirne il mistero
in fitte ombre di boschi.
Sempre giravo intorno
a quelle solide cime,
montagne aspre e lontane,
padrone di tutti i miei giorni
e delle mie notti regine altère.
Grandi passioni per gesti avari
e fuoco in pietra racchiuso;
muto il loro segreto, e rara fonte
lo scaturire di indulgenti risa.
Non trovai quel sentiero
che vince le nebbie e i venti doma
e scopre in scintille di ghiaccio
le limpide vette da sempre amate.
Ora in questo vago imbrunire
preparo tra morte foglie e rovi
il mio freddo giaciglio d’autunno,
e abbraccio l’amara terra
che è donna sincera e pietosa madre.
Ormai pago di stanche domande
in un tempo che conta i suoi giorni
mi abbandono a un fedele presente
ed al miele di un ricordo antico,
perché all’ombra delle mie montagne
no, non conosco un altro rifugio.

Fabio Sangiorgio

Published in: on gennaio 21, 2018 at 07:14  Comments (3)  

Il mondo di Aur

Parrebbe cosa d’altri tempi,

un’aria invero profumata,

un fiore alieno emozionante,

il mondo di Aur.

 

Col passo lento dell’intruso,

la curiosità che mi assillava,

l’ho visitato di soppiatto,

il mondo di Aur.

 

Finestre blu e senza vetri

mi aprivano nuance e sogni

al pari di carezze di una madre

che inondano d’amore il figlio.

 

Scovai più tardi nel salotto

pile di libri ed antiche fiabe,

figure di prìncipi al galoppo

ad inseguire glorie e dame.

 

Sul vecchio tavolo di fòrmica,

ancora aperto il grande Black

e una foto in bianco e nero

del primo pesce catturato.

 

Sui muri, a destra e a manca,

guardai quadrati d’acqua e sale

e barche e reti e lenze sgangherate

distese al sole ad asciugare.

 

Davanti al fuoco scoppiettante,

su sedia a dondolo di raso,

pelle di seta a prima vista,

l’ultima fata mi parlò.

 

Appresi di un foulard bianco,

del banco di una quinta B,

di poesie dei sedici anni

che l’uomo suo le raccontò.

 

Che tempo sarà stato

il tempo che ora non c’è più?

Quali speranze nascondeva

il mondo di Aur?

 

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 21, 2018 at 07:02  Comments (5)