Intrecci

Intrecci

preziosi

di vite

mani incontrate

che toccano strette

intrecci

chiome imperlate

maglie

infilate

tessute

sul seno

intrecci

d’occhi baciati

bendati

da piccole gocce

fluite

a-mare

nel tempo.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on gennaio 26, 2018 at 07:18  Comments (10)  

Caro anno nuovo

Caro Anno Nuovo, il sospetto c’ è e è forte
che tu sia solo un seguitar dei mali,
sola evidenza di quello ch’è andato.

Per far che un tal sospetto sia infondato
non ti resta che tagliargli le ali!
a ogni male, e al bene far la corte.

Non affidarti soltanto alla sorte
per rimettere tante cose a posto:
tu vieni dall’alto, e sai distinguere.

Non tener chiusi gli occhi, non fingere!
Non stare qual vigliacco ben nascosto,
ma accorri ad aggiustar le cose storte.

Vai avanti, ma…col retrovisore.
E sempre i pro e i contro ben soppesa.
Fermati, anche! A pensar non c’è vergogna…

Lascia il “corretto”, e la…corsa che agogna…
Che a tutti e a tutto bada…No alla spesa!
di chi nel nostro…teatro…è un “primo attore”.

E bada…pensa…rifletti…a ogni…mossa
poiché trascini…eredità che pesa:
“Passato, via!…Roghi e streghe…in riscossa”!

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 26, 2018 at 07:01  Comments (4)  

Firenze vecchia

Ho visto il tuo palazzo palpitare
Di mille fiamme in una sera calda
O Firenze, il magnifico palazzo.
Già la folla à riempito la gran piazza
E vocia verso il suo palazzo vecchio
E beve la sua anima maliarda.
La confraternita di buona morte
Porta una bara sotto le tue mura:
Questo m’allieta questo m’assicura
Della tua forza di contro alla morte:
Non bruciano le tue ferree midolla
I tempi nuovi e non l’amaro agreste
Delle tue genti: in ricordanze in feste
L’àspero sangue sotto a te ribolla.
O ferro o sangue o fiamma è tutto fuoco
Che brucia la viltà dentro le vene!
A te dai petti e dalle gole piene,
Di gioia e forza un’inesausta polla!

DINO CAMPANA

Published in: on gennaio 26, 2018 at 07:01  Comments (4)  

Egli è. Siccome ignobile

Ei è.  Siccome ignobile

Dato il fetal respiro

Stette la belva immemore

Orba di tanto spiro,

Così, percossa, attonita

La donna al nunzio sta,

muta pensando all’ultima

ora dell’uom fetale;

né sa quando una simile

orma di piè mortale

la sua crudel polvere

a calpestar verrà.

Lui ributtante al solio

Vide il mio genio e tacque:

quando con melliflua voce

cadde, risorse e giacque.

Di mille voci al sonito

Mista la sua non ha:

priva di servo encomio

e di codardo oltraggio,

vien rimosso subito

sparir di tal linguaggio,

scioglie all’urbe un disgusto

che certo non morrà.

Tu, dalle stanche ceneri

spandi ogni ria parola

Il Dio che atterra e suscita

Che affanna e che consola

Sulla deserta coltrice

Il  suo Karma poserà.

Chi ha seminato il mal

A lui certo tornerà.

 

Danila Oppio

Published in: on gennaio 26, 2018 at 06:51  Comments (10)