Due haiku invernali

Gelati i rami
intrappolano sogni –
candidi fuori

Giochi dell’acqua
i ricami di neve –
sento un brivido

azzurrabianca

Published in: on febbraio 2, 2018 at 07:31  Comments (1)  

Membri peripatetici

Ove occhio cade mentre fo poesia?

Sulla cordella della tapparella,

e alla finestra con ragazza snella

che adocchia giù nel brolo 2 l’osteria.
 

Ove occhio spia mentre fo poesia?

A quella man veloce che favella

e ner su bianco induce la storiella

sognando un crocchio d’eros sulla via.
 

O Lorenzo, ben assicuri, ai membri

di poesia dal giovine all’anziano,

gran gusto grazie alle odi che tu smembri.
 

E noi peripatetici l’arcano 3,

ad ovest sud o nord sotto alti cembri 4,

al fano 5 ardiamo 6. Ma il vero è a est: Fano 7!

 

Sandro Sermenghi

 

1 membri peripatetici: per estensione gli allegri e acuti ricercatori del sito letterario “Poetare.it” tenuto nel web dal prof. Lorenzo De Ninis i quali, dopo ogni ora di tastiera, vanno a fare una passeggiatina  (dopo il 335 a.C., Aristotele fondò ad Atene il Liceo, scuola filosofica detta Peripato perché in sede vicina a un tempietto sacro ad Apollo Licio e a un giardino con un viale per il passeggio; in greco peripatêin = passeggiare);

2 brolo: giardino;

3 arcano: la poesia/enigma che cela un messaggio;

4 cembri: cembro, o cìrmolo, albero delle Pinacee;

5 fano: tempio; vedi anche 7;

6 ardiamo: come verbo ardire, per “osiamo offrire il nostro arcano/poesia”; oppure, ed anche, come verbo ardere, perché l’arcano/poesia “con la sua forza promana luce come, e più, di tanti ceri ardenti offerti al tempio/fano”;

7 Fano: città delle Marche; ma anche Fano, figlio di Dioniso dio della vite, che nella lista di Apollodoro figura d’essere imbarcato insieme al fratello Stafilo (grappolo, in greco) sulla nave Argo (rapido, dal nome del suo costruttore figlio di Arestore) che portava gli Argonauti guidati da Giasone nella sua ricerca del Vello d’oro, che fu conquistato e consegnato a Pelia: forse, dopo tanti secoli, il Vello d’oro è finito a Fano?

Published in: on febbraio 2, 2018 at 07:27  Comments (1)  

Caro maestro

Tra le intercapedini di certe domande

percorro il tunnel

che conduce all’altra riva

dove per approdare

occorre togliersi i vestiti.

A me non succede

come chi fu lasciato passare

portando la voce e l’inchiostro,

così rimango fuori

con l’occhio dietro l’uscio

ad origliare

sulla sonnolenza del cuscino,

il senso che accede al traguardo

solleva lo sfiorare con le dita

di versi che si imparano a memoria,

rifocillato da pietosi lumi

hai voluto abbracciarmi

avanti le mani incrociate…

la luce del vuoto cancella

il pullulare degli avanzi 

e cerca volti amici

per colmare valigie di calore

in vista del freddo che incombe.

Riposa in pace caro maestro.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 2, 2018 at 07:22  Comments (2)  

Paese d’assenza

PAÍS DE LA AUSENCIA

País de la ausencia
extraño país
más Ujier o que ángel
y seña sutil
color de alga muerta,
color de neblí,
con edad de siempre,
sin edad feliz.

No echa granada,
no cría jazmín,
y no tiene cíelos
ni mares de añil.
Nombre suyo, nombre,
nunca se lo oí,
y en país sin nombre
me voy a morir.

Ni puente ni barca
me trajo hasta aquí.
So me lo contaron
por isla o país.
Yo no lo buscaba
ni lo descubrí.

Parece una fábula
que ya me aprendí,
sueño de tomar
y de desasir.
Y es mi patria donde
vivir y morir.

Me nació de cosas
que no son país;
de patrias y patrias
que tuve y perdí;
de las maturas
que yo vi morir;
de lo que era mío
y se fue de mí.

Perdí cordilleras
en donde dormí;
perdí huertos de oro
dulces de vivir;
perdí yo las islas
de caña y añil,
y las sombras de ellos
me las vi ceñir
y juntas y amantes
hacerse país,

Guedejas de nieblas
sin dorso sin cerviz,
alientos dormidos
me los vi seguir,
y en años errantes
volverse país,
y en país sin nombre
me voy a morir.

§

Paese d’assenza
bizzarro paese
più leggero d’angelo
e gesto sottile,
color d’alga morta,
colore di nibbio,
con l’età di sempre,
senza età felice.

Non dà melograni,
non dà gelsomini,
e non ha né cieli
né mari di viola.
Il nome suo, il nome,
mai gliel’ho sentito,
e in paese senza nome
io morirò.

Né ponte né barca
mi ha portato qui.
Non me lo hanno detto
per isole o terre.
Io non lo cercavo
né poi l’ho scoperto.

E sembra una fiaba
che ho già imparato,
sogno da prendere
e poi da lasciare.
È la patria dove
vivere e morire.

Mi è nato da cose
che non son paese;
da patrie e patrie
che ho avuto e perduto;
da quelle creature
che ho visto morire;
da ciò che era mio
e mi ha abbandonato.

Ho perso montagne
su cui ho dormito;
ho perso orti d’oro
dolcezza di vita;
ho perso le isole
di canna e di viola,
e le loro ombre
le vidi a me stringersi
e avvinte e amanti
farsi anche paese.

Criniere di nebbia
senza dorso e nuca,
respiri assopiti
li vidi seguirmi,
e in anni erranti
diventar paese,
e in paese senza nome
io morirò.

GABRIELA MISTRAL

Published in: on febbraio 2, 2018 at 07:06  Comments (1)