Ho scritto niente

Ora ho voglia di scriverti

ci sto pensando

ma quella voglia è sola

cosa ti scrivo?

Che i tuoi versi mi incantano

che mi fanno paura

che mi ispirano altri versi

che sono ermetici troppo

che non li capisco?

Non lo so ma li leggo

anche a voce alta

per me che scavo pensieri

e cerco di dar loro un senso

ho pensato

e ho scritto

niente…

 

Gavino Puggioni

 

Published in: on febbraio 23, 2018 at 07:42  Comments (3)  

Fiori di compleanno

Al mio primo compleanno
Insieme ricordo,
Nascondevi i fiori
Dietro la schiena,
Come fanno i bambini
Con le sorprese,
Sorridendo propro così.
Era un maggio caldo
Quell’anno, anni fa,
Una vita fa, secoli fa.
Io ho capito, ma ti ho chiesto
“Che c’è lì dietro furbetto? ” e
Tu hai liberato il braccio,
Hai rivelato i fiori.
È nato un bacio
Tra me, te e loro.
Li ho respirati, amati
Essicati, conservati.
Quest’anno al mio compleanno,
Tanti regali, nessun fiore,
Neppure tu che sei
In un altro altrove
Da cui non tornerai mai.
Eppure se chiudo gli occhi
Proprio stretti,
Li vedo, ti vedo, ti sento,
Sento il tuo profumo
Perché tu per me
Profumavi di fiori
Appena colti.
Tu per me profumi ancora.

Piera Grosso

Published in: on febbraio 23, 2018 at 07:42  Comments (5)  

Parole giuste sono a venire

Se perdo i tuoi bisbigli, che me ne faccio, dimmi
di queste orecchie buone alla pesa?
di quest’occhi, lavato via quell’arco
che fa l’uccello lira
a fine inverno quando è più chiaro
e insiste, gonfio, tra i fiordi delle mele
e dei mandarini in fiore?
Poggiato su me stesso l’umanità è un’inezia
l’amore una teoria per filosofi, un concetto
buono viepiù per fare baldoria in qualche ostello.
Poggiato su me stesso ho tradotto in oro il ferro
mentendo sulle mie qualità, sulla magia
che un lapis ben indotto può scaturire.
Giusta, è solo la parola ben masticata in bocca
tradotta intorno a un fuoco di un contadino
o un prete, che ha macellato Dio sopra i libri.
Da un recluso, che vede la sua luna compagna
un giorno al mese.
Parole giuste sono a venire. E’ ora, adesso
di comprensione e umili canti
di poggiare, la schiena alle pareti di casa
e udirci i morti, i getti di calcina e le pietre levigate.
Gli odori di chi ha perso la gioventù e le mani
tirando su palate di malta e poi mattoni.
E’ tempo di piegarsi sul fieno ed adorare
la terra generosa ed eccentrica, e sedere
tra l’albero maestoso di vita, farsi foglia

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 23, 2018 at 07:38  Comments (1)  

O notte

Dall’ampia ansia dell’alba
Svelata alberatura.

Dolorosi risvegli.

Foglie, sorelle foglie,
Vi ascolto nel lamento.

Autunni,
Moribonde dolcezze.

O gioventù,
Passata è appena l’ora del distacco.

Cieli alti della gioventù
Libero slancio.

E già sono deserto.
Preso in questa curva malinconia.

Ma la notte sperde le lontananze.

Oceanici silenzi,
Astrali nidi d’illusione,

O notte.

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on febbraio 23, 2018 at 07:32  Comments (2)