Il caso Timbari

Abbiamo il piacere di segnalarvi l’uscita dell’ultimo romanzo del nostro amico poeta musicista e narratore Sandro Orlandi. Qui di seguito vi diamo alcuni ragguagli e recensioni sull’opera. Auguriamo a Sandro il successo che merita e a voi tutti una buona lettura!

 

Autore: Sandro Orlandi

Titolo: “Il caso Timbari”

anno: 2018

Casa editrice: Antipodes

Sezione: narrativa

Isbn : 978-88-99751-26-5

copertina: “Ricerca di salvezza” di Maristella Angeli

brossura – pp. 244

Euro € Prezzo € 15,00

Per acquisti:

http://www.antipodes.it/prodotti/?titolo=Il+caso+timbari&button=Cerca

Sandro Orlandi: sandroorlandi51@gmail.com

 

Dalla quarta di copertina:

Un castello di indizi in cui si intrecciano indissolubilmente psicologia, sentimenti forti e contrastanti e buona cucina. Un giallo diverso in cui i ruoli di vittime e carnefici vengono ripetutamente scambiati e protagonisti e comparse sono caratterizzati a tutto tondo. Il clima delle indagini, a tratti angosciante, è sapientemente stemperato da gradevolissimi intermezzi dal sapore tutto regionale.

Vincitore del Concorso Letterario Samhain – II Edizione

Questo romanzo sembra scritto per essere trasformato in un film. I personaggi sono tratteggiati con intelligenza e ironia, il racconto scorre via veloce, la giustizia non vede l’ora di trionfare, ma il lettore dovrà aspettare fino alla fine per sapere il nome del colpevole. Un racconto narrato con il cuore, con un’atmosfera intimista e riflessiva, che ci presenta un maresciallo in bilico tra l’uomo di legge e la persona comune, e che riesce ancora a sorprendersi o a gustare un buon piatto di pasta. “Il caso Timbari” appassiona il lettore, lo induce ad entrare nella mente di un assassino, e ad intuire i pensieri di chi sceglie di uccidere.

Elisabetta Broli – Premio Europa in versi – Como

Il Cantiere

Published in: on febbraio 28, 2018 at 19:06  Comments (6)  

La casa di Natale

Feste lontano da casa,
una coltre di neve
troppo ingombrante.
Nel camino si consuma
la brace dei ricordi.
Natale albeggia
sopra i comignoli fumanti,
ma dentro è notte
e a casa ritorno.

Simone Magli

Published in: on febbraio 28, 2018 at 07:41  Comments (4)  

Che senso ha

questo silenzio
che non sa tacere
ma urla,
chiamandoti fortemente,
se poi cancello numeri e parole
come orme sulla sabbia
svanite, nell’ennesima onda.
Se con le unghie
ti strappo dall’anima
o m’illudo di farlo,
quando mi basterebbe
chiudere gli occhi e
sentire il tuo respiro
l’affanno
del possederci l’un l’altro
spazzando via falsi pudori,
le menzogne
che ci raccontiamo
componendo mosaici
incompiuti.
Immedesimarci
nei fotogrammi a lieto fine
che vengono spezzati
da bruschi risvegli.
Che senso ha la mia mano
mutarsi in altre mille mani
che ti cercano,
tra stanche lenzuola
e gemiti,
per poi accontentarsi
delle briciole
perché…
“Meravigliosamente sciocchi”
Che senso ha,
annunciare guerra
al proprio cuore
conscia d’esser vinta
perchè egli già t’ama
follemente.
Che senso ha combattere
l’amore?

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 28, 2018 at 07:35  Comments (2)  

Usalo il mondo

Usalo il mondo,
bevi alle sorgenti della vita,
non ti far mai mancare
il verde dei prati,
l’ombra degli alberi,
le montagne possenti,
le pianure infinite,
i deserti di sabbia,
i ghiacci del nord,
il mare in tempesta,
il volto difficile
d’una Terra imbronciata
che a volte traspare
con la nebbia che sale
ed il sole che sorge
a dipingere quadri
a specchiarsi nei laghi.

Usalo il mondo,
e non dimenticare l’amore,
c’è il futuro che vive
in una donna che t’ama.

Usalo il mondo
ma non l’ammazzare,
combatti chi raschia
il fondo del mare,
taglia foreste,
ammorba l’aria,
succhia tesori,
uccide il futuro.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 28, 2018 at 07:11  Comments (5)  

Chioma di Capri

CABELLERA DE CAPRI

Capri, reina de rocas,
en tu vestido
de color amaranto y azucena
viví desarrollando
la dicha y el dolor, la viña llena
de radiantes racimos
que conquisté en la tierra,
el trémulo tesoro
de aromay cabellera,
lámpara cenital, rosa extendida,
panal de mi planeta.
Desembarqué en invierno.
Su traje de zafiro
la isla en sus pies guardaba,
y desnuda surgía en su vapor
de catedral marina.
Era de piedra su hermosura. En cada
fragmento de su piel reverdecía
la primavera pura
que escondía en las grietas su tesoro.
Un relámpago rojo y amarillo
bajo la luz delgada
yacía soñoliento
esperando la hora
de desencadenar su poderío.
En la orilla de pájaros inmóviles,
en mitad de del cielo,
un ronco grito, el viento
y la indecible espuma.
De plata y piedra tu vestido, apenas
la flor azul estalla
bordando el manto hirsuto
con su sangre celeste.
Oh soledad de Capri, vino
de las uvas de plata,
copa de invierno, plena
de ejercicio invisible,
levanté tu firmeza,
tu delecada luz, tus estructuras,
y tu alcohol de estrella
bebí como si fuera
naciendo en mí la vida.
Isla, de tus paredes
desprendí la pequeña flor nocturna
y la guardo en mi pecho.
Y desde el mar girando en tu contorno
hice un anillo de agua
que allí quedó en las olas,
encerrando las torres orgullosas
de piedra florecida,
las cumbres agrietadas
que mi amor sostuvieron
y guardarán con manos implacables
la huella de mis besos.

§

Capri, regina di rocce,
nel tuo vestito
color giglio e amaranto
son vissuto per svolgere
dolore e gioia, la vigna
di grappoli abbaglianti
conquistati nel mondo,
il trepido tesoro
d’aroma e di capelli,
lampada zenitale, rosa espansa,
arnia del mio pianeta.
Vi sbarcai in inverno.
La veste di zaffiro
custodiva ai suoi piedi:
e nuda sorgeva in vapori
di cattedrale marina.
Una bellezza di pietra. In ogni
scheggia della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che celava un tesoro tra le crepe.
Un lampo rosso e giallo
sotto la luce tersa
giaceva sonnolento
aspettando
di scatenare la sua forza.
Sulla riva di uccelli immobili,
in mezzo al cielo,
un grido rauco, il vento
e la schiuma indicibile.
D’argento e pietra è la tua veste, appena
erompe il fiore azzurro a ricamare
il manto irsuto
col suo sangue celeste.
Solitaria Capri, vino
di chicchi d’argento,
calice d’inverno, pieno
di fermento invisibile,
alzai la tua fermezza,
la tua luce soave, le tue forme,
e il tuo alcol di stella
bevvi come se adagio
nascesse in me la vita.
Isola, dai tuoi muri
ho colto il piccolo fiore notturno
e lo serbo sul petto.
E dal mare, girando intorno a te,
ho fatto un anello d’acqua
che è rimasto sulle onde
a cingere le torri orgogliose
di pietra fiorita,
le cime spaccate
che ressero il mio amore
e serberanno con mani implacabili
l’impronta dei miei baci.

PABLO NERUDA

Published in: on febbraio 28, 2018 at 06:52  Comments (2)