Ermione e il Vate

(mi sa che è andata così)

 

Ermione è là distesa sopra lenzuol di seta,

c’è pioggia a catinelle, c’è un lampo che inquieta.

Così lei si rivolta, si copre col cuscino,

s’è tolta la camicia, problemi avrà al pancino.

E fa pure le bizze, vorrebbe un poco amare,

magari tenerezze, magari almen mangiare.

Afflitta si lamenta, lo sente il suo ignorare,

in più le dan fastidio quei suoni da incantare.

Il fischio di quel vento, quel mormorar del mare,

un tuono è uno spavento, lei non ci vuol pensare.

Ma il Vate è lì che insiste, vorrebbe passeggiare,

per boschi e per ginestre lui se la vuol spassare.

E quell’andar per fratte, disciolti e non congiunti,

certo farà a polpette malleoli bene unti.

Neppur c’è da parlarne di correre infangata,

solingo vada a farla silvestre camminata.

E questo raccontava, quel Gabri un poco ottuso,

con questo suo bel dire, diè le istruzion per l’uso:

“piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.”

Così la conseguenza di ‘sta bella canzone

di certo è un influenza, nei piedi anche un durone.

E certo che virente lei diverrà incazzata!

s’ei insiste ulteriormente gli dà una bastonata.

E pur tacer doveva! Pur spegner la passione!

Un peso a lui pareva la dolce, cara Ermione.

 

Piero Colonna Romano

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Published in: on marzo 11, 2018 at 07:40  Comments (6)  

Ascolto il cuore

Corre la vita sui binari lenti

ora sono passate le stagioni

siamo in inverno cadono le foglie

sono poche rimaste

a questo ceppo

che tende al cielo i rami.

Alle porte di questo intenso grigio

mi conduco passo dopo passo

spinto dal vento.

Quanta nebbia intorno!

Nodi che non si lasciano sbrogliare,

non percepisco il segno del confine

vorrei un orizzonte più lontano…

il tempo stringe

suona l’impellenza

che un qualche senso accende,

mentre cerco nel cielo

una preghiera

mi domando se sia l’ultimo avviso

di una pietà divina

e ascolto il cuore.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 11, 2018 at 07:35  Comments (4)  

Romanza

ROMAN

I

On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans.
– Un beau soir, foin des bocks et de la limonade,
Des cafés tapageurs aux lustres éclatants !
– On va sous les tilleuls verts de la promenade.

Les tilleuls sentent bon dans les bons soirs de juin !
L’air est parfois si doux, qu’on ferme la paupière ;
Le vent chargé de bruits – la ville n’est pas loin –
A des parfums de vigne et des parfums de bière…

II

– Voilà qu’on aperçoit un tout petit chiffon
D’azur sombre, encadré d’une petite branche,
Piqué d’une mauvaise étoile, qui se fond
Avec de doux frissons, petite et toute blanche…

Nuit de juin ! Dix-sept ans ! – On se laisse griser.
La sève est du champagne et vous monte à la tête…
On divague ; on se sent aux lèvres un baiser
Qui palpite là, comme une petite bête…

III

Le coeur fou robinsonne à travers les romans,
– Lorsque, dans la clarté d’un pâle réverbère,
Passe une demoiselle aux petits airs charmants,
Sous l’ombre du faux col effrayant de son père…

Et, comme elle vous trouve immensément naïf,
Tout en faisant trotter ses petites bottines,
Elle se tourne, alerte et d’un mouvement vif…
– Sur vos lèvres alors meurent les cavatines…

IV

Vous êtes amoureux. Loué jusqu’au mois d’août.
Vous êtes amoureux. – Vos sonnets La font rire.
Tous vos amis s’en vont, vous êtes mauvais goût.
– Puis l’adorée, un soir, a daigné vous écrire !…

– Ce soir-là…, – vous rentrez aux cafés éclatants,
Vous demandez des bocks ou de la limonade…
– On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans
Et qu’on a des tilleuls verts sur la promenade.

 

§

I
Nessuno è molto serio quand’ha diciassett’anni.
I caffè strepitanti dalle luci splendenti,
Le bibite e la birra d’improvviso t’annoiano,
E allora vai a spasso per il viale dei tigli.
Come profuma il tiglio nelle sere di giugno!
Talvolta l’aria è dolce da farti chiuder gli occhi;
Il vento porta suoni – le case son vicine –
Porta odori dì vigna ed odori di birra…

II
Ecco, si scorge in alto un brevissimo sprazzo
D’azzurro cupo chiuso nel contorno di ‘un ramo,
E, dentro, il punto acuto di una stella cattiva
Che, piccola e bianchissima, si scioglie con un brivido…
Diciassett’anni! nella notte estiva m’inebrio.
La linfa è come un vino che ti sale alla testa…
lo vaneggio e mi sento un bacio sulle labbra
Palpitare in silenzio come una bestiolina …

III
Robinson romanzesco, il mio cuore è in subbuglio.
Ecco che nel chiarore d’un pallido lampione
Passa una signorìna dall’aria deliziosa,
All’ombra spaventosa del colletto paterno
E siccome ti trova immensamente ingenuo,
Trotterellando rapida con quei suoi stivaletti
Rivolge il capo, svelta, con uno sguardo accorto…
Allora ti si spegne la cavatina di labbro…

IV
Sei dunque innamorato (fino al mese d’agosto).
Sei dunque innamorato. – I versi la fan ridere.
Gli amici ti abbandonano perché manchi di gusto.
Ma un giorno l’adorata si è degnata di scriverti! …
– Ma quella sera… torni nei caffè luminosi,
Di nuovo ordini birra oppure limonata…
Nessuno è molto serio quand’ha diciassett’anni,
E quando sono verdi i tigli del passeggio.

ARTHUR RIMBAUD

Published in: on marzo 11, 2018 at 07:10  Lascia un commento  

Andando a spasso

 

Andando a spasso
con la fronte dispersa
nei mille rivoli della ragione
e gli occhi ad osservare i sassi,
mi spargo come un cerchio
di terra nel lago.

Al ritorno stringo
sabbia di clessidra
per ingraziarmi il giorno
prima che torni a morire.

Lorenzo Poggi

Published in: on marzo 11, 2018 at 07:05  Comments (2)