Umanità

Cammino

su questa terra morente

intorno solo paura

solitudini,

cadono i muri

non ci hanno mai difeso

più alti li costruimmo

solo per trovare

altri modi di abbatterli.

Il cielo nero

non illumina più

Dio non cammina

con i suoi uomini

gli parlo ancora

paziente

i piedi nel fango

ed è terribile

il sapere

che mai guarderà

per dare una risposta.

Chissà se esiste davvero

quella casa

o sarà infine solo tenebra, dimenticanza?

Portiamo una luce, ciascuno

ma ci servono mani

che ci salvino dalle tempeste.

 

Gian Luca Sechi

Published in: on marzo 21, 2018 at 07:45  Comments (3)  

Ritorni dell’amore come era

RETORNOS DEL AMOR TAL COMO ERA

Eras en aquel tiempo rubia y grande,
sólida espuma ardiente y levantada
Parecías un cuerpo desprendido
de los centros del sol, abandonado
por un golpe de mar en las arenas.

Todo era fuego en aquel tiempo. Ardía
la playa en tu contorno. A rutilantes
vidrios de voz quedaban reducidos
las algas, los moluscos y las piedras
que el oleaje contra ti mandaba.

Todo era fuego, exhalación, latido
de onda caliente en ti. Si era una mano
la atrevida o los labios, ciegas ascuas,
voladoras, silbaban por el aire.
Tiempo abrasado, sueño consumido.

Yo me volqué en tu espuma en aquel tiempo.

§

A quel tempo eri bionda e grande,
solida spuma ardente ed elevata.
Parevi un corpo staccatosi
dai centri del sole, lasciato
da un colpo di mare sulla sabbia.

Tutto era fuoco a quel tempo. Bruciava
intorno a te la spiaggia. A rutilanti
vetri di luci erano ridotte
le alghe, i molluschi, le pietre
che le ondate spingevano contro di te.

Tutto era fuoco, fulmine, palpito
d’onda calda in te. Se era una mano
che osava o le labbra, cieche braci
volando fischiavano nell’aria.
Tempo incendiato, sogno consumato.

Io mi rotolai nella tua spuma a quel tempo.

RAFAEL ALBERTI

Published in: on marzo 21, 2018 at 07:28  Comments (1)  

Nevischio

Nevischio

un fischio di cielo nel vento

si muove dentro.

Non fa ballare.

Gelata la giostra mentre gira e rigira

ha cavalli impietosi di neve minuta

soffi velati alla brina

mi trascinano via

tra alberi ritti

nel mattino

una statuaria distesa

un rosario sgranato di ghiaccio

bianco di bora.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on marzo 21, 2018 at 07:04  Comments (4)  

Arasce

(Camminando sulla Julia Augusta, di storia racconto, di ricordi, di streghe e di fiabe)

 

Lento cammino sulla Julia strada,

passo fontane, ulivi e ponti e tombe

e scintillar dall’alto vedo il mare

dov’è sospesa un’isola fatata;

cinta di spuma e voli di gabbiani

par lusingare al viaggiator magie.

Color lucenti ammaliano la mente,

annosi faggi e grandi l’ombra danno.

Par qui d’udir d’antiche marce l’eco,

col rotolar dei carri dei Romani

cui Augusto impose questa strada fare

per Gallia e Spagna al suo voler domare.

Vetuste lastre calco nell’andare,

qui v’imprecaron liguri ribelli

che persero la vita vanamente

quell’invasor tentando d’arrestare. 

Rovi di more e lucenti ginestre

corona fanno a quella via fragrante

di rosmarino e salvia e di lavanda,

nel mentre al sole cantano cicale.

Dietro una svolta inaspettata appare

di croce priva un’inquietante chiesa.

Ebbe l’onor di primo tempio un tempo,

Sant’Anna sconsacrata e abbandonata.

Vola il mio sguardo di là da una grata,

c’è sull’altar capovolta una croce,

gemono al vento dei boschi le fronde

per ombre oscure che danzan tra tronchi.

Turbato vado ancor per quella strada,

lenta così Sant’Anna s’allontana,

s’alzano colli alla mia destra alti,

scendono selve verso riva a manca.

Solo i miei passi odo in quel silenzio,

del mar l’azzurro penetra nel verde

e il suo sospiro da lontan mi giunge;

di pace un senso nel mio cuore scende.

Poi è un arco antico che incornicia un sogno,

chiesetta appar, romanico all’aspetto,

è Santa Croce e contro il ciel si staglia

e Gallinara vibra all’orizzonte.

Intimo e spoglio è l’ interno sacrale,

quiete dona e riflessione esige,

da feritoie e finestre dipinte

filtra una luce a frammentar colori.

Byron passò sotto quell’arco un giorno,

l’affascinò veder tanta bellezza,

pianse là nel piazzal sotto la chiesa,

commosso da profumi e dalla vista.

Per rimirar quel mare allora scendo,

m’abbaglia il suo brillare in mezzo ai rami

che odorano di resina e nel golfo

Alassio già trionfa nella luce.

D’antica storia vien d’Alassio il nome:

era Adelasia d’Ottone la figlia

e amando il suo scudier, tale Aleramo,

gli diè una figlia e fu chiamata Alaxia.

Cacciati dai castelli, in ‘ste contrade

si rifuggiaron dopo aspro cammino;

assolti alfine da quel gran sovrano,

marchesi furon con ferrea corona.

Volgo lo sguardo alla turrita Albenga,

stordisce quel turchese, strega il mare

e volano gabbiani dentro un sogno.

Il sole già tramonta nella baia,

così, pian piano, Ingaunia s’addormenta,

di Capo Mele il faro ora s’infiamma

e strada del ritorno a barche insegna.

Di luci Arasce brilla… ed è un incanto. 

Di quel fatato luogo e dei colori

nel cuor mi resteran con nostalgia

dolci ricordi della strada ch’io

percorsi con amor nella magia.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on marzo 21, 2018 at 06:55  Comments (8)