Il primo poeta

A R.M.

la prossima volta che passi da casa sua
ricorda che era solo un marinaio,
che cominciò a scrivere poesie per fare un dispetto alla luce,
che non aveva un vocabolario e nemmeno una camicia
per la domenica.

Il gatto usava i suoi fogli per rifarsi le unghie
ma a lui questo non interessava,
aveva gli occhi dentro il sole e viveva nell’indomani…

la sua storia mi ricorda il suono della prima conchiglia che ho portato all’orecchio,
di mio padre che diceva: ascolta, ci sentirai il mare…

se fosse o no un poeta è ancora da decifrare,
posso solo dire che la conchiglia che lasciai sulla riva
sparì dentro un mare verticale ed ultimativo,
con la sua voce di onda in onda…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 30, 2018 at 07:40  Comments (2)  

Detriti d’amore

Senti come piange
la sera
appoggiata al tavolino del bar
ad aspettare un amore
che promette
e non verrà mai.
Senti com’è vuota la sedia
la mia giacca buttata
di sopra
un collo d’animale scuoiato
senza vita come me questa sera.
Un altro bicchiere di vino
per ingannare l’attesa
per inventarmi un incontro
un migliaio di baci
e un orgasmo
tra i detriti d’una vecchia poesia.

astrofelia franca donà

Published in: on aprile 30, 2018 at 07:35  Comments (3)  

Mare

Nel suo respiro ascolto
la favola più bella.
È un cielo capovolto
o il pianto d’una stella?

Nome d’innamorata
che sempre ti è fedele
o energia stralunata
che ti strappa le vele?

Oh, voce che accarezza
col mormorio de l’onde!
Oh, magica bellezza
delle perle profonde!

“Tu sospiri, tu canti,
tu danzi con i venti
tappeto blu davanti
ai cinque continenti.

Le creature del mondo
ti chiedon di sognare,
sterminato, profondo
desiderio d’amare

e ogni animo ben nato
cerca in te l’io sommerso,
oh azzurro, oh immacolato
specchio dell’universo!”

Santi Cardella

Published in: on aprile 30, 2018 at 07:32  Comments (1)  

La civetta della neve

Vengono anch’essi a scaldarsi
accanto al camino i vecchi Dei.
Viene intirizzita a chiederci asilo
la civetta della neve.

LEONARDO SINISGALLI

Published in: on aprile 30, 2018 at 07:08  Lascia un commento  

Violenza

Mille ricordi riaffiorano alla mente,
ombre che scivolano, voci e rumori
amplificati dal silenzio della notte,
Mani che paiono tese in gesto d’aiuto
celano l’infame inganno
e sono viscide sul corpo, violente sul viso.
 
Maschere alterate dal ghigno del male,
insensibili e sorde alle implorazioni
furtivamente svaniscono
lasciandomi sola nell’oscurità
in attesa di uno spiraglio di luce
che possa squarciare le tenebre.

Patrizia Mezzogori

Published in: on aprile 29, 2018 at 07:34  Comments (2)  

Le iniziali del vento

Ascolterò l’alito

delle tue ansie

quando tu

ascolterai le mie

Non ti chiederò

del vento le iniziali

quando tu

mi chiederai

dei brividi silenzi

dei vuoti sguardi

in questo pomeriggio

fatto di meditazioni

e solitudine

Ascolterò e basta!

 

Gavino Puggioni

Published in: on aprile 29, 2018 at 07:26  Comments (4)  

Buona Pasqua

B/raccia d’amore che stringono
U/n silenzio buio
O/ltrepassano la porta aperta del tempo
N/utrendo di luce l’onda sacra
A/ttecchita nel cuore dell’uomo

P/ace fin dove arriva l’infinito
A/rdente scende nel cuore
S/vestendo l’infreddolita anima peccatrice
Q/uale acqua che canta
U/n inno di gioia
A/l mondo assopito

Giovanni De Simone

Published in: on aprile 29, 2018 at 07:20  Comments (7)  

Ogni amore è fantasia

TODO AMOR ES FANTASÍA

Todo amor es fantasía;
él inventa el ano, el día,
la hora y su melodía;
inventa el amante y, más,
la amada. No prueba nada,
contra el amor, que la amada
no haya existido jamás.

§

Ogni amore è fantasia;
inventa l’anno, il giorno,
l’ora e la sua melodia;
inventa l’amante e anche
l’amata. Non è una prova
contro l’amore che l’amata
non sia mai esistita.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Published in: on aprile 29, 2018 at 07:05  Comments (1)  

Il vento dalle stelle

La Terra e il Vento
s’aprono spazi nella luce tra le stelle.
Il vento riempie la Terra
mi sbatte in faccia i suoi semi.
Il vento da all’aria
un altro profumo.
E’ sorto dal Cosmo.
Addosso ho pelle di Stelle.

Enrico Tartagni

Published in: on aprile 28, 2018 at 07:36  Lascia un commento  

A palazzo Oro Ror

Nel cuor della notte, ogni notte,
la veglia incomincia a palazzo Oro Ror.
In riva allo stagno s’innalza il palazzo,
soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.

Già lenta l’orchestra incomincia la danza,
la notte è profonda.

Comincian le dame che giungon da lungi,
discendon silenti dai cocchi dorati.
Dei ricchi broccati ricopron le dame,
ricopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati.

Finestra non s’apre a palazzo Oro Ror,
ma solo la porta, la sera, pel passo alle dame.
In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
Lo stagno ne specchia l’entrata,
e l’oro dei cocchi risplende nell’acqua estasiata.

L’orchestra soltanto si sente.
Si perde il vaghissimo suono
confuso fra muover di serici manti.
La veglia ora è piena.
Di fuori più nulla.
Silenzio.

Un cocchio lucente ancora lontano risplende,
s’appressa più ratto del vento
e rapida scende la dama tardante.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on aprile 28, 2018 at 06:59  Comments (2)