La staffetta

Nel sarcofago di Saffo,
giallo il capo, verdi piume,
s’è posato un canarino.

La luna ripercorre un altro giro
mentre nell’aria vibra il canto eterno.
Quanta luce nel cosmo, quanta vita!
Che cosa importa noverar le parti
del cammino incessante planetario?

La morte è un’invenzione brevettata
da un uomo che ha perduto il testimone
sugli argini d’un Nilo millenario.

Santi Cardella

Published in: on aprile 5, 2018 at 07:48  Comments (4)  

All’improvviso il nulla

All’improvviso il nulla!

Nessuna voglia,

nessuno verso,

nessuna rima.

Solo l’imperativo

di non pensare,

di non sentire,

di non gustare,

di non vedere…

solo mera inutilità

d’un vorticoso silenzio

che ti spegne.

Fra opachi riflessi del passato,

l’anima in sofferenza

non ha più forza

d’ascoltare parole già sentite,

chiacchierar di cose già sperate,

già vissute,

che per lei non han più senso.

È disagio, disgusto, riso amaro

nel quale…

rincantucciata fra cuore e mente

ingoia solo lacrime.

 

Alberto Baroni

Published in: on aprile 5, 2018 at 07:30  Comments (8)  

Rifugiati

REFUGEES

The tidal motion of refugees, not the flight of wild geese,
the faces in freight cars, haggard and coal-eyed,
particularly the peaked stare of children,
the huge bundles crossing bridges, axles creaking
as if joints and bones were audible, the dark stain
spreading on maps whose shapes dissolve their frontiers
the way that corpses melt in a lime-pit or
the bright mulch of autumn is trampled into mud,
and the smoke of a cypress signals Sachsenhausen,
those without trains, without mules or horses,
those who have the rocking chair and the sewing machine
heaped on a human cart, a wagon without horses
for horses have long since galloped out of their field
back to the mythology of mercy, back to the cone
of the orange steeple piercing clouds over the lindens
and the stone bells of Sunday over the cobbles,
those who rest their hands on the sides of the carts
as if they were the flanks of mules, and the women
with flint faces, with glazed cheekbones, with eyes
the color of duck-ponds glazed over with ice,
for whom the year has only one season, one sky:
that of the rooks flapping like torn umbrellas,
all have been reduced into a common language,
the homeless, the province-less, to the incredible memory
of apples and clean streams, and the sound of milk
filling the summer churns, where are you from,
what was your district, I know that lake, I know the beer,
and its inns, I believed in its mountains,
now there is a monstrous map that is called Nowhere
and that is where we’re all headed, behind it
there is a view called the Province of Mercy,
where the only government is that of the apples
and the only army the wide banners of barley
and its farms are simple, and that is the vision
that narrows in the irises and the dying
and the tired whom we leave in ditches
before they stiffen and their brows go cold
as the stones that have broken our shoes,
as the clouds that grow ashen so quickly after dawn
over palm and poplar, in the deceitful sunrise
of this, your new century.

§

L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno
nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachsenhausen,
e quelli che non stanno sopra un treno, che non hanno muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato
i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,
quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro
come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre, e per le quali
c’è un solo cielo e una sola stagione nel corso di un anno
ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c’è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell’albero dei pomi e le forze
schierate dell’esercito sono gli striscioni di orzo
all’interno di umili tenute, e questa è la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre
che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole
che quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sopra i pioppi e sopra le palme, nell’ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che è il vostro.

DEREK WALCOTT

Published in: on aprile 5, 2018 at 06:57  Comments (2)  

Silenzio in sala

Un drappo rosso

e il respiro del vento

nuvole sedute

ad aspettare la sera

solito spettacolo

senza biglietto

silenzio in sala

domani si replica

 

astrofelia franca donà

Published in: on aprile 5, 2018 at 06:57  Comments (3)