Silicati e affini

dal fango alla fusione delle stelle
angeli prigionieri dell’argilla
nell’umido respiro che attraversa
lo sfolgorio del quarzo
tesi alla linea d’oltrecielo

la sete risvegliata nelle crepe
spinse la vita a nascere dall’acqua
amebe e dinosauri
homosistemi e memi replicanti
messi a dimora sulla terra:
nacquero i fiori i frutti e le magagne
i vivi e i morti

furono incluse luci nelle pietre   
occultate le gemme nella carne
ma tutto ciò che replica e risorge
aspetta che si svelino i segreti
della pietra del sangue e del respiro
e che gli dei si stanchino d’arare
questi terreni concimati a sogno

Cristina Bove

Published in: on aprile 6, 2018 at 07:08  Comments (3)  

L’incantamento

Nel camminar la terra fui distratto

dal tuo sembiante e da’ capelli d’oro;

del portamento, da capolavoro,

chi t’incontrava n’era stupefatto.

 

Il mondo non mi parve esser adatto

ad ospitarti, perché gran tesoro

e, dando quel vederti gran ristoro,

mai si trovò chi non ne fosse attratto.

 

Nel sogno andrò a cercar per la mia strada

quel tuo sorriso che cuori spalanca

e toglie a menti ed alme ogni tormento;

 

poi certo mi darà l’incantamento,

perché m’ entrerà dentro e il fiato manca,

di te il bel riso, fresco di rugiada.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on aprile 6, 2018 at 07:06  Comments (6)  

Reminiscenze

Vengono, eccoli, sempre da soli
verso di me tutti i frantumi,
briciole slabbrate ed intere
di cose che stenti a capire.
Sono come li ho dimenticati
da quando si sono addormentati:
un vecchio cimitero di bambole.
Ora cominciano a muoversi,
a prendere corpo dall’ombra
e da un brusio come d’alveare,
e si ricompongono a poco a poco.
Zoccoli con aureola d’angelo,
frammenti di icone che serbano, a rimorso,
di benedizione una traccia e maledizione,
una lacrima fissata in pittura,
una mano ferita, uno sguardo,
a campane, pare, lontane,
e qualche pagina di libro.
Un coccio risuscita un’anfora rotta.
Stormisce anche l’edera morta
e a una a una, destandosi, le voci spente
mormorano pare e pare che ridano.
Mi vedo ora convitato alla Cena,
ora centurione nella persecuzione.
Provo di nuovo la camicia d’allora,
stretta, con una ferita d’allora,
e dimenticata
nel cuore del tempo, silenziosa.
E se porto la mano allo squarcio
di non so quale lotta,
mi scivola molle sul sangue.
Là si raccoglie
tutto ciò che da sé si aduna,
frammenti di Scrittura e schegge di luna.
Non posso ingannarmi.
Il gelo mi brucia: un blocco d’argento,
e nella nebbia le dita
diventano sopra le unghie carbone di ghiaccio.

TUDOR ARGHEZI

Published in: on aprile 6, 2018 at 07:03  Comments (1)  

Capomartire

Il sole si sta portando in giro la mia bambina, imperlata di lacrime
sulla via Capomartire, costellata e divina…

che cos’è un uomo?
-un uomo visto da quassù è due gambette che spuntano dalle spalle-

Che cos’è un bacio?
-un bacio è un frammento di elettricità-

Il sole:
quanti anni hai, e tuo padre e tua madre,
perché porti una collana di materia lunare, i tuoi occhi bambina
sorridono spesso, sono come due chicchi d’uva sulle vigne celesti,
siamo sulla via Capomartire, e tu sei imperlata di lacrime
come una costellazione ignota e divina…

la bambina:
piango per il mio amore, simile a tutti gli amori,
tu mi chiedi di attraversare i tuoi raggi, di tenerti per mano,
ma quando andrai a spegnerti nell’orizzonte dei pesci
annegheremo risoluti e ultimativi,
tu, implorando alla luna, io intrecciando corone di lana al mio amore.

Sulla via Capomartire non ci sono generali, solo due amori
di chi muore nei giorni tutti uguali.

Massimo Pastore

Published in: on aprile 6, 2018 at 07:02  Comments (1)