Il giorno di Pasqua

Cade, scroscia

la pioggia dal cielo plumbeo

rende il paesaggio

lucidato a nuovo

 

nuvole basse si adagiano

coprendo le alte cime

come a nasconderle

da occhi indiscreti

 

il vociare frammisto

ad acute voci di bambini

ed il silenzio sommesso

di chiesa immota nel tempo

 

un uovo di cioccolato a ricordare

la Pasqua e il suono di campane

che si espande come eco nella valle

a richiamar fedeli

 

Maristella Angeli

Published in: on aprile 12, 2018 at 07:48  Comments (10)  

Ode al fiume Ticino

Vita  danno allo scorrer tuo

verso Linarolo e al Ponte

della Becca dove il Po

t’abbraccia o Ticino fiume

della giovinezza mia  dei passi

di Novena e del Gottardo

le due  sorgenti tue:  acque sorgive

fresche che in quel d’Airolo

mistura e forza  per il cammin

tuo lungo trovan per correr

verso una  profonda valle

e qui  nell’erta che  per lì

si parte dalla destra riva

del manier ti salutan di

Stalvedro  longobardo

i resti  stirpe guerriera  che

 più alta  e regal sede troverà

molto  lontan e in  più tua

bassa  giù riva, ecco di slancio

 il baciar tuo dei Tri Bofitt

 la Bergonza triturrita antica

 e da qui più in giù dove nasce

il Lago Maggiore il  figlio tuo

pronto a l’addio dar alla tua

Elvezia patria, qui nel lacustre

specchio ad onorar qui nascosto

 il corso tuo  di Brissago punteggiano

gli scogli e le isole ai Borromeo

 care per non dir di quelle perle

che adornano le rivierasche rive

del tuo  Canton svizzero  Locarno

e le  piemontesi  Verbania Stresa

 Intra Pallanza  Cannobio Lesa

 Belgirate e Arona infin dove s’erge

dall’alto di San Carlone il bronzeo

monumento e le lombarde Luino

e quella  Angera dove  di Giovanni

Visconti sta ferma la sua turrita

Rocca, Sesto Calende dove  il lago

muore e tu la corsa tua riprendi

qui in  Golasecca che dissepolte

parlano  tracce di antiche primitive

genti e poi  ecco alla vista s’apron

ad unir le rive tue di Galliate il ponte

 e  quello di  Trecate  in  San Martino

 qui come ben cantò il noto Don Lisander,

 le sponde tue varcò  a contrastar

 quello asburgico imperiale l’alleato

esercito franco-piemontese, non lontan

poco da qui tu lieto sorridi  alla città

 Ducale bella dalla  piazza grande

e del Bramante l’austera alta torre

e qui ricordar giova tu lo vedesti

 un tempo Cornelio Scipion il console

romano  da Annibale il punico

dall’odio più punico  guerriero

assai grave  subì sconfitta  e onta,

da qui poi  riecco  il  rapido correr tuo

all’abbiatense  piana e  dal terrazzo

alto che alla vision tua dolce porta

solitaria s’erge di Morimondo l’Abbazzia,

ecco Besate dei Conti da Besate

un tempo porto fluvial tuo tappa

particolar sulla Strada dei Mercati,

Motta Visconti che qui un tempo

l’acque azzurre tue e i boschi verdi

mise in rime Ada da Lodi la vergine

giovane ribelle, qui un tempo tra

delle tue mughettose bianche  rive

la vita lor grama spesero i giunchi

a tagliar di mio padre Carlo i nonni

e  forse ancor tu come un  tempo

vedi fisse ferme nell’acqua quelle 

lor povere stanche e consunte  membra, 

Bereguardo dal Visconto Castello

delle barche il ponte antico che

ancor alle tue piene  regge, Torre

d’Isola che dall’alto torrazzo

il tuo veloce scorrer verso Pavia

vede sì la regal Papia longobarda

e colonia un tempo la roman

Ticinum  pur  la Pamphica sosta

agognata del francigeno sentiero,

or  come all’inizio di questa ode

dissi a Linarol  stanco qui  ti vedo 

e della Becca il Ponte qui il Po

t’abbraccia e  tu qui caro Ticino

 mio  in quell’abbraccio muori!

 

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 12, 2018 at 07:03  Comments (3)  

Notte di Passione

Si sfoglia la notte

nell’antro di dolore

pagine di luna

riverse nel silenzio

sui sassi argentei

dell’orto in fiamme.

Dormono gli ignari

solo l’uomo prescelto

puro come il fanciullo

immensurabile come l’amore

infinito come l’eternità

si prepara all’umano sacrificio,

agnello fra gli agnelli

croce fra le croci

uomo fra gli uomini,

unica salvezza

nell’atroce indifferenza del mondo.

 

Roberta Bagnoli

Published in: on aprile 12, 2018 at 07:01  Comments (5)  

Gli alberi

Denn wir sind wie Baumstämme im Schnee.

Scheinbar liegen sie glatt auf,

und mit kleinem Anstoß sollte man sie wegschieben können.

Nein, das kann man nicht, denn sie sind fest mit dem Boden verbunden.

Aber sieh, sogar das ist nur scheinbar.

 

§

Infatti noi siamo come tronchi di alberi nella neve.

In apparenza giacciono raso terra,

e con una piccola spinta si dovrebbe poterli smuovere.

No, non si può, ché sono saldamente legati alla terra.

Ma vedete, anche questa è soltanto apparenza.

 

FRANZ KAFKA

Published in: on aprile 12, 2018 at 06:55  Comments (2)