Rosa morta

A DEAD ROSE

O Rose! who dares to name thee?
No longer roseate now, nor soft, nor sweet;
But pale, and hard, and dry, as stubble-wheat,—
Kept seven years in a drawer—thy titles shame thee.

The breeze that used to blow thee
Between the hedgerow thorns, and take away
An odour up the lane to last all day,—
If breathing now,—unsweetened would forego thee.

The sun that used to smite thee,
And mix his glory in thy gorgeous urn,
Till beam appeared to bloom, and flower to burn,—
If shining now,—with not a hue would light thee.

The dew that used to wet thee,
And, white first, grow incarnadined, because
It lay upon thee where the crimson was,—
If dropping now,—would darken where it met thee.

The fly that lit upon thee,
To stretch the tendrils of its tiny feet,
Along thy leaf’s pure edges, after heat,—
If lighting now,—would coldly overrun thee.

The bee that once did suck thee,
And build thy perfumed ambers up his hive,
And swoon in thee for joy, till scarce alive,—
If passing now,—would blindly overlook thee.

The heart doth recognise thee,
Alone, alone! The heart doth smell thee sweet,
Doth view thee fair, doth judge thee most complete,—
Though seeing now those changes that disguise thee.

Yes, and the heart doth owe thee
More love, dead rose! than to such roses bold
As Julia wears at dances, smiling cold!—
Lie still upon this heart—which breaks below thee!

§

O rosa, chi oserà più chiamarti
chi oserà più chiamarti così?
Non più rosea, non più morbida,
non più soave; ma arida e secca
come fili di stoppia. Tenuta sette
anni rinchiusa, i tuoi stessi titoli
ti fanno ora vergogna.
La brezza che soleva alitare su te,
e rapirti un odore che profumava
la valle per tutto il giorno, se soffiasse
ora, passerebbe senza raccoglierne un profumo….
Il sole che su te splendeva, e mescolava
la sua gloria nel tuo magnifico calice
talché il raggio pareva fiorire, e il fiore
sembrava ardere, se brillasse ora
su te non potrebbe più colorirti . . . .
Il cuore però grave; ti riconosce;
il cuore solo! Il cuore ti sente odorosa,
ti vede bella, ti giudica perfetta…. Sì;
e ama più te, or morta rosa, delle rose
superbe che la freddo-sorridente Giulia
porta nei balli. Oh, resta su questo cuore
che pare si spezzi sotto di te!

ELIZABETH BARRETT BROWNING

Published in: on aprile 17, 2018 at 07:17  Comments (1)  

Luci di pensieri

Sorgeva l’alba ed attraverso
il ciel di madreperla, lenta
una nuvola saliva. Nella serenità
di quel mattino splendeva il cielo
ed ogni fiore auliva e come bianca perla
sopra petali e foglie ancor tremava
in ogni stilla la rugiada. Dolce mese
dei fior, tiepido Maggio, con i tuoi olezzi
erranti, i tuoi profondi tripudi di colori
nelle aiuole … e forse solo azzurri
in altri mondi. Ecco: squarciando
il velo estremo, un raggio scende
dritto sopra fiori, al sole esultando
le viole. Sorridono i gigli al consueto
dolce amico loro, sotto la pioggia
d’oro, alzando lenti mormorii e bisbigli.

Sognavo. Vedevo un’agile persona
andare per i fulgidi sentieri. Incognita
signora, tutta cinta di Luci di Pensieri,
come una fata sospiratabuona.
Che Ella sia l’Aurora onde il mondo
s’indora, rivestita di rose, scesa
dal cielo sull’ala pia d’un raggio
a ghirlandare il Maggio di splendori
e profonder d’amor tutte le cose?

Era un sogno di luce, già sognato,
un pensiero scendeva dentro il cuore,
un pensiero dolcissimo soave
dalle mie labbra appena mormorato.
Ella intese completo il mio tremore
quando caduto prono ai suoi ginocchi
le chiesi: M’ami anch’ora che sei morta?
Intorno a noi tremavan tutti i rami
quand’Ella mi rispose: «Sì», con gli occhi…

Erano glauchi i mistici giacinti,
i geràni vermigli. Parean tra lor
più fortemente avvinti edere tristi
ad esili ciclami, le gardenie ed i gigli
avevano bisbigli; assieme alle verbene
vaniglie e gelsomino alzavan nel mattino
cantilene d’amor dolci e serene …

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 17, 2018 at 07:15  Comments (3)  

E’ primavera

Nell’aria c’è sapore di germogli
sbocciano come sogni,
anche cespugli antichi
si vestono di fiori.
Ora il tramonto
intenerisce, il sole
si spoglia nudo
si lascia guardare
i lineamenti d’oro…
si fa notte
scusami ti aspetto
non ce la faccio
a contenere versi
che piovono dal cielo,
ha spalancato
le finestre il cuore
forse che entri
un qualche ardor di stelle
catturato dal sogno
d’un amore.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 17, 2018 at 07:14  Comments (4)  

Due tonnellate

Due tonnellate di capelli

tagliati ad Auschwitz

si facevano coperte di crine

Chili di treccine, di piccole bambine

Forse erano capelli di sorelle

zie molto belle

Chiome

di madri castane scure nei volti

chiare nei pensieri

ramati di seta

Fu azzerato loro il crinale della vita.

Due tonnellate di capelli a macerare…

 

Aurelia Tieghi

Published in: on aprile 17, 2018 at 07:11  Comments (6)