La tela

Amo il tuo ingrato tacere,
e quella tua distanza lenta
come un cerchio nell’acqua
che lascia la riva lontana.
Anche ora intingo il pennello
in ogni mio deluso ieri,
per dare al mio finto fondale
il colore del tuo ricordo
e dipingere una celeste bugia
su questa enorme tela di silenzio.

Fabio Sangiorgio

Published in: on maggio 1, 2018 at 07:48  Comments (4)  

L’ultimo istante

Questa sera ho un paio di ali

che mi porteran fra le stelle.

Potrò volar lassù

dove qualcuno mi chiama,

dice il mio nome,

vuole che torni.

Da sempre quell’infinito

specchiato nei miei occhi,

s’è fatto lacrime impaurite…

ma ora son pronto a partire,

sarà l’ultimo istante del mio tempo;

non sarà difficile

riessere quel che ero.

 

Alberto Baroni

Published in: on maggio 1, 2018 at 07:39  Comments (9)  

La sera

la sera
sfilano in cielo
ombre di ali
senza rumore,
il marciapiede è lucido
di giorni
che si rincorrono
come acqua di fiume,
i gerani riscaldano
finestre severe
dai vetri
col silenzio dentro.

Sono frammenti di vita
da raccogliere nel giornale di ieri
per non ferirsi coi ricordi.

.
Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 1, 2018 at 07:15  Comments (8)  

Nel parco

Per i labirinti del parco
tu e io andavamo.
Tutto in quel mezzogiorno, ci rallegrava:
l’arco che si curvava sul padiglione,
le attrazioni, la calca agli sportelli della biglietteria,
il luccicante lindore dei praticelli rasati e
presso il tirassegno due filari d’acacie.
Sulla facciata
di uno stand presso un laghetto
i cartelloni del film Constantin Zaslonov,
il vestitino di una ragazzetta tutto svolazzi e falpalà;
volti balenanti tra la ressa, il frullare di uccelli
che prendono il volo,
gelati Eskimò in involucri
argentati su bancarelle blu…
Tu e io andavamo sempre più felici
sorridendo ai bambini,
agli uccelli
ai fiori alle erbe,
quando improvvisa
(venuta da chissà dove!)
la pioggia
si rovesciò a scroscio sul nostro capo.
Con passo schioccante, sollevando alti spruzzi
attraverso i prati,
respirando ozono,
la pioggia camminava,
e noi correvamo per non farci raggiungere.
Con un’allegra caccia all’uomo, l’acqua
galoppò dietro a noi,
urtando contro i rami,
ora raggiungendoci,
ora di nuovo perdendoci…
E in un chioschetto dal vento avvolto
con una rete diafana di fili,
dove le gocce saltavano
in una danza frenetica,
in mezzo a trasparenti lustrini
di cascatelle d’acqua,
noi alzammo gli occhi,
e l’inchiostro dei nostri sguardi
fu
una dichiarazione d’amore.
Poi l’acquazzone cessò
Come era venuto, tutt’a un tratto…
il rombo del tuono morì in lontananza
con le sue ultime salve…
Il profumo dei lillà dischiusi
si confondeva con l’odore della terra.
Scintillava la sabbia.

EVGENIJ ALEKSANDROVIC EVTUSHENKO   

Published in: on maggio 1, 2018 at 06:58  Comments (1)