Tu mi cammini a fianco

Tu mi cammini a fianco,
Signore. Orma non lascia in terra il tuo
passo. Non vedo te: sento e respiro
la tua presenza in ogni filo d’erba,
in ogni atomo d’aria che mi nutre.
Per la rédola scura in mezzo ai prati
alla chiesa del borgo
tu mi conduci, mentre arde il tramonto
dietro la torre campanaria. Tutto
nella mia vita arse e si spense, come
quel rogo ch’or divampa ad occidente
e fra poco sarà cenere ed ombra:
solo m’è salva questa purità
d’infanzia che risale, intatta, il corso
degli anni per la gioia
di ritrovarti. Non abbandonarmi
più. Fino a quando l’ultima mia notte
(fosse stanotte!) non discenda, colma
solo di te dalle rugiade agli astri;
e me trasmuti in goccia di rugiada
per la tua sete, e in luce
d’astro per la tua gloria.

ADA NEGRI

Published in: on maggio 13, 2018 at 07:47  Comments (3)  

I “grandi temi” della vita

Ogni segno che poi si scolora,

la mia bimba che s’innamora,

il pianto di un figlio nella notte

e mia madre che si fatica la vita e la morte.

Un bisogno estremo di serenità

e il denaro che scarseggia sempre,

il pessimismo latente

e l’ottimismo forte nelle gambe.

Davanti al mare e capire pochissimo,

le spalle al sole perché da qualche parte si deve ricominciare,

il verso lungo e libero,

la testa sul cuscino

e a volte non ricordo le parole del Padre Nostro.

La tua voce al telefono fredda

come una notte d’inverno,

il vento che sbatte sulla mia finestra.

Le parole come pietre o piume

ogni cosa dipende,

le “scritte” sulla pelle

povere cose uniche che mi porterò dietro.

600 km separano la mente da quello che il cuore davvero vuole,

stanotte poi domani per ricominciare,

un giorno alla volta e tutto fa meno male.

 

Maria Attanasio

Published in: on maggio 13, 2018 at 07:46  Comments (1)  

Notte di febbraio

Ulula il vento

a flagellare

il bosco

e ruglia

nella cappa

del camino.

Sulle braci

cigola

l’uscio dei ricordi

e spifferi

di care voci d’infanzia

aleggiano

su ferite

mai rimarginate.

Odori

e affetti eterni

che vorrei

reincontrare.

 

Graziella Cappelli

Published in: on maggio 13, 2018 at 07:42  Comments (7)  

Memorie meneghine

Ricordo ancora la vecchia Milano,

dove per studio andai e per mestiere,

venendo dal levante da frontiere

di quel Friuli che di là è lontano.

Andavo per Navigli a passeggiare,

da S. Lorenzo alle colonne in poi,

dov’eran zoppicanti ballatoi

ma in chiare acque potevi pescare.

Porta Marengo, al tempo Porta Cicca,

coi suoi begli archi allor m’affascinava,

talvolta fitta nebbia cancellava

il bello da città che n’era ricca.

La sera a cena solito ero andare

in bettola chiamata “da Cavalli”,

il menù fisso, giuro, era da sballi:

brasato… che il barol vide passare.

Ma c’era un’atmosfera seducente,

trovavi sigarette a contrabbando

ed un barbone brillo che cantando

“Lugano addio” commovea la gente.

Ripenso, con colleghi, che una sera

di vivere volemmo un’avventura

e ci recammo in luogo da censura:

Etoile di quel locale il nome era.

Specchi brillanti con luci soffuse,

barman graziosa, bancone elegante,

coppie appartate in cantoni con ante

…ma solo gay riempivan le bluse.

D’Ambroeus nella città son ritornato,

ancora e ancora per mia professione,

ma sempre ne provai una delusione:

quelle emozioni non ho più provato.

Cambiato è il tempo e certo pur l’età,

non puoi trovarvi quel che più non ha.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 13, 2018 at 07:15  Comments (4)