Voci vittoriose

XIII PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE

“VOCI – Città di Roma”

Cari amici, continuano a piovere premi sul Cantiere. Ancora una volta lo strepitoso Santi Cardella fa messe di premi nel prestigioso concorso internazionale Voci – Città di Roma, ottenendo un Premio Speciale della Giuria nella sezione a tema “VERSIamo del vino” per la poesia “Coppa d’Olimpo”:

 

Coppa d’Olimpo

Tanti anni fa, disceso sulla terra,

Marte volle assaggiare questo vino

e persuaso dal sapor divino

giurò: “non voglio più fare la guerra!”

Poi sull’Olimpo volle far provare

il suo nettare ignoto agli altri dei,

li invitò a cena e disse: “amici miei,

questo elisir dà sensazioni rare;

sia che una coppa è rossa come il sole

o nel cristallo splende il chiar di luna,

questa bevanda in corpo, bionda o bruna,

desta l’amore e dà liete parole”.

Libò, s’assise e sussurrò: “mi piaci”

a Venere seduta alla sua destra;

e lei, che dell’amore era maestra,

ne bevve un sorso… e lo coprì di baci.

Santi Cardella

Non contento di questo brillante risultato, nella sezione “Poesia in dialetto” si aggiudica una lusinghiera Menzione d’Onore per la poesia “U catinazzo”. E siccome non c’è due senza tre, ecco che, nella sezione “Poesia in metrica” ottiene una brillante Segnalazione di Merito per la poesia “Mi arrendo”. Il tutto a dimostrazione della sua maturità poetica e completezza di preparazione. A lui invio i più sinceri complimenti, in attesa di poterlo applaudire il prossimo 3 giugno sul palcoscenico del teatro Ambra Jovinelli di Roma, nel corso della cerimonia di premiazione. Per completezza d’informazione aggiungo che, nella sezione “Poesia in metrica” la mia poesia “La foce” ha ottenuto un lusinghiero terzo posto.

La foce

Dove l’acqua del fiume si confonde col mare,

resto fermo a guardare quelle candide schiume.

Fu veloce il percorso, dalla fonte alla riva,

la mia mente già arriva dove nacque quel corso.

Ripercorro le sponde, che han memoria degli anni,

vi rivedo gli inganni, commozioni profonde.

E con l’arte a conforto, con l’amore a compagno,

vissi in terre di sogno, gran ricordi mi porto.

Ora torno al mio mare, c’è la barca che attracca,

dalla dolce risacca vibra un suono a incantare.

Dall’inizio alla foce, sol nell’acqua è il traguardo,

mi rapisce lo sguardo, lieve nenia è la voce.

Quando d’atomi salsi diverrò un bel mattino,

volerò sul cammino dove il bene raccolsi.

Piero Colonna Romano

Bello sarebbe potere incontrare quanti tra i sitani risiedono nei paraggi del teatro Ambra Jovinelli, dove la cerimonia di premiazione avrà inizio alle ore 16.

Piero Colonna Romano

Published in: on maggio 14, 2018 at 19:58  Comments (12)  

Le catacombe dei frati cappuccini

Siamo a Palermo,

nei sotterranei del convento

dei cappuccini

vegliano passeggeri imprigionati

dentro nicchie di vetro,

il tempo incatenato dall’inganno

dell’arte umana

scopre a visitatori ammutoliti

le grida imbalsamate.

Il silenzio potente

di labbra senza voce

strappa lacrime mute

agli occhi accesi.

Gli occhi spenti

guardano profondamente forte,

fanno sentire brividi di ghiaccio,

accendono pensieri

più profondi del buio dei misteri.

Poveri morti corpi inginocchiati

davanti alle lusinghe della vita

con le mani sospese ad implorare

una goccia di luce…

Poveri morti corpi imprigionati

dentro le vertigini del tempo

rimasto fermo

nei sotterranei bui, rotto a tratti

dal calpestio di vacanzieri erranti

e qualche guizzo

di digitali accesi ad ogni passo.

Una bambina

sospesa dietro il vetro della nicchia

si specchia nello specchio

di visitatori e conta gli anni

come cifre cresciute a dismisura,

scopre dentro i palpiti del tempo

i pensieri atterriti degli sguardi,

in questo mare estremo che traspare

come uno specchio icastico

implora un qualche senso che trapela

dagli occhi fino al cuore

e fa sentire un brivido che passa

come un avviso a non sprecare invano

la brevità di luce del cammino.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on maggio 14, 2018 at 07:49  Comments (8)  

Roma

Fosti regina tra le città

simbolo di potenza

culla di civiltà

Il tuo nome ammirato

a volte temuto

certo rispettato

con orgoglio pronunciato.

Un popolo semplice

gente di cuore

del potere mai complice

capace di amare.

Ostaggio della storia

e dell’umana follia

trattava la propria sorte

con pazienza ed ironia.

Ora soccombi

triste e abbandonata

muori pian piano

malata e devastata.

Non più regina

né maestra di vita

non più saggezza

solo una pena infinita,

una buca nel cuore

traboccante di “monnezza”.

 

Sandro Orlandi

Published in: on maggio 14, 2018 at 07:43  Comments (14)  

L’alba

Affascinata dal nuovo giorno

spalanca le braccia al suo arrivo.

E’ sola al risveglio, tutto tace

nel caldo tepore del sonno.

 

Teneramente bella nel silenzio,

magica di luci soffuse.

Vivida, nel profumo dei fiori,

fresca nell’aria del mattino.

 

Si colora piano d’oro col sole

Ogni cosa si anima come nuova

nel gioco eterno della vita

e il suo soffio lieve la ravviva.

 

Essenza da cogliere al volo

Istanti magici e intensi.

Fugace guizzo che incanta

e in fretta si dilegua…  

 

Liliana Tuozzo

Published in: on maggio 14, 2018 at 07:00  Comments (11)  

Un albero secco

Un albero secco
fuori dalla mia finestra
solitario
leva nel cielo freddo
i suoi rami bruni.

Il vento rabbioso la neve e il gelo
non possono ferirlo.

Ogni giorno quell’albero
mi dà pensieri di gioia,
da quei rami secchi
indovino il verde a venire.

WANG YA PING

Published in: on maggio 14, 2018 at 06:51  Lascia un commento