Il pensiero è un boia

che avvita e stringe la morsa
a suo piacimento, perché sa
i tuoi movimenti. Dal congegno
non è dato liberarsi,
ma se cominci a ridere
con gli occhi, il tuo sguardo
allenterà la morsa, perché
non esiste boia tanto veloce,
come il sogno che ti batte in petto.
Sicché scalcia, scalcia fino al mattino:
alla notte avrai sempre
una stella da mirare.

Simone Magli

Published in: on maggio 18, 2018 at 07:39  Comments (1)  

Tempo

(Eraclito liberamente inteso)

 

Viviam l’oggi ma è domani, da lontano vien lezione,

“panta rei” la citazione, tempo scorre tra le mani.

Così mentre noi crediamo che si vive il contingente,

per scoprire il divenente, pizie e sfere convochiamo.

Ma se è vero che del giorno resta vago quel ch’è andato,

il futuro è il sol provato, non lo dico per far scorno.

E’ soltanto una chimera questo tempo che contiamo,

qual la vita che viviamo non è cosa proprio vera.

Quel che resta nelle menti, belli o brutti, son ricordi,

a un trascorso che ti scordi già appartengon pur frementi.

Panta rei ci fu narrato, fu di certo ammonizione,

col presente, ch’è illusione, col non esserci passato.

Per tirar le somme allora bene è porsi una questione:

s’è soltanto transizione perché mai guardare l’ora?

Quindi il tempo resta abbaglio, convenzione di sicuro.

Noi viviamo nel futuro, sono certo e non mi sbaglio!

Panta rei, disse quel mito, forse il solo fu a capire,

svicolò per non perire chi su quello fu erudito.

Si riempiron tomi e tomi di spassose favolette,

per cervelli… fatti a fette s’inventarono questioni.

Era tutto un indagare, col pensier che si perdeva,

ma fu acqua che scendeva quel balzano speculare.

 

Piero Colonna Romano

NDA: tanto per chiarire (si fa per dire) eventuali dubbi, la faccenda starebbe così: dando per assunto che gli “stati” del tempo siano Presente (che non possiamo cogliere perché…panta rei) Passato (che non possiamo vivere per ovvi motivi -neutrini permettendo…- e che, comunque, resta alle spalle dimenticato) e Futuro ed è questo, visto che nulla ne sappiamo che resta così l’unica flebile certezza/speranza. Becera teoria? Vediamo: se in una notte stellata (Kant non c’entra) alziamo gli occhi al cielo, ci incanteremo col brillar delle stelle. Ma quel che vediamo non è più esistente nel momento in cui lo vediamo. Erano così, così brillavano, milioni di anni fa. In definitiva vediamo ciò che non c’è più o che è molto diverso da quel che vediamo e, per inciso, ciò vale anche per stelle e pianeti vicini a noi (Sole e Luna ad esempio). Viviamo quindi una realtà inesistente, a conferma di quanto sopra detto. Quindi, non potendo vivere il presente, né ormai più il passato, non ci resta che sperare o/e credere di vivere nel Futuro. E speriamo che almeno questo “stato” esista. Arrivederci a tra… non mi è chiaro quando. Forse, chissà, potrebbe essere, oppure no. Chi lo sa?

Published in: on maggio 18, 2018 at 07:28  Lascia un commento  

Alla natura

TO NATURE

It may indeed be fantasy when I
Essay to draw from all created things
Deep, heartfelt, inward joy that closely clings;
And trace in leaves and flowers that round me lie
Lessons of love and earnest piety.
So let it be; and if the wide world rings
In mock of this belief, it brings
Nor fear, nor grief, nor vain perplexity.
So will I build my altar in the fields,
And the blue sky my fretted dome shall be,
And the sweet fragrance that the wild flower yields
Shall be the incense I will yield to Thee,
Thee only God! and thou shalt not despise
Even me, the priest of this poor sacrifice.

§

Può essere in effetti fantasia, quando io
Cerco di estrarre da tutte le cose create
La gioia interiore, profonda, sincera, che aggrappa attentamente;
E seguo nelle foglie e nei fiori che attorno a me giacciono
Lezioni di amore e onesta pietà.
Allora lascia che sia; e se l’ampio mondo ruota
Nel simulato di questo credo, esso non porta
Né paura, né dolore, né vana perplessità.
Allora costruirò il mio altare nei campi,
Ed il cielo blu sarà il mio duomo preoccupato,
E la dolce fragranza che il selvaggio fiore produce
Sarà l’incenso che io produrrò a te,
Te unico Dio! E tu non disprezzerai
neppure me, il sacerdote di questo povero sacrificio.

SAMUEL TAYLOR COLERIDGE

Published in: on maggio 18, 2018 at 07:13  Comments (1)  

L’ultima

Immagini per l’ultima volta
il grido che avresti voluto
staccare da te,
per ricominciare tutto
dall’inizio.
Labirinto senza uscita.

Gli occhi commossi
penetrano dentro di te
e ti guardi intorno
piangendo l’ultima volta.

Tendi la mano verso la fine
che vuoi cancellare
e pensi al bacio rubato
del pieno giorno
vissuto con innocenza.
Era la nascita di un fiore
curato con scioltezza
ormai seccato.

Glò

Published in: on maggio 18, 2018 at 06:55  Lascia un commento