Palindromi vaganti

All’“angolo Bar a Bologna”

Gironzolavano vecchi sorci

Poiché “i topi non avevano nipoti”.

Seduta accanto ad un tavolino traballante

Un’attempata attrice ormai dimenticata

mormorava parole sconnesse:

“Avida di vita, desiai ogni amore vero,

ma ingoiai sedativi, da diva”.

Il suo giovane cavaliere come un “ossesso” le gridava:

“O mordo tua nuora, o aro un autodromo”

Non ti sopporto, così ubriaca e impasticcata!

“Avevi visioni d’un evo ove nudi noi si viveva!”

“O notte! Dove vai? Ti avevo detto no!”

Ma “Ava” “odia lui per essere più laido”

E gli ribatte: “E’ malasorte! Ti carbonizzino braci,

tetro salame!”

E “accese carboni, ma cade da camino brace secca!”

Un passante, che ogni giorno li incontrava

scuotendo la testa, mormorava:

“Ettore evitava le madame lavative e rotte”.

“Ora tra te e lei, fiele e tartaro!”

Eppure di questa vecchia carampana

Non riesce a liberarsene. E la sfotte.

Diceva di lei: “Ad una vera pia donna dei simili fili

misi e annodai: pareva nuda”.

“O rei fortuna l’ebbe! La nutro fiero!”

“Ora per poi io preparo” il mio ricco futuro.

Ma forse lasciarla non vuole:

erediterà una fortuna,

se la vegliarda muore.

Un tempo la “onorarono”,

ora percepisce, come avesse un “radar”

il disprezzo e l’indifferenza

per aver perduto il fascino

della diva che un tempo fu.

Con quei suoi capelli blu,

colorati all’ “anilina”

 ha assunto l’aspetto di una vecchia gallina.

Insieme alle amiche di sempre, come Nilla,

in una fredda stanza in catalessia

“E Nilla gelava nuda, ratta radunava le galline”.

Tutte vecchie e grinzose come lei.

Così se ne stava Ada in pessima compagnia.

 

Danila Oppio

Published in: on maggio 22, 2018 at 07:49  Comments (4)  

Oltre l’apparenza

Ignobile cattiveria umana
che solo all’apparenza
dai valore, fermando
lo sguardo alla figura
ancor non hai capito
che oltre c’è la vita

Non guardare con occhio
vacuo quel cuore in grado
di donare amore
Non calpestarlo, non rubarlo
per gettarlo in pasto agli avvoltoi

E’ come vedere il cielo
e non goderne lo splendore
E’ come respirare a metà
l’aria limpida del mattino
E’ come avere cemento
e non un cuore

Ignobile cattiveria umana
non ti avvicinare con sguardo
perso tra le fronde
a spegnere un volo di falena
che nulla chiede
se non d’esser capita

Patrizia Mezzogori

Published in: on maggio 22, 2018 at 07:23  Comments (2)  

Sole d’aprile

Mi sfiori lieve, timido mi baci

Allenti la stretta morsa dei giorni passati.

Brucia lento un dolore senza fine

Eppure negli occhi c’è la gioia della vita.

Quanto stanco cammino nei passi

Quanto silenzio nelle parole perse

Mi passi accanto appena

e mi entri dentro.

Ti respiro e ti assaporo

nella fragile essenza che ritrovo

corrosa da nubi viola.

Eppure l’amore c’è, basta cercarlo

nascosto nelle semplici cose

nelle mani pronte a stringere la tua

Benvenuto, sole d’aprile.

 

Liliana Tuozzo

Published in: on maggio 22, 2018 at 07:13  Comments (1)  

Il proprio ritratto

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Soleata ho fronte, occhi incavati intenti,
Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
Tumidi labbri ed al sorriso lenti,
Capo chino, bel collo, irsuto petto;
Membra esatte; vestir semplice eletto;
Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
Sobrio, ostinato, uman, prodigo, schietto,
Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.
Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso;
Alle speranze incredulo e al timore,
Il pudor mi fa vile e prode l’ira:
Cauta in me parla la ragion; ma Il cuore,
Ricco di vizj e di virtù, delira
Morte, tu mi darai fama e riposo.
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NICCOLO’ UGO FOSCOLO
Published in: on maggio 22, 2018 at 07:01  Comments (1)