Orologiaio

Mio orologiaio

che aggiusti l’orologio nei dettagli del cuore

mentre camminano sugli ingranaggi

Che ora è?

entro poche ore prenderai il tè

con me

tic tac

la tua vita s’avvita

ancora alla mia

Svolta

l’ora

segue i nostri  passi come se andassimo

verso ciò che avverrà

ma che  importa dove?

Sorvegliamo la porta della nostra realtà

apriamo un passaggio

al viaggio dell’orologio

prendiamoci cura di questa avventura

Ci reclama la vita…

 

Aurelia Tieghi

Published in: on maggio 23, 2018 at 07:44  Comments (3)  

La vidi oltre il cancello

Vita che si perde vita che avanza

tra rughe e non goduta giovinezza,

il vecchio cuore nutre la speranza,

di riabbracciarla ancora con dolcezza.

Cupo è il cielo e il sole si nasconde

tra nuvole che sembrano illusioni,

come marinai alla mercé dell’onde,

derisi da uno stormo d’aironi.

Per caso ti distinsi oltre il cancello

intenta nel potare il melograno,

tra le dita splendeva quell’anello,

lo stesso che posai nella tua mano.

Triste è il cuore nel vederti ancora

ma più bella di come ricordavo,

oggi ti vedo come fosti allora,

tra nuvole di rose io t’amavo.

Ad ogni passo mi rivolsi indietro

guardando il viso tuo nella penombra,

ma dentro il cuore nacque un pianto tetro,

solo ritornai pestando l’ombra.

Ripensai al suo incedere elegante

la grazia e la dolcezza del suo volto,

come un reo derubai quell’istante,

in un dolore sordo fui travolto.

Romanzo d’amore amor perduto

m’è caro di te ciò che non seppi,

il fuoco brucia quel che non ho avuto,

sento l’oblio nel crepitar dei ceppi

 

Raffaele Saba

Published in: on maggio 23, 2018 at 07:24  Comments (5)  

Le cinque dita del poeta

Le cinque dita del poeta
indicano il cielo
lì sono uccelli, nubi e luppolo volante
le piogge hanno cancellato tutto il superfluo
comincio a pensare di poter far tutto.

MAKSIM BORODIN

Published in: on maggio 23, 2018 at 07:05  Comments (1)  

Dammi un arcobaleno

La china è seminata di parole

ribelli che non vogliono postarsi

per dare un senso al cuore,

non lasciano partire la poesia,

sostano accatastate sulle rive

della tastiera, profughi in attesa

senza patria sul ponte di un barcone

che una parola abbeveri le notti.

Sul cuscino inzuppato

nuovi voli trascorrono la scena

si alternano a mutare di stagione,

perciò si affaccia trepido al mio cuore

il tuo silenzio

e mi conduce a immagini di velo.

Mi manca la tua voce,

mi mancano i tuoi occhi

per tuffarmi nel profondo mare.

Vediamoci ti prego,

dammi un arcobaleno

tra pioggia e ciel sereno

per ravvisarti almeno nei colori.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on maggio 23, 2018 at 06:52  Comments (2)