L’addio

Nera quella notte d’estate

dove la luna

con gli occhi spalancati,

disegnava angoli bui

e nascondeva la mia solitudine

nell’inutile attesa di lei.

Poco prima ridente

illuminava una speranza

poi triste e stupita

l’ombra di un disperato addio.

La strada dopo l’ultima pioggia

espirava nebbia sporca d’amarezza…

vertigini i miei passi

senza la sua mano.

 

Alberto Baroni

Published in: on maggio 25, 2018 at 07:38  Comments (5)  

Di sotto

Io sono bimbo

Un bimbo che ama

Il suo nonno

Che mai ha conosciuto

Se non nei ricordi

Io sono bimbo

Che prende per mano

La sua famiglia

E guarda dal basso

In su

Io sono un bimbo

Che spera che nonno

Guardi in basso

Nascosto tra stelle e galassie

E sorrida tendendo

La mano

Spostando così nuvoloni e dolore

Io sono il suo bimbo

 

Tinti Baldini

Published in: on maggio 25, 2018 at 07:25  Comments (8)  

Soltanto un po’

Magari un’azalea, di trenta che ne hai
un fiore preso al supermercato, un altro in più.
Suonare il campanello dove ho vissuto te
le piogge di una Rho più indecente tempo fa
la puzza di miscela in garage con il Merlot.
Si dice che la mamma non la si scorda mai
ma quando si sta in piedi da sé non ce n’è mai
di tempo per contarsela su, non ce n’è mai
biglietti per un Cine e Nazzari.
Mamma, sai, è come si nascesse due volte, o forse tre.
La prima conta solo la tetta, la magia
di un mondo dove tutto è già pronto, un bel bijou.
Ma poi è venuto un tempo senza capelli, e noi
minuscola in un letto che non facevi tu;
un tempo di due pugni di riso messo là
in un vassoio senza poesia. Un tempo noi
cinquanta due e più anni da crederci e far via
come le brise sulla tovaglia. Mamma, sai
tirarti fuori è stato restituirti un po’
dell’uomo visto sempre andar via
soltanto un po’.

Massimo Botturi

Published in: on maggio 25, 2018 at 07:19  Comments (1)  

Guidommi amor

Guidommi Amor, ardendo ancora il sole,
sopra l’acque di Giulio, in un mirteto,
e era il mar tranquillo e il ciel quieto,
quantunque alquanto zefir, come suole,
movesse agli arbuscei le cime sole:
quando mi parve udire un canto lieto
tanto, che simil non fu consueto
d’udir già mai nelle mortali scuole.
Per ch’io: “Angela forse, o ninfa, o dea
canta con seco in questo loco eletto”,
meco diceva, “degli antichi amori”.
Quinci madonna in assai bel ricetto
del bosco ombroso, in su l’erbe e in su’ fiori,
vidi cantando, e con altre sedea.

GIOVANNI BOCCACCIO

Published in: on maggio 25, 2018 at 07:14  Comments (2)