Praterie di grano

al sole verdeggiano
ondeggiano al vento
vi si tuffa lo sguardo
baluardo del verde
prodotto da mano
umana tremante
e furtivo lo sguardo
si sazia impenitente
ininterrottamente
il declivio seguendo
di morbide colline
avamposti passati
di greggi transumanti
e di popoli affamati
in cerca di nutrimenti…

Antonietta Ursitti

Published in: on giugno 7, 2018 at 07:49  Lascia un commento  

Vacanze estive 1956

Un tempo, alla mia età bambina
da mangiare ce n’era poco assai,
ci bastava la vita di cascina
alla fame non pensavamo mai.

Noi maschi giocavamo con gaiezza
con biglie, scatoloni e figurine
a far le mamme a bambole di pezza
si radunavano fra loro le bambine.

Poi tutti insieme andavam per prati,
nessuna cosa ci parea fardello
quantomeno i vestiti riadattati
o le scarpe, già lise, del fratello.

Epiche erano le partite a calcio,
le porte delimitate da due sassi,
gioco disordinato ed a casaccio
della palla sgonfia eravam degli assi.

Verso sera a nascondino si giocava
e l’aia si riempiva dei – t’ho visto -,
esausti e sporchi allor si rincasava,
ma tuttavia più tardi del previsto.

Una lavata, un piatto di minestra,
non avevam di certo altri bisogni,
l’ultimo sguardo fuor dalla finestra,
poi tutti a letto a scorrazzar nei sogni.

Alberto Baroni

Published in: on giugno 7, 2018 at 07:43  Comments (3)  

Profondo come l’oceano

E’ profondo come l’oceano
il nulla creato da parole vuote
che frantumano il silenzio
ove sono racchiusi sogni colorati,

frammenti campestri
d’un voler credere semplice,
in momenti d’aria fresca
che si gettano oltre la realtà.

Soltanto con occhi di bambino
si può guardare oltre l’orizzonte
in attesa che l’illusione svanisca
e lasci spazio al ritmo del destino

in quel sentiero, libero da ricordi
e ansie, che tolgono linfa vitale
al vibrante flusso di lava,
pronta ad esplodere …

in passione per la vita

Patrizia Mezzogori

Published in: on giugno 7, 2018 at 07:29  Lascia un commento  

Valzer

Sono così sgargianti i giorni, così chiari,
che la polvere bianca della disattenzione
copre persino le rare esili palme.
Le serpi scivolano silenziose nelle vigne,
ma alla sera il mare si fa cupo e i gabbiani
sospesi nell’aria si muovono appena,
punteggiatura di un più alto scritto.
Sulle tue labbra una goccia di vino.
Le montagne calcaree all’orizzonte si dissolvono
lente mentre una stella appare.
La notte, in piazza, un’orchestra di marinai
in uniformi bianche immacolate
suona un valzer di Šostakovič;
piangono i bimbi, come se intuissero
di cosa parla quella musica allegra.
Siamo stati rinchiusi nella scatola del mondo.
L’amore ci renderà liberi, il tempo ci ucciderà.

ADAM ZAGAJEWSKI

Published in: on giugno 7, 2018 at 07:20  Lascia un commento