Mi fido di te

Precipitando
dal cielo…
Alla tua mano,
non chiedo
d’afferrarmi
in volo

Anileda Xeka

Published in: on settembre 3, 2018 at 07:36  Lascia un commento  

Sirena

MERMAID

I see you as a baby killer whale,
free to walk the seven seas for game,
warm-hearted with an undercoat of ice,
a nerve-wrung back… all muscle, youth, intention,
and skill expended on a lunge or pucture –
hoisted now from conquests abd salt sea
to flipper-flapper in a public tank,
big deal for the Sunday ennui… My blind love –
on the Via Veneto, a girl
counting windows in a glass café,
now frowning at her menu, now counting out
neanderthals flashed like shorebait on the walk…
Your stamina as inside-right at school
spilled the topheavy boys, and keeps you pure.

§

Ti vedo come una piccola orca,
libera di andare a caccia per i sette mari,
il cuore caldo con una sottopelle di ghiaccio
il dorso con i nervi scattanti… tutta muscoli, giovinezza, decisione,
e destrezza che adoperi in un allungo o una stoccata –
strappata ora alle conquiste e al mare aperto
per remigare in una pubblica vasca,
un bel divertimento per i bambini della domenica…Amore mio cieco –
in Via Veneto, una ragazza
che conta le finestre da un caffè chiuso da vetri,
ora accigliandosi sul menù, ora scomputando
i pitecantropi abbagliati come pesciolini sul marciapiede…
La tua energia di mezz’ala destra a scuola
rovesciava i ragazzi più grandi, e ti mantiene pura.

ROBERT LOWELL

Published in: on settembre 3, 2018 at 07:04  Lascia un commento  

Il corvo

morbidi raggi di sole

colpiscono il divano

avvolgendo il mio corpo

di dolce tepore

un corvo

deciso si posa

sulla ringhiera del balcone

il suo sguardo fisso

buca il vetro della finestra

e si posa insistente

sul posacenere luccicante

unico ricordo

di un amore mai finito

all’istintivo mio gesto di preservazione

fila via spedito

 

Giovanni De Simone

Published in: on settembre 3, 2018 at 06:59  Comments (1)  

Il delirio del tiglio

Solevo un tempo ascoltar le ore pigre

vedere il seme divenire stelo,

I rami spogli senza più colore,

nero d’inchiostro divenire cielo.

 

I miei celesti frutti

li regalavo al limbo,

d’una estate grigia,

in me, così sepolto.

 

Chiarirà d’acque filtranti

il sonno della buia notte.

 

Al divenir del giorno

miraggi di colline,

turgide e velate ombre,

arditi voli senza fine.

 

Tra le assetate foglie ulula il vento

cade l’acquata come in un lamento,

a rade gocce simili all’argento.

 

Vedo la terra abbeverarsi a stento

tra la mia linfa urla di sgomento,

soffro la pena di follia e cemento,

l’acido scorrere di un morire lento.

 

Allora quasi a eco tra le chiome

mi rivolsi alla natura forte,

ma ella sola restò, sorda al suo nome,

non volle unir la mia , con la sua sorte.

 

Nel mio delirio vago nei rammenti

giunse il distacco dalla terra antica,

l’acciaio penetrò e scosse i venti.

 

Sogghigna e irride il volto della morte

felice del martirio come un dono,

m’accende il pensier di vana sorte,

quel che fingo d’essere e non sono.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 3, 2018 at 06:57  Lascia un commento