Pasquinate n.3

La libertà:

Questa scienza prepotente

pur ci impone anche i vaccini,

cancelliamoli repente,

tanto…muoiono i bambini.

 

Lavoro in nero:

Quelle leggi cancelliamo

dei governi comunisti.

Toglier voucher fu d’artisti,

fanno il nero e li vogliamo.

 

Il capo:

Conte abbiamo messo in mezzo

ed a vista lo guardiamo,

non lo sogni quest’attrezzo

che il comando gli lasciamo.

 

La fede:

Col rosario vado in giro,

come fan tutti i mafiosi,

così avrò l’apoteosi

dalla Chiesa che raggiro.

 

Sacra famiglia:

E’ sol quella ch’è formata

da maschietti e femminelle,

tra omosex è ‘na cazzata

gli farem veder le stelle.

 

Legge Mancino:

Aboliamola veloci

quella legge sciagurata,

ove mai fosse applicata

conseguenze avremmo atroci.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on settembre 9, 2018 at 07:43  Lascia un commento  

Il mosaico

Raccogliere i frantumi della propria anima
spezzata dalle ferite della vita,
alcune semplici scalfiture,
altre solchi profondi,
che le lacrime versate
han contribuito a riempire.
Ricostruire un mosaico,
ricomponendo tessere
che il passare del tempo
ha goccia dopo goccia
pazientemente composto.
Osservare quindi il risultato
che si voglia o no bisogna accettare.
Se si vuole sopravvivere.

Sandra Greggio

Published in: on settembre 9, 2018 at 07:43  Comments (2)  

Alberi

Uno degli alberi ha detto – mi dispiace
lascerai questa vaniglia d’officina
la musica dei cedri e l’uccellagione intera.
Lascerai il canto di pietre in acqua cheta
quello del fulmine se prende agitazione.
Uno degli alberi somiglia alla mia donna
quando c’è vento forte getta le reti in cielo
per prendere il capriccio di quattro rondinini.
Uno degli alberi sanguina dal naso
ha un giglio nell’orecchio per prendere le api.
Uno degli alberi è cresciuto insieme ai treni
ha visto gli altiforni svuotarsi di catrame
il prato dove andavo a giocare farsi terra
più arida di un pelo di biscio.
Un altro è secco, il tempo gli ha disfatto la tela
Ulisse è morto.
Un albero ha costretto il suo Dio a guardare in terra
per caricarlo a salve di merli e barbagianni;
è pronto a fare ombra a una croce
cento anni.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 9, 2018 at 07:39  Lascia un commento  

Al gatto di Mrs. Reynolds

TO MRS. REYNOLDS’ CAT

Cat! who hast pass’d thy grand climacteric,
How many mice and rats hast in thy days
Destroy’d? How many tit bits stolen? Gaze
With those bright languid segments green, and prick
Those velvet ears – but pr’ythee do not stick
Thy latent talons in me – and upraise
Thy gentle mew – and tell me all thy frays,
Of fish and mice, and rats and tender chick.
Nay, look not down, nor lick thy dainty wrists –
For all thy wheezy asthma – and for all
Thy tail’s tip is nick’d off – and though the fists
Of many a maid have given thee many a maul,
Still is that fur as soft, as when the lists
In youth thou enter’dest on glass bottled wall.

§

Gatto, che la tua età matura hai superato,
quanti sorcetti e ratti hai sterminato nei tuoi bei giorni?
E quanti, con guardo fisso di accesi e verdi anelli
pungenti e morbidi, ed unghie che germoglian dal velluto,
celati artigli che ti pregano me di non ferire,
n’hai carpiti, bocconcini d’uccello?
Ora, rinforza il miagolar grazioso, e narra
le tue zuffe con pesci, sorci e teneri pulcini, di cui,
dalle tue fusa, dal guardar basso e leccarti le zampe,
oggi non vedo traccia; e per quanto la serva
a pugna e mazza assai ti percotè, lucida è la pelliccia
come quando, in giovinezza, nella lizza tu entrasti,
sopra un muro di vetri di bottiglia.

JOHN KEATS

Published in: on settembre 9, 2018 at 07:21  Lascia un commento