Le porte del mondo

Le porte del mondo non sanno
che fuori la pioggia le cerca.
Le cerca. Le cerca. Paziente
si perde, ritorna. La luce
non sa della pioggia. La pioggia
non sa della luce. Le porte,
le porte del mondo son chiuse:
serrate alla pioggia,
serrate alla luce.

SANDRO PENNA

Published in: on ottobre 6, 2018 at 07:11  Comments (1)  

Ciao

Libero dal tempo

cammino tra i vicoli

nel cuor del mio paese,

vuoto reticolo di vene                                                       

dove ombre di muffa

tracciano l’abbandono;                                                                                                               

…a una vocina sussulto:                                        

“Marhaba”

e a seguire “ciao”.

“Ciao “rispondo sorpreso

a un attento visetto di bambina

e a una manina che esce

dall’ombra di quel vicolo.

“Ciao “ripeto      

muovendo a mia volta la mano,

sorridendo al pensiero,

che se non fossi lì

non mi parrebbe vero,

che quei muri derelitti

da anni abbandonati

dalla parlata mantovana,

oggi risuonino allegri

di un astruso idioma.

 

 

Alberto Baroni

Published in: on ottobre 6, 2018 at 07:10  Comments (7)  

Silenzio

E’ silenzio il tuo vociar conciso

soffio d’aria e nota di violino,

nei Campi Elisi un fiore di narciso,

corolla d’oro colta nel mattino.

 

Tacciono ora i tuoi giovani giorni

attimi di mesto mio richiamo,

dimmi o cara perché tu non ritorni?

tra le braccia livida io t’amo.

 

Ora è immensa la mia casa

tremano foglie al vento nella sera,

il ciliegio è come un’alba rosa,

nel silenzio è canto la preghiera.

 

Nel sogno sussurri i tuoi richiami

ti troverò nel tenero germoglio,

nei giardini degli aranci che tu ami,

tra rosse bacche di verde agrifoglio.

 

Implacabili procedono le ore

in me dirama brivido e tremore,

il silenzio è simile al dolore,

perché ho tanto freddo dentro il cuore.

 

Raffaele Saba

Published in: on ottobre 6, 2018 at 07:09  Comments (2)  

Per un barlume di dignità

“Sono a posto con la mia coscienza”.

Anche Hitler e Stalin a quanto pare

e la trista compagnia che stare

comunque vuole: brama di potenza.

 

Ma a noi, gente senza dipendenza,

che dice la coscienza? Può bastare

il silenzio? O abbiamo altro da fare?

Ci consola la pavida prudenza?

 

Se ci diciamo un popolo civile,

se ancora abbiamo un fondo d’umanità,

se aborriamo un comportamento vile

 

possiamo imporre la nostra volontà.

Mica siamo pecore in un ovile.

La nostra storia parla di dignità.

 

Umberto Marinello

Published in: on ottobre 6, 2018 at 07:06  Comments (1)