Scriverò di te

Scriverò di te

quando l’ultimo scalino azzurro

dietro me perderà colore

per frantumarsi sulla terra.

Giunto alla regione estrema

mi sdraierò sul feto d’una nuvola,

inizierò a girare il nastro

e ti vedrò a colori.

Scriverò di te

sulle sfere del nuovo ossigeno.

Narrerò del nostro amore

e ne descriverò i colori.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 17, 2018 at 07:30  Comments (3)  

Il corridore senza macchia

Il corridore senza peso e senza corpo unisce segmenti
… corro senza …
senza peso
e senza il corpo
i miei segmenti del viaggio
sulle sponde di una volta quando per me c’era qualcosa che somigliava ad una stella
splendida d’acqua di fiume
senza macchia
sulla lama del perchè che mi taglia il piede che s’appoggia sulla terra che non c’è
in congiunzione alla scoperta indotta da scoperta per paura
affondo
su sesti mondi in dimensione senza anima d’ingombro…
allucinazioni allucinazione!
corro…
.

Enrico Tartagni

Published in: on ottobre 17, 2018 at 07:29  Comments (1)  

Il mirto

LE MYRTE

Parfois je te savais la terre, je buvais
Sur tes lèvres l’angoisse des fontaines
Quand elle sourd des pierres chaudes, et l’été
Dominait haut la pierre heureuse et le buveur.

Parfois je te disais de myrte et nous brûlions
L’arbre de tous tes gestes tout un jour.
C’étaient de grands feux brefs de lumière vestale.
Ainsi je t’inventais parmi tes cheveux clairs.

Tout un grand été nul avait séché nos rêves,
Rouillé nos voix, accru nos corps, défait nos fers.
Parfois le lit tournait comme une barque libre
Qui gagne lentement le plus haut de la mer.

§

Talvolta io ti sapevo terra, bevevo
Sulle tue labbra l’ansia delle fonti
Sgorgante da pietre calde, e l’estate
Sovrastava la pietra felice e il bevitore.

Talvolta ti dicevo di mirto e bruciavamo
L’albero di tutti i tuoi gesti per un intero giorno.
Erano grandi fuochi brevi di luce vestale,
Così t’inventavo fra i tuoi capelli chiari.

Una lunga estate di niente aveva disseccato i nostri sogni,
Arrugginite le voci, accresciuti i corpi, disciolti i nostri ferri.
Talvolta il letto ruotava come una barca alla deriva
Che lentamente guadagna l’alto mare

YVES BONNEFOY

Published in: on ottobre 17, 2018 at 06:55  Comments (1)  

Il cassetto

E’ un po’ come quando ti fermi,
dài aria alle stanze e ai pensieri,
spolveri, sposti, rassetti,
rimuovi gli inutili oggetti
che riempiono il ventre del tempo.
Fai ordine, butti, raccogli,
pulisci scaffali e scansie,
liberi spazi, sgombri la mente,
e scegli con calma i ricordi
che ancora vuoi conservare.
Poi trovi quel vecchio cassetto,
lo apri e rovisti curioso,
aspiri l’odore degli anni
dolciastro di muffe stantìe.
C’è un mucchio di sogni di carta,
sorrisi, lacrime, abbracci,
i pegni e gli ingenui regali
lasciati dai giorni felici
di un mese o di un secolo fa.
Tu presti amorevole cura
a pagine sparse e ingiallite,
ma appena le tocchi e le smuovi
si alza un pulviscolo strano,
sospinto da un flebile vento
che senti arrivare improvviso.
Son grani di sabbia leggera
le vane parole di donna
che piano tu vedi staccarsi
dai fogli di questa tua vita:
volteggiano fragili e lievi
alzandosi dolci e sottili
in turbine etereo di polvere
che lento impalpabile sale.
Invano tu cerchi di stringerle,
sfuggenti le senti partire;
poi sempre più rade si fanno,
nel nulla dei giorni scompaiono
lasciando le pagine vuote
e vuote due inutili mani.

Fabio Sangiorgio

Published in: on ottobre 17, 2018 at 06:54  Comments (3)