Natale ama la neve

Sui marciapiedi

dove esplode il coro

fata regina

bianca

di candore

è dono di Natale,

copre spinosi arbusti,

allaga di poesia

il freddo,

si presta a giochi

di sorrisi vivaci

e guancia rosse

perciò cade dal cielo

a fiocchi bianchi

sembra voglia coprire

di pace e di perdono

i  peccati

e aprire gli occhi al cuore

che seguono la stella

che conduce

dove un bambino povero

ci aspetta.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 31, 2018 at 07:49  Comments (9)  

Poetastro

Scrivere poesie con stile impone

sapere usare metrica e rime buone

e non scribacchiare da buffone.

Di tal “poeta” ciò che compone

alla maniera d’un vecchio copione

d’usati versi suoi o d’altre persone.

Incapace di poetar come conviene

se la tira di brutto in ogni direzione.

Non si faccia illusioni quel cialtrone.

Meritano tali storture (lo so per certo)

d’essere gettate dentro il cesso

tirando senza indugio lo sciacquone!

Infatti questa mia pseudo poesia

farà la stessa fine, e così sia!

 

Danila Oppio

Published in: on dicembre 31, 2018 at 07:21  Comments (4)  

Improvvisa la sera

Improvvisa la sera ci ha toccati
me, le mie carte, la pezza di luce
sui mattoni della stanza.
E’ tanto imbrunito
che mi sento addosso paura.
Ha ripreso la vita
dei piccoli rumori.
Sono sui tetti le anime
dei morti del vicinato,
camminano sulle zampe dei gatti.

ROCCO SCOTELLARO

Published in: on dicembre 31, 2018 at 07:20  Lascia un commento  

Il nuovo anno

il vecchio stanco
e pieno di ferite
cede il passo al giovane
con la faccia sporca di verde
e gli appresta il “benvenuto”
-parola irreale/reale-
mezzanotte
le porte si aprono
lui entra con lampi ed echi
e rende muta la sofferenza:
il passato si sfalda
e il futuro
è sorriso di tempo
ma
ci sono storie diverse e
le allegorie di parole vere
sono luce riflessa
nello specchio dell’anima
che beve buio
fino al culmine del giorno
-incarnazione del desiderio
che si allontana
e ritorna
con rughe senza volto-
da occhi di pena accumulata
scorre rossa acqua salata
che corrode
la pietra del tempo

Giovanni De Simone

Published in: on dicembre 31, 2018 at 07:01  Comments (7)  

Corsia d’ambulatorio

Me ne sto seduto ad aspettare il turno
per una visita da tempo prenotata.
Davanti si sfilaccia un corteo stanco
di gente assente con lo sguardo perso,
piena di dubbi e un po’ preoccupata.
Osservo visi che sembrano sconvolti,
volti confusi, alcuni sofferenti,
con gli occhi persi a leggere referti,
impegnative e scritte sulle porte.
Passa un’anziana con la benda a un occhio
un signore, con a fianco il suo bambino,
perso tra due stampelle e un po’ impacciato
con un piede che gli penzola ingessato.
Leggo sui loro volti tanto affanno,
il disagio di persone sprovvedute
a volte ci vedo la disperazione,
un certo scoramento, tanta agitazione.
Io mi destreggio, so già cosa fare,
col cellulare chiacchiero con un’amica cara,
ogni tanto mi scappa anche un sorriso,
indifferente rimango a tanto sbando
a tanta umanità in apprensione.
Lo sguardo affondo in mezzo a tanta folla
che scorre avanti e indietro in processione
quasi in attesa d’una grazia attesa
che dall’affanno al fine li sollevi
sgombri l’angoscia che sul petto pesa

Salvatore Armando Santoro

Published in: on dicembre 30, 2018 at 07:19  Lascia un commento  

Un albero avvelenato

A POISON TREE

I was angry with my friend
I told my wrath, my wrath did end;
I was angry with my foe
I told it not, my wrath did grow.

And I watere’d it in fears
Night & morning with my tears;
And I sunned it with smiles
And with soft deceitful wiles.

And it grew both day and night,
Till it bore an apple bright;
And my foe beheld it shine,
And he knew that it was mine,

And into my garden stole
When the night had veil’d the pole:
In the morning glad I see
My foe outstretch’d beneath the tree.

§

Ero irato con l’amico:
glielo dissi, mi sbolli.
Ero irato col nemico:
non lo dissi, mi aumentò.

E apprensivo annaffiai l’ira
mane e sera col mio pianto;
col mio sole la covai
di lusinghe e di sorrisi.

Essa crebbe notte e giorno
fino a dare un lustro pomo;
che il nemico osservò splendere
ben sapendo che era mio.

Quando notte velò il cielo
lui sgusciò nel mio giardino;
lieto all’alba me lo vedo
sotto l’albero stecchito.

WILLIAM BLAKE

Published in: on dicembre 30, 2018 at 07:16  Comments (1)  

Ragioni di vita

Calpestando il prato del nostro andare
senza rimorsi né sbavature di sentimento,
sguardo fisso e bocca serrata,
portiamo avanti sul crinale del nostro fluire
il futuro che si fa passato,
la strada segnata col primo vagito.

Abbiamo riempito lo zaino di sapere,
irradiato di noi tutt’intorno,
dato una forma ai sassi del greto,
disegnato la tela del nostro potere,
impegnate le gioie per lasciare un segno
del nostro passaggio sui gradini del mondo.

Non siamo più andati a cercare fortuna,
a imprimere orme su spiagge deserte,
a disegnare per primi la vita,
ma inoltrarsi piuttosto nei sentieri del bosco
appena curati per perdersi invano
cercando qualcuno a cui legare la mano.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 30, 2018 at 07:14  Comments (1)  

Sentiero senza ritorno

nell’inventare la falsa idea,
di non saper amare

Nascondere dietro parole,
ombre e tormenti della vita,
ma nella mente il solo pensiero
d’emozioni mai vissute

Un solo momento di dolcezza,
di debolezza umana
a ricordarti d’essere persona
che può sentire il sangue pulsare

Di luce si vive senza paura,
ma non v’è speranza di poterla trovare
senza abbattare infine quel muro,
dietro al quale si cela il mistero

Patrizia Mezzogori

Published in: on dicembre 30, 2018 at 06:50  Comments (1)  

Amo la vita

Amo la vita,

La amo molto

Nonostante comunque

E a oltranza.

La amo perché è la nostra chance

Per esistere, amare, crescere, evolvere.

Amo la vita proprio perché è difficile.

Non scontata, propone tutto,

Buio e luce gioia e sofferenza.

La amo perché vale

Nella sua irripetibilità.

Amo la vita perché è l’unica cosa

Che si può fare, danzarla

Persino stanchi.

Sì la vita è proprio bella

Da non crederci.

 

Piera Grosso

Published in: on dicembre 29, 2018 at 07:17  Lascia un commento  

La mia patria è un volto

La mia patria è un volto
un chiarore essenziale
una fontana di sorgente viva
È mano che attende
trepida il crepuscolo
per posarsi sulla mia spalla
È una voce
di singhiozzi e di risa
un sussurro per labbra che tremano
La mia patria non ha altro orizzonte
che trattenuta tenerezza
negli occhi neri
una lacrima di luce
sulle ciglia
È un corpo di tormenti
preziosi
come un fascio di radici
vicino alla tera calda
È poesia
generata dall’assenza
un paese che nasce
sul bordo del tempo e dell’esilio
dopo un sonno profondo
sospeso a un albero
dai fragili rami
agitati nel vento
La mia patria è un incontro
avvenuto su un letto di foglie
una carezza per dire
e uno sguardo per dormire
paese lontano dalle parole
tanto da calpestare il ricordo
Tra le nostre dita
un ruscello
perché il silenzio sia
Il mio viso è di quel cielo ostinato
vuoto
ferito dall’eleganza del rifiuto
La mia caduta il nostro amore
albero dissanguato
sfigurato dalla grazia spezzata
lo stesso dolore
ha afferrato i nostri corpi
Restano quei versi
cordoglio tardivo
per una patria che non ha più volto.

TAHAR BEN JELLOUN

Published in: on dicembre 29, 2018 at 07:12  Comments (1)