Mare d’amore

Io mando le mie acque a carezzare,
pensiero dolce, le tue sabbie d’oro
e salse brezze adatte a risvegliare
la voglia di combattere d’un toro.

T’invito con la mia viva energia,
dovuta all’attrazione della luna,
a farti confortar dalla magia
d’arcana voce nella notte bruna.

Voce d’affetti forse mai perduti
che pregano per te dall’altra sponda,
di voti già promessi ma incompiuti

che tornano sul palpito d’un’onda,
di teneri messaggi ripetuti
dalla risacca nella notte fonda.

Santi Cardella

Published in: on gennaio 12, 2019 at 07:24  Lascia un commento  

Come dire…io, davanti a me stesso…

Eccomi nudo
scavo nella carne
sotto la mia pelle
screpolata dal freddo male
delle storie riunite all’improvviso
e dentro io non ho viscere
non ho spirito del bene
solo sangue caldo
che non ha dolori
che non ha pelle
che non ha colore
che ricopra
nude carni.

Enrico Tartagni

Published in: on gennaio 12, 2019 at 07:02  Lascia un commento  

Stanze

STANZAS

Often rebuked, yet always back returning
To those first feelings that were born with me,
And leaving busy chase of wealth and learning
For idle dreams of things which cannot be:

To-day, I will seek not the shadowy region;
Its unsustaining vastness waxes drear;
And visions rising, legion after legion,
Bring the unreal world too strangely near.

I’ll walk, but not in old heroic traces,
And not in paths of high morality,
And not among the half-distinguished faces,
The clouded forms of long-past history.

I’ll walk where my own nature would be leading:
It vexes me to choose another guide:
Where the grey flocks in ferny glens are feeding;
Where the wild wind blows on the mountain side.

What have those lonely mountains worth revealing?
More glory and more grief than I can tell:
The earth that wakes one human heart to feeling
Can centre both the worlds of Heaven and Hell.

§

Spesso ammonita, eppure sempre ritorno
A quelle prime emozioni dell’infanzia,
Lasciando l’affannosa caccia di sapere e ricchezza
Per più pigri, irrealizzabili sogni:
Oggi eviterò l’ombrosa regione
La cui insostenibile vastità mi opprime;
Le visioni insorgono a legioni
Recando l’irreale a una strana prossimità.
Camminerò, ma non sulle antiche eroiche tracce,
Né attraverso sentieri di nobile condotta,
O tra sembianze appena distinguibili,
Nebulose sagome di una storia remota.
Andrò dove la mia natura mi conduce;
E mi annoia scegliere altra guida:
Dove le greggi brucano le felci tra le gole
E il vento soffia selvaggiamente sui declivi.
Cos’hanno da svelare di tanto grande questi monti?
Più gloria e più dolore di quanto io sappia dire:
La terra che desta il cuore all’emozione
Può concentrare in sè Cielo e Inferno.
.
EMILY JANE BRONTË
Published in: on gennaio 12, 2019 at 06:58  Comments (1)  

L’imperfezione tutta terrena dell’amante

Mi è caro il meccanismo delle lancette azzurre.
Quel timido rumore nel misurare il tempo
senza mai farne un ché di artificio, una proiezione
sul muro ancora memore di mosche e di stagioni.
Mi è caro il sovrapporre di seta alle tue gambe
l’orgoglio maltrattato con cui ti rechi in bagno
per educare il corpo a non fare scherzi; e il sonno
posato alla bilancia di ferro con le mele.
Il sonno che fatichi a trovare e allora meni
come una volpe nella campagna, rossa e furba.
Le mani ora occupate a far altro, e non è gioia
non è la spartizione del corpo nel venire.
Ma il disegnare al buio di carta una balena
il ventre di una madre d’oceano, ed in esso
vagare infine senza dimora, figlia solo
del tutto che si beffa di storia, di confini
del limite qui imposto al respiro. Amo questo
e il latte che hai versato toccandomi la vita
l’imperfezione tutta terrena dell’amante;
la somiglianza al fitto di un parco che hai negli occhi
quanto tenerli ben chiusi non è cosa.
La smisurata donna che mostri a farti nuda
di verità e qualcosa nel pugno
fiori, biglie
un lascito di infanzia felice, un giorno al mare.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 12, 2019 at 06:55  Lascia un commento