La casa delle tarantole

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A CASA DI TARANTULI
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Iu a truvari n’amicu
ca chiamanu “u Poeta”
e che campa cu na soru
maritata e matri di figli
ca c’aggruppa a cravatta quannu nesci
e mi diceva cu paroli d’omu
ca frati e soru, nati ‘nda dda casa,
crisciuti ‘nda dda casa,
unni chianceru morti u patri e a matri
sunnu in liti di tant’anni
e fannu causa pi spartirisi li mura,
a gesti e cu biglieti e li mani di sugaru
comunicanu fra iddi e non si parlanu.
Mi parsunu tarantuli
e l’aria surda e muta
e iu ‘nda l’occhi d’iddi
fantasima spirdatu
chi vrazza all’aria mi vitti.
C’era n’aceddu o muru
chi cantava ‘nda gaggia
ed assittati ‘nterra, du picciriddi attenti
‘ncantati a sintirlu
Iu nun appi l’animu d’accarizzarini unu
l’animu di grapiri a gaggia
e diri al’aceddu di vulari.
Mi purtavu i tarantuli ‘ndo cori.
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Sono andato a trovare un amico
che chiamano “il Poeta”
e che vive con una sorella
sposata e madre di figli,
che gli sistema la cravatta quando esce
e mi diceva con parole d’uomo
che fratello e sorella, nati nella stessa casa,
cresciuti nella stessa casa,
dove hanno pianto morti il padre e la madre
sono in lite da tanti anni
e sono in causa per dividersi le proprietà
con gesti e con biglietti e con le mani di…
comunicano fra di loro e non si parlano.
Mi sono sembrati tarantole
e l’aria sorda e muta
ed io nei loro occhi
spiriti di fantasma
con le braccia in aria mi son visto.
C’era un uccello al muro
che cantava dentro la gabbia
e, seduti a terra, due bambini attenti
incantati ad ascoltarlo.
Io non ebbi l’animo di accarezzarne uno
l’animo di aprire la gabbia
e dire all’uccello di volare.
Mi son portato le tarantole nel cuore.
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IGNAZIO BUTTITTA
Published in: on gennaio 26, 2019 at 07:33  Comments (1)  

Di te il viso

Di te il viso
tempo ormai lontano
più ricordo
invano tento
alla mente riportar
senza successo
pur il sorriso
che mi piaceva tanto
tenuto avessi
una foto tua
anche se dubito che
mi fosse data
tu mi piacevi
ma la memoria sa che
tu mi odiavi
dunque perché
quelle visioni tue
a ricercare?

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on gennaio 26, 2019 at 07:11  Comments (2)  

Cose da fare

Che so, smettere un vizio per prenderne un altro,

imbucarsi al funerale di uno sconosciuto e sfogare un pianto,

spendere denaro mai avuto,

toccare la gente senza sfiorarla,

lasciare che la polvere ricopra ogni cosa,

bucare il silenzio della notte con un grido animale,

ripetere gli stessi errori giusto per imparare,

rispondere alle offese con una risata,

bere caffè corretto di prima mattina,

consigliare agli sposi novelli di conservare i soldi per l’avvocato,

fare un nodo scorsoio a tutto il passato

e dire con voce ferma: dentro sono ottimista, è fuori che è pessimo.

 

Maria Attanasio

Published in: on gennaio 26, 2019 at 07:06  Lascia un commento  

In me dimora il cervo alla luna

Del naufragio io vivo, e farmaciste
con le mollette d’osso ai capelli
e i reggicalze.
Di donne il cui tagliere degli occhi fa erba salvia
e cipria detenuta tra gli inguini.
Io vivo
ho il fiato menta, un fiore qui all’occhiello del naso
sogni pochi, più semplici che ho mica studiato.
E di cantine, anfratti bui e pericoli a vista.
E tenerezze, saluti come fossero perle
in quel di maggio, che è il collo delle donne scoperto.
Di presagi, tabaccherie fallite e trapunte da sciupare.
Caviglie più leziose dell’arte e treni d’ansia
di solchi immacolati tra natiche divine.
Io vivo come il colle strinato, nudo e verde
nascosto all’ira e tutto bagnato, al desiderio
al siero della pia consunzione. Ho peli, e strade
fossette di fortuna e uccelli sulla neve.
In me dimora il cervo alla luna, il lupo argento
il sonno d’animali in inverno
e primavera.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 26, 2019 at 06:54  Lascia un commento