Variabili di stormo

Dunque   _qualcuno parlava dalla crepa _
è un muro molle ma pur sempre muro
il sacco materiale che ti avvolge
e l’ombra che s’adatta alle pareti
quasi una moltitudine di storni

dunque   _la voce è appena un mormorio_
il corpo è d’incostanza sostanziale
sta in terra ma nel cielo vola a V
tra questo e quello e quanto ancora sia

pulsare sibillino tra le costole

dunque   _un frullare d’ali dalla crepa _
è una funzione tattica
una sorta di beffa in algoritmo:
si sciama tutti simultaneamente
intanto che nell’aria
nugoli d’universo vanno e vengono

Cristina Bove

Published in: on gennaio 30, 2019 at 07:39  Lascia un commento  

L’uomo senza qualità

(titolo mutuato dal romanzo di Robert Musil)

 

Non ho drammi da dichiarare

né affanni d’amore

che mi stringano il petto.

Cerco di liberarmene quando capitano

con chiavistelli inoppugnabili:

la concretezza e l’utilità.

Non ho passioni

che mi turbino il sonno

né nodi da districare per trovare

la logica inattaccabile dal senso comune

che, in quanto comune, è ampiamente verificata.

Non ho sentimenti, definiti alti, da coltivare,

perché mi accontento del poco

che sia sicuro e raggiungibile senz’assillo.

L’ansia non mi appartiene:

compio piccoli passi e dopo ognuno

di questi ne verifico gli effetti.

Non ho consiglieri di cui fidarmi,

ovvero qualcheduno c’è che si proponga,

allora l’ascolto ma distinguo

il giusto dall’errato, secondo i miei canoni,

che canoni non sono:

meglio sarebbe dire

la mia esperienza consolidata.

Mi guardo intorno, certo, per cogliere qua e là

qualcosa che sostenga la mia immaginazione:

parole da un discorso, gesti casuali, sguardi,

però ad ognuno di questi faccio la tara…

per sicurezza.

Ci tengo alla mia dignità di uomo.

E quando la domenica mi metto in gruppo

per entrare in chiesa, mi distinguo traendo

i cinquanta centesimi da consegnare

… all’accattone che tende la mano.

 

Carlo Baldi

Published in: on gennaio 30, 2019 at 07:15  Lascia un commento  

L’eremita del bosco

THE HERMIT OF THE WOOD

This Hermit good lives in that wood
Which slopes down to the sea.
How loudly his sweet voice he rears!
He loves to talk with mariners
That come from a far countree.
He kneels at morn, and noon, and eve _
He hath a cushion plump:
It is the moss that wholly hides
The rotted old oak-stump.
The skiff-boat neared: I heard them talk,
“Why, this is strange, I trow! ‘
Where are those lights so many and fair,
That signal made but now?”

§

Questo buon Eremita in quel bosco vive
che declina verso il mare!
Come sonora modula la dolce voce!
E ama lui parlar coi naviganti
che vengono da terre lontane.
Prega al mattino, al meriggio, a sera –
ed ha per soffice cuscino
il muschio che nasconde tutt’intorno
il ceppo marcito di una quercia antica.
La barca s’accostò: li udii parlare:
“Ma è ben strano, dico io!
Dove son più quelle molte belle luci,
che eran segnali poco fa?”.

SAMUEL TAYLOR COLERIDGE

Published in: on gennaio 30, 2019 at 07:00  Lascia un commento  

La lacrima

Riempie il tempo
il liquido scorrere delle sue ore,
un lento e perenne colmarsi
di calici vuoti ed uguali.
Nello stanco ripetersi
di tanta perfetta misura,
come goccia eccessiva
uscita da un orlo incapiente
versata da ignoto e sbadato coppiere,
talvolta una lacrima scende
inattesa, bruciante di sale.

Fabio Sangiorgio

Published in: on gennaio 30, 2019 at 06:52  Comments (1)