Gioco a nascondere

E il gioco si prolunga
e il gioco non ha fine,
al nascondiglio segue
subito scoprimento,
(bolle d’aria emergiamo
su per l’albe polari
del lucernale…) batte
leggero di nuovo nell’alto,
scivola nell’interno
penetrale, e sale attraversate
baluginanti di marmi
pendenti di cristalli
o di sibille assorte
nei manti dei portali,
girano come chiatte
sovra il perno dell’ombra,
(uno spettro di stagnola
al gesto d’un fanale
striscia si frange è spento)
slungati a dismisura
sotto un divano sorgiamo
nastro esiguo, non visti
sentiamo come i morti,
o come la foglia grande
triangolare che sbuca
dai velari dell’aria
(convergenti occhi di vuoto
bocca d’un taglio)
che gira sospesa un momento
gira guarda e dispare,
e il passo è sempre più
veloce, tutt’uno con le pareti
col respiro polveroso
dei tappeti, scorre l’inafferrata
farandola, la ridda
vana che non ha centro,
e quello ch’era strillo
di gioco ora è terrore…
di minuto in minuto
s’attende che dal muto
sbadiglio dello stipo
socchiuso si levi l’archetto
del nero contrabasso…
Ma in questa fuga dal mondo illusorio
ch’eludere vuole lo spazio
in alto, in alto s’è disciolto un nodo
di limpidi astri che teneva ascoso
il nuvolame, e splende e oscilla:
una dolce lampada di riposo
brucia ancora per noi sul promontorio?

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

Published in: on marzo 25, 2019 at 07:39  Lascia un commento  

Supponenza

Il Giudizio

indossa il binocolo

della memoria

penetrandoti l’Anima

con raggi X.

La verità

abita in altre scarpe

nel magazzino

dell’oblio …

“Tace ma non acconsente.” …

 

Graziella Cappelli

Published in: on marzo 25, 2019 at 07:15  Comments (7)  

In tua assenza

Che ne avrò mai fatto della tua assenza?
Delle perle disperse tra mille perché
Non chiede risposta, nè compenso
Il sorriso che donato t’è stato con amore

Le vie non si voltano indietro
E negli occhi guardarsi ancora
Il sole piegato in tasca, non serbarlo
Potresti bruciarti e non accorgertene

Che n’è stato del tuo amore?
Tempesta che orma non vuol lasciare
In caso il tuo piede per di lì passi
Ed inseguirmi volesse

Che fine ha fatto la primavera
Che chiusa tenevi, in una sfera di cristallo?
Chi dice che il mare è più grande d’una lacrima
Non sa forse che in lei s’annega similmente?

Anileda Xeka

Published in: on marzo 25, 2019 at 07:02  Comments (2)  

Diana

Nella sensuale savana d’oriente

rincorro farfalle con ali a ventaglio

in estemporanee sortite dedicate

a dea Diana, che mi piace imitare

incedendo cieca e allo sbaraglio.

Immersi tra i fiori, e immaginati

gl’incanti, ogni gesto è sovrano.

La ricerca nella scelta del suono

nel correre nudi in giro pei prati,

fino a ruzzolare sull’erba, sfiniti.

Libiamo nettare gradito al palato

nell’attimo più alto di tenerezza.

Il nobile gesto d’una carezza

con sublimi e divine alternanze

di ritmiche e trionfali movenze.

In quell’elevato suono d’incanto

danza erotica di passione ardente

nei nostri sogni un tenero assalto

d’anima e corpo con brio fremente,

della psiche eccelsa sublimazione . 

Un nuovo giorno baciata dal sole

e coccolata dalle carezze del vento.

Ieri fu notte di sogni, fiabesca magia:

un delirio stupendo pur se soltanto

del tutto vissuto nella mente mia.

 

Danila Oppio

Published in: on marzo 25, 2019 at 06:56  Comments (4)  

Il poeta

Il poeta è un palombaro

che scandaglia il mare senza sosta

per portare alla luce i tesori dell’umanità.

 

Simone Magli

Published in: on marzo 24, 2019 at 07:46  Comments (5)  

Conforto della carogna

CARRION’S COMFORT

Not, I’ll not, carrion comfort, Despair, not feast on thee;
Not untwist-slack they may be-these last strands of man
In me or, most weary, cry “I can no more”. I can;
Can something, hope, wish day come, not choose not to be.
But ah, but O Thou terrible, why wouldst thou rude on me
Thy wring-world right foot rock? lay a lionlimb against me? scan
With darksome devouring eyes my bruised bones? and fan,
O in turns of tempest, me heaped there, me frantic to avoid thee and flee?
Why? That my chaff might fly; my grain lie, sheer and clear.

Nay in all that toil, that coil, since (seems) I kissed the rod,
Hand rather, my heart lo! lapped strenght, stole joy, would laugh, cheer.
Cheer whom though? the hero whose heaven-handling flung me, foot trod
Me? or me that fought him? O which one? is it each one? That night, that year
Of now done darkness I wretch lay wrestling with (my God!) my God.

§

No, non banchetterò di te, o disperazione, conforto della carogna;
E non scioglierò per quanto lente possano essere queste ultime fibre d’uomo
In me, e neppure, assai stanco, assai stanco, griderò: “più non posso”. Io posso;
Qualcosa posso, sperare, desiderare che venga giorno, non scegliere di non essere.
Ma oh, Tu terribile, perché hai voluto spietato far sentire su di me
Il peso del tuo piede destro che fa contorcere il mondo? gravare su di me una zampa di leone?
Scrutare con profondi occhi voraci le mie ossa contuse? e scuotere,
In turbini di tempesta, me qui rammucchiato; me anelante di poterti evitare e fuggire?
Perché? Affinché la mia pula potesse disperdersi; il mio grano rimanere mondo e puro.

Anzi in tutta quella sofferenza, in quel tumulto, dacché (sembra) baciai la verga,
La mano piuttosto, il mio cuore, oh guarda! avviluppò forza, raccolse gioia, vorrebbe ridere, rallegrarsi.
Rallegrarsi per chi tuttavia? per l’eroe il cui tocco celeste mi scagliò giù, il cui piede mi calpestò?
O per me che ho lottato contro di lui? O per quale dei due? Per l’uno e l’altro?
Quella notte, quell’anno di oscurità ora passata, io misero giacqui, lottando (mio Dio!) mio Dio

GERARD MANLEY HOPKINS

Published in: on marzo 24, 2019 at 07:30  Lascia un commento  

La gioia che abbiamo schiacciata

l’ultimo raggio di sole
scende
e
si ferma sul cuore
che
quale tamburo di tempesta
si scatena
nello spazio del tempo
e trema di freddo
del nostro fuoco d’amore
e resti
sono pallide ceneri
dietro il manto trasparente
della gioia che abbiamo schiacciata
con i fantasmi
di carta carbone
di pensiero in pensiero
di parola in parola
vanno senza posa
tormenti di coscienza

Giovanni De Simone

Published in: on marzo 24, 2019 at 06:59  Comments (6)  

Veleno

Nel giardino che esplode
dei colori da cogliere,
…………..piano……………
con mano corretta dal’eco
di come vorremmo noi essere
ed invece non siamo,
il cuore si muove incontrollato.

Bastasse soltanto esser gentili,
avremmo di che mai lagnarci
e forse scopriremmo il futuro.

All’inverso,
sotto lo stesso sole
che scalda e protegge quei fiori,
siamo sempre di nuovo allertati,
ancora insicuri di quanto ci accade
e veleno diventa l’impaziente attesa
dell’arrivo dei migliori giorni.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 24, 2019 at 06:51  Comments (3)  

Se lei sta male

Se lei sta male il cuore mio l’avverte
meglio sarebbe se affogassi in mare
o tra le nubi con le ali aperte
da un buco nero farmi risucchiare.

Lo so la colpa è sempre e tutta mia
non dovevo quel dì accettare il morso
la mia fu pura e semplice follia
ed oggi vivo e soffro nel rimorso.

Anche se tutte e due siam stati al gioco
non ho scherzato io col sentimento
la paglia, lo si sa, vicino al fuoco
di più s’accende quando spira il vento.

Gelido vento fu di tramontana
che forte soffia senza aver riguardo
pei borghi passa e mai paga dogana
irride le emozioni ed è beffardo.

Del suo passaggio lascia rami morti
e foglie accartocciate lunghi i fossi
lascia anche pene, delusioni e torti
a una ragazza dai capelli rossi.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:46  Comments (1)  

Nonsense-one

Semafori obliqui
scendono tra lance
di sorsi assetati;
losche e fatiscenti
invidie temerarie
accartocciate tra suicidi
immacolati.
Trai il breve freddo
d’estate
il caldo d’inverno
mostre aggrappate
tra le lune eclissate
dagli occhi umani.
Marte
lascerà posto
al domani
del nostro meschino
piede terrestre
baciato dal sole che ormai
spento tra il suo fuoco
desta solo fantascienza
di umile futuro. 

Glò

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:43  Lascia un commento